Un bon avocat, Carole Bouquet tra potere e tribunali

Carole Bouquet è un’implacabile dirigente d’azienda in Un bon avocat, il thriller giudiziario diretto da Tristan Seguela e interpretato da Laurent Lafitte, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film, che arriverà prossimamente su Netflix, intreccia dipendenze, potere economico e battaglie legali sullo sfondo di una vicenda internazionale.

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Carole Bouquet, un personaggio senza scrupoli

In Un bon avocat, Carole Bouquet interpreta l’amministratrice delegata fredda e determinata di una multinazionale dell’energia. Pur di proteggere i propri impianti e garantirne la sicurezza, la manager è disposta persino a trattare con un gruppo terroristico attivo in Africa.

Un personaggio molto distante, almeno nelle intenzioni, dall’attrice francese, che al Lido ha risposto alle domande anche in italiano. Bouquet racconta di aver incontrato occasionalmente persone che ricordano la sua protagonista, ma di preferire evitarle nella vita privata.

«Il potere rende un po’ matti», osserva l’attrice, sottolineando come la ricerca di un potere sempre maggiore possa finire per modificare profondamente chi lo esercita. Un meccanismo che, secondo Bouquet, riguarda tanto la politica quanto il mondo degli affari e persino alcuni protagonisti dell’alta moda.

Laurent Lafitte è un avvocato sull’orlo del baratro

Al centro della storia c’è Léonard Landry, interpretato da Laurent Lafitte, un brillante avvocato penalista abituato a difendere anche spacciatori.

La sua vita, però, è ormai dominata dalla dipendenza da cocaina e vodka. La situazione precipita quando Léonard ha un’overdose proprio durante un’udienza in tribunale.

Dopo un periodo di riabilitazione, prevalentemente fisica, l’avvocato si trova davanti a un unico obiettivo: evitare la radiazione dall’albo professionale. Per riuscirci può contare sull’aiuto di un giovane praticante appena assunto, interpretato da Anthony Bajon, che finisce però per svolgere soprattutto il ruolo di tuttofare e autista.

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Il caso che cambia tutto

La vicenda prende una nuova direzione quando il procedimento che riguarda Léonard si intreccia con una causa di enorme portata, legata a una multinazionale dell’energia e ai suoi rapporti con un gruppo terroristico responsabile di un massacro in Africa.

Il caso mette così l’avvocato di fronte a una sfida molto più grande di quella personale: non è più soltanto la sua carriera a essere in gioco, ma un intero sistema di potere e interessi.

Due battaglie per Léonard Landry

Per Tristan Seguela, Léonard è un uomo costretto a cambiare prospettiva. Dopo aver trascorso la vita a difendere gli altri, deve finalmente imparare a difendere se stesso.

Il protagonista si trova ad affrontare contemporaneamente due battaglie: da una parte la lotta contro la propria dipendenza, dall’altra uno scontro che coinvolge il sistema professionale e sociale di cui fa parte.

È proprio questo doppio conflitto a trasformare Un bon avocat in un thriller che combina il dramma personale con il legal drama e una storia dai risvolti internazionali.

Un bon avocat arriva prossimamente su Netflix

Il debutto fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia segna il primo passaggio importante per il film di Tristan Seguela, che prossimamente approderà su Netflix.

Tra potere economico, criminalità, dipendenza e giustizia, Un bon avocat costruisce così un racconto nel quale la difesa in aula diventa anche una battaglia personale per riconquistare il controllo della propria vita.

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