ROMA – Una persecuzione silenziosa ma costante, che coinvolge oltre 175mila cittadini russi colpevoli di professare la propria fede. È la denuncia che emerge dal convegno organizzato in Senato dal centro studi Lirec (Laboratorio di ricerca sulla comunicazione interculturale e religiosa), dove l’avvocata Laura Mattei, del Foro di Roma, ha presentato un quadro drammatico della condizione dei Testimoni di Geova in Russia.
“Al 1° novembre 2025, 883 persone sono state perseguite solo per essere Testimoni di Geova. Circa 492 hanno subìto l’incarcerazione, 169 si trovano ancora in prigione, 15 ai domiciliari e 69 sotto obbligo di firma”, ha dichiarato Mattei.
La condanna ignorata della Russia
La situazione, spiegano gli esperti del Lirec, non è un episodio isolato ma il risultato di una lunga campagna di repressione. Nonostante la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) abbia già emesso oltre 70 sentenze contro la Russia in materia di libertà religiosa, Mosca continua a ignorare le decisioni internazionali.
Due casi emblematici – Tdg Mosca vs Russia e Taganrog LRO e altri c. Russia (sentenza del 7 giugno 2022) – hanno sancito l’illegittimità della messa al bando dei Testimoni di Geova e il diritto alla restituzione delle proprietà confiscate. Tuttavia, la Russia, uscita dal Consiglio d’Europa, ha adottato una legge che consente di non rispettare le sentenze della CEDU, aggravando ulteriormente la crisi dei diritti fondamentali.
Una persecuzione che parte da lontano
La presenza dei Testimoni di Geova in Russia risale alla fine dell’Ottocento. Nonostante le difficoltà con il potere zarista, la comunità godeva di una certa libertà di culto, fino alla rivoluzione del 1917, quando l’ostilità crebbe esponenzialmente. Durante il periodo staliniano oltre 10.000 fedeli furono deportati in Siberia, accusati di sovversione e disobbedienza civile.
Con la fine dell’Unione Sovietica, nel 1991, la comunità ottenne il riconoscimento legale, ma la tregua durò poco. Dal 2000 in poi, i Testimoni di Geova sono stati oggetto di una progressiva campagna di criminalizzazione culminata nel 2017, quando la Corte Suprema russa ha sciolto il loro centro amministrativo e tutte le 395 associazioni locali, dichiarandole “organizzazioni estremiste”.
Il risultato? Confisca di beni, chiusura dei luoghi di culto e arresti di massa. Secondo il Lirec, le pene inflitte arrivano fino a otto anni di reclusione, un record tra i casi di persecuzione religiosa in Europa contemporanea.
Libertà religiosa e obiezione di coscienza: un nodo globale
Il caso russo riporta al centro del dibattito internazionale il tema della libertà di culto e del diritto all’obiezione di coscienza, da sempre punti sensibili per i Testimoni di Geova. In Italia, per esempio, la loro posizione contraria alle trasfusioni di sangue ha spesso suscitato polemiche, ma ha anche contribuito all’elaborazione della Legge 219 del 2017 sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento — una normativa che tutela il diritto di ogni cittadino di decidere autonomamente sulle cure mediche.
A livello globale, i Testimoni di Geova sono presenti in 240 Paesi e, nonostante le discriminazioni subite, mantengono un’impostazione pacifista e apolitica. Il loro impegno per la libertà di culto ha spinto diverse istituzioni internazionali, tra cui ONU e Amnesty International, a intervenire più volte contro le violazioni dei diritti fondamentali in Russia e in altri Stati autoritari.
Un appello alla comunità internazionale
Dal convegno del Lirec emerge un appello chiaro: la persecuzione religiosa non può restare impunita.
“Le autorità russe hanno agito in modo arbitrario e discriminatorio”, ha concluso l’avvocata Mattei, “violando il principio di neutralità dello Stato e costringendo i Testimoni di Geova a una scelta impossibile: rinnegare la propria fede o affrontare la prigione”.
La comunità accademica e religiosa italiana chiede ora un maggiore impegno diplomatico per riportare il tema dei diritti di culto al centro dell’agenda europea, affinché la libertà religiosa – pilastro della democrazia – non diventi un privilegio, ma resti un diritto universale.
Di seguito l’intervento dell’avv. Laura Mattei:
Evidentemente chi pratica questa crudele verso persone oneste, amanti della pace, pagano le tasse, sono un modello di vita. Evidentemente la politica russa ama essere “guerrafondaia”. Comunque, il principio, si raccoglie ciò che si semina, arriverà anche per i guerrafondai.