ROMA – “I Testimoni di Geova hanno firmato un’intesa con lo Stato, ma non è mai diventata legge. È un caso unico nella storia repubblicana.”
Con queste parole Anna Nardini, membro del comitato scientifico del Centro Studi LIREC ed ex funzionaria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha aperto il suo intervento al convegno “La persecuzione per motivi di religione e coscienza nel mondo”, svoltosi il 5 novembre 2025 presso il Senato della Repubblica, su iniziativa della senatrice Valeria Valente.
La ricostruzione
Nardini ha ricostruito, con precisione storica e giuridica, la lunga vicenda dell’intesa tra lo Stato italiano e i Testimoni di Geova, un accordo firmato nel 2000 ma mai approvato dal Parlamento.
“I Testimoni di Geova – ha ricordato – avevano presentato la loro richiesta di intesa alla Presidenza del Consiglio. Avevano già la personalità giuridica riconosciuta dal Ministero dell’Interno. Dopo anni di valutazioni, si arrivò alla firma. Ma il disegno di legge non venne mai votato. Anche quando fu rifirmata successivamente, non è mai entrata in vigore. È l’unico caso di intesa approvata ma mai diventata legge.”
Una vicenda che, secondo Nardini, configura una forma di discriminazione istituzionale, in contrasto con i principi di uguaglianza e libertà religiosa sanciti dall’articolo 8 della Costituzione.
Raffaella Di Marzio (LIREC): “Discriminazione religiosa anche nei media”

A prendere la parola dopo Nardini è stata Raffaella Di Marzio, direttrice del Centro Studi LIREC, che ha allargato la prospettiva del dibattito denunciando il problema più ampio della discriminazione religiosa in Italia.
“La discriminazione esiste, e non solo sul piano delle leggi. È una discriminazione istituzionale, ma anche mediatica,” ha affermato Di Marzio. “Oltre al caso dell’intesa mai approvata con i Testimoni di Geova e con la comunità musulmana, assistiamo quotidianamente a una rappresentazione distorta delle minoranze religiose nei media, che alimenta diffidenza e pregiudizio.”
Secondo la studiosa, l’assenza di un quadro normativo chiaro e uniforme produce ineguaglianze di fatto tra le confessioni religiose presenti nel Paese.
«Il pluralismo religioso in Italia è una realtà – ha spiegato – ma la politica continua a muoversi a due velocità: da una parte le confessioni “riconosciute” con intese già approvate, dall’altra quelle che attendono da decenni una firma che non arriva mai.»
Un convegno per difendere il pluralismo di fede
Il convegno promosso dal Centro Studi LIREC ha messo a confronto accademici, giuristi, rappresentanti religiosi e parlamentari su temi come la libertà di coscienza, la persecuzione religiosa e la tutela dei diritti umani.
Accanto a Nardini e Di Marzio, sono intervenuti Laura Mattei, Davide Romano, Celine Gherardini e Valeria Fedeli, che hanno analizzato le conseguenze sociali e giuridiche della discriminazione religiosa, con un focus particolare sulla situazione dei Testimoni di Geova in Russia, su altre minoranze e sul silenzio istituzionale che accompagna i casi italiani.
Una questione ancora aperta
Il dibattito al Senato ha riportato al centro dell’attenzione un nodo irrisolto: la piena attuazione dell’articolo 8 della Costituzione e la necessità di riconoscere tutte le confessioni religiose su un piano di parità.
“Dopo oltre vent’anni – ha concluso Di Marzio – quella dei Testimoni di Geova resta un’intesa fantasma. È il simbolo di una libertà religiosa incompiuta, che lo Stato deve finalmente rendere concreta.”
L’appello lanciato dal LIREC è chiaro: colmare il vuoto legislativo e culturale che ancora penalizza molte comunità di fede, restituendo dignità, voce e riconoscimento a tutte le religioni che operano pacificamente nel territorio italiano.