Non solo “amore e cuore”: al Festival di Sanremo 2026 emergono bisogni di cura, sensi di colpa, vergogna, lutto e coazione a ripetere.

Lo psicologo Marco Piccolo ha letto e analizzato i testi dei 30 brani in gara, proponendo una guida “psy” per cogliere ciò che si muove sotto la superficie delle parole.

“Molti testi sembrano semplici, a tratti banali. Ma alcuni lasciano intravedere qualcosa di molto vero sulla nostra psiche: ferite, difese, paure”, spiega.

Arisa e il bisogno di regressione

Il primo brano scelto è Magica favola di Arisa.

Secondo Piccolo, il testo mette in scena una regressione psicologica come richiesta di cura. Tornare “tra le braccia di mia madre” non è infantilismo, ma bisogno di contenimento. Quando il presente è confuso e faticoso, la psiche cerca un luogo sicuro.

La passione che si intreccia alla sofferenza racconta relazioni in cui l’amore si confonde con ferite non rimarginate. La favola non è fuga, ma strategia di sopravvivenza.

Fedez e Masini: padre, colpa e tribunale interiore

In Male necessario, Fedez e Marco Masini affrontano il tema del padre e della colpa.

“Ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi”: è il crollo dell’idealizzazione, il passaggio dall’idolo all’essere umano.

Il titolo stesso è ambiguo: il dolore può essere trasformazione oppure condanna, un legame alla sofferenza che diventa identità.

Eddie Brock e la coazione a ripetere

In Avvoltoi, Eddie Brock canta l’impulso a scegliere sempre ciò che ferisce.

Piccolo richiama il concetto freudiano di coazione a ripetere: tornare inconsapevolmente nello stesso punto doloroso per tentare di dominarlo. Gli “avvoltoi” diventano immagini interne, parti di sé che si nutrono della vulnerabilità. È il masochismo relazionale raccontato senza moralismi.

Tredici Pietro e la vergogna del maschile

Con Uomo che cade, Tredici Pietro descrive la fragilità del Sé e la crisi della mascolinità contemporanea.

Non l’uomo che combatte o vince, ma l’uomo che cade. Una figura lontana dall’obbligo culturale della prestazione. Quando la forza è imposta, la fragilità non scompare: si trasforma in sintomo, dipendenza, anestesia.

Ermal Meta e il tempo del lutto

In Stella stellina, Ermal Meta racconta un dolore che non è solo tema, ma ambiente.

Il lutto altera la percezione del tempo: non scorre, si spezza. Il testo oscilla tra il bisogno di tenere vivo il legame e quello di anestetizzarsi per sopravvivere.

Samurai Jay

Oltre a questi cinque, ci sono altri brani ‘psy’ che per Piccolo vale la pena evidenziare. ‘Ossessione’ di Samurai Jay descrive “quando l’altro diventa una sostanza; non una relazione ma un vero e proprio ‘craving’ con picchi e sindrome di astinenza”. Mentre ‘Animali notturni’ di Malika Ayane “parla della notte come luogo del legame clandestino, come se l’identità possa reggere solo al buio. ‘Prima che’ di Nayt esprime il bisogno di esistere nello sguardo dell’altro – la fame di riconoscimento – prima dell’immagine e del ruolo. E infine ‘Le cose che non sai di me’ di Mara Sattei è incentrata sul silenzio come forma di controllo: non ti dico tutto non perché non ti ami, ma perché ho paura di essere presa”.