Perché i nazisti perseguitarono i Testimoni di Geova? Perché, una volta sopravvissuti, i Testimoni non hanno quasi mai raccontato ciò che hanno subito? Perché, nel raccontare le vicende della Shoah, ci si dimentica quasi sempre di loro?
Una lezione-spettacolo, curata dallo storico Walter Revello, per aprire uno spiraglio sui Triangoli Viola: i Testimoni di Geova perseguitati, deportati e sterminati dal nazifascismo.
L’evento, così descritto, era in calendario fra le iniziative previste dalla Città di Torino in occasione del Giorno della Memoria. Annullato per un imprevisto, è stato riproposto lunedì 23 febbraio presso l’EcoMuseo Nesta, in via San Gaetano da Thiene 6, a cura di Libere Gabbie, editrice che ha anche curato una serie di drammaturgie, fra cui Vìòla di Walter Revello, sul tema della persecuzione nazifascista dei Testimoni di Geova.
Lezione-spettacolo e teatro civile
Cos’è una lezione-spettacolo e perché ha scelto questa forma?
“Da anni cerco un linguaggio che unisca rigore storico e coinvolgimento emotivo. Il teatro civile permette di trasmettere informazioni senza annoiare, offrendo al pubblico strumenti per una rielaborazione personale. L’iniziativa nasce anche per presentare due volumi drammaturgici curati da Libere Gabbie, che affrontano per la prima volta in Italia persecuzioni meno conosciute attraverso il linguaggio teatrale”.
Lunedì 23 febbraio l’auditorium dell’EcoMuseo Nesta ha registrato il tutto esaurito. La lezione di Walter Revello dedicata alla persecuzione nazifascista dei Testimoni di Geova è stata la risposta a quattro essenziali domande.

Walter Revello, foto Debora Convertini
Perché “Vìòla”?
Vìola era il colore del triangolo cucito sulle giubbe carcerarie per identificare i Testimoni di Geova nei campi, rispetto al rosso per i politici, al nero per gli asociali, Rom e Sinti, al rosa per gli omosessuali e alla stella gialla che contrassegnava gli ebrei.
Inoltre, “vìola”, voce del verbo violare, richiama lo scopo del nazismo fin dal 1933: violare l’integrità morale dei Bibelforscher, studiosi della Bibbia, il cui nome veniva distorto in dispregiativi come “vermi della Bibbia”, “pidocchi della Bibbia” e altri ancora peggiori.
Perché i Testimoni di Geova?
La macchina di annientamento nazista mirava a eliminare tutto ciò che era considerato non conforme al modello “tedesco”, così come il fascismo fece in Italia. Per farlo, costruì stereotipi e individuò un “altro” da contrapporre alla maggioranza. Le minoranze diventavano così il capro espiatorio di una società in crisi.
Gli ebrei furono il bersaglio principale, ma non gli unici: gli omosessuali, i Rom e Sinti, i Testimoni di Geova furono perseguitati perché considerati devianti, criminali o nemici dell’ordine e dell’ideologia bellica. Stereotipi che, purtroppo, sentiamo ancora oggi.
Perché perseguitare una minoranza pacifista?
In che modo i Testimoni di Geova rappresentavano una minaccia per il regime nazista?
Proprio per il loro pacifismo e la loro neutralità politica. Un regime fondato sulla guerra aveva bisogno del consenso totale della popolazione. Dopo il concordato con la Chiesa cattolica e la messa sotto controllo di quella protestante, la presenza di una comunità cristiana di obiettori di coscienza costituiva una minaccia ideologica forte, anche se numericamente limitata.
Stereotipi: ieri come oggi
Quanto sono attuali quelli che guidarono la persecuzione nazifascista?
Il nazifascismo non vinse solo con la violenza, ma anche con l’ignoranza. Anche oggi le società cercano un nemico: ebrei, Rom, migranti, nuove religioni, Testimoni di Geova, “settarismo” religioso generalizzato. Basta leggere certi quotidiani o i social per ritrovare lo stesso lessico di un secolo fa.
Per uno storico è devastante; per un educatore è un dovere trasmettere strumenti critici alle nuove generazioni.
Raccontare Vìòla e altro significa ampliare lo sguardo sulla Shoah, restituendo dignità e memoria a vittime troppo a lungo dimenticate.
La lezione ha ricordato che la memoria non è solo passato, ma un esercizio quotidiano di responsabilità civile.
Il numeroso pubblico, inizialmente deluso dal fatto che il programma prevedesse solo la lezione di Walter Revello senza la rappresentazione teatrale prevista dalla sceneggiatura, ha presto accantonato la delusione grazie alla coinvolgente esposizione del relatore, che al termine ha dato appuntamento per un incontro successivo in cui lo spettacolo sarà rappresentato.
Le affermazioni di Rudolf Höss
Dal libro di Rudolf Höss, Comandante ad Auschwitz (Einaudi, Torino, 1985):
«A Sachsenhausen vi erano parecchi Testimoni di Geova, una gran parte dei quali rifiutò di prestare servizio militare; vennero perciò condannati a morte dal Reichsführer come ribelli. Furono giustiziati alla presenza di tutti gli altri prigionieri all’interno del campo […] Così immaginai dovessero essere i primi martiri cristiani, condotti nell’arena per essere dilaniati dalle belve […] Tutti coloro che assistettero alla loro morte ne furono turbati, perfino il plotone di esecuzione.
Questa fine gloriosa dei loro confratelli esaltò ancor di più gli altri Testimoni di Geova e li rafforzò nella loro fede. […] Nella vita quotidiana erano individui tranquilli, diligenti e socievoli, sia gli uomini sia le donne, e sempre pronti ad aiutare il prossimo. […]
Nei campi di concentramento erano lavoratori diligenti e coscienziosi e potevano essere mandati fuori anche senza sorveglianza. Ma ricusavano ogni cosa che avesse qualche attinenza con questioni militari, con la guerra. […]
Il loro fraterno amore reciproco era commovente; si preoccupavano l’uno per l’altro e si prestavano tutto l’aiuto possibile. […]
In molte occasioni sia Himmler sia Eicke ci portarono a esempio la fede fanatica di costoro. L’SS doveva nutrire, verso il nazionalsocialismo e verso Adolf Hitler, la stessa fede fanatica e indistruttibile dei Testimoni di Geova verso il loro Dio». (pp. 69-72)
Chi è Walter Revello?
Walter Revello è nato a Torino nel 1983. In lui coesistono differenti nature, nate da una costante e indomita curiosità: storico dell’arte medievale, storico contemporaneista e sociologo delle religioni, coniuga la formazione accademica con l’interesse per la pedagogia e l’educazione, in qualità di docente e formatore.
Teatrante fin dall’adolescenza, vanta trent’anni di esperienza come attore, autore e regista. Dal 2006 dirige una propria compagnia teatrale, attualmente denominata Libere Gabbie. Ha diretto il Teatro Araldo di Torino (2008-2014) e il progetto Teatro Diffuso (dal 2014), volto a portare il teatro nei luoghi in cui non c’è, non c’è più o non si fa (tra le sedi: Teatr Śląski di Katowice – Polonia; Teatro di Porta Portese – Roma; CasaLinda di Pietraperzia – Enna; Teatro di Termoli; teatri Leoncavallo, Marchesa, Pilone e Principessa Isabella di Torino). Cura e dirige il Centro Permanente di Valori Civili – Teatro di Bertesseno di Viù (Torino).
Dal 2021 è direttore dell’EcoMuseo Nesta di Torino e presidente di Libere Gabbie, ente no profit che diffonde cultura e arte. Ha all’attivo oltre 600 poesie, 20 romanzi e quasi 200 spettacoli teatrali; l’intera opera è in fase di pubblicazione per Libere Gabbie.
Come saggista, ha pubblicato nel 2025 il volume La Shoah nella storia di Israele.