Dopo aver raccontato come nascono i temi e il legame con il territorio nella prima parte dell’intervista, Consolata Beraudo di Pralormo ci guida ora dietro le quinte di Messer Tulipano: dai segreti organizzativi ai progetti futuri, passando per sfide, imprevisti e sogni legati al castello e alla sua storia.

Ritratto della Contessa Consolata Beraudo di Pralormo

Qual è il segreto per mantenere un evento stagionale sempre rilevante ogni anno?

Prima di tutto comunichiamo molto per tempo la comunicazione basilare: ogni anno c’è sempre un argomento collaterale diverso, ci sono sempre delle novità e anche gli espositori nella parte commerciale cambiano. Dopo aver visto tutti i tulipani, la serra e tante altre cose, i visitatori si spostano nella grande cascina castellana lunga 200 metri, la cascina madre. All’inizio era vuota, con 5.000 metri quadri da restaurare, e abbiamo cominciato poco per volta tutti i lavori di ripristino totale.

Poi c’è la fidelizzazione: le persone tornano, cercano il contatto, condividono impressioni. Sono molto grata a loro.

Come sceglie i temi e gli allestimenti di ogni edizione?

Il Castello è una fonte inesauribile: abbiamo collezioni di tutti i tipi e ogni antenata aveva passioni diverse. Parto da ciò che abbiamo noi e che non hanno gli altri: elementi vincenti, assolutamente unici.

Negli anni certe persone tornano perché cambio continuamente le esposizioni: un anno metto tavole di un certo tipo, un altro anno solo album fotografici antichi o la collezione di macchine fotografiche. Così l’esperienza è sempre interessante e nuova.

Il Castello di Pralormo è sempre aperto anche oltre Messer Tulipano?

Sì, dopo Messer Tulipano, da maggio in avanti il castello è aperto tutte le domeniche al pubblico. Si visitano cantine, cucine e altre aree rilevanti. Abbiamo una cucina di 150 metri quadri in cui lavorano tre chef e quattro collaboratori, con tutto l’equipaggiamento originale degli anni ’50.

Nella nostra collezione ci sono circa 600 ricettari, a partire da uno che rievoca Pompei. Anche solo queste cose sono straordinariamente interessanti per i visitatori.

Che rapporto ha l’evento con il territorio e le realtà locali?

Il territorio di Pralormo ha tratto grande beneficio: prima i visitatori passavano senza fermarsi, ora il castello è una destinazione. Il castello ha avuto un ruolo centrale dal 1200 al 1700, e oggi contribuisce all’economia locale.

Durante le Olimpiadi del 2006, ad esempio, mio marito rappresentava la Fiat e molti diplomatici sono venuti a conoscere il castello. Questo dimostra quanto l’evento abbia visibilità e importanza anche fuori dal Piemonte.

Quanto pesa economicamente e culturalmente Messer Tulipano?

Noi generiamo una ricaduta economica molto importante sul territorio. Già 26 anni fa, vedendo il successo dell’iniziativa, le cascine locali hanno iniziato ad attivarsi: in una si trovano formaggi, in un’altra salumi, creando di fatto un percorso enogastronomico per i visitatori. Durante l’evento del Tulipano, molte di queste realtà hanno anche spazi di vendita nel paese, contribuendo a un’economia diffusa.

Ma oltre all’aspetto economico, ciò che si è rafforzato è soprattutto l’identità del territorio: quella di un vero e proprio Paese Fiorito, valorizzato in ogni suo angolo.

Oplus_131072

Collaborazioni con enti pubblici o sponsor?

Il progetto è sostenuto principalmente da risorse private e sponsor. Le istituzioni lo approvano e ne riconoscono la ricaduta sul territorio, ma non intervengono con finanziamenti diretti. Questo ci ha permesso di mantenere una piena autonomia e di proteggere la visione del castello.

Si tratta di un modello simile a quello francese, dove molte proprietà storiche sono gestite direttamente dalle famiglie. Noi stessi abbiamo una componente familiare francese, i Beron, che ci raccontano come in Francia il semplice fatto di custodire e valorizzare un bene storico consenta di accedere a sostegni per la manutenzione strutturale, come tetti, mura di cinta e altri interventi conservativi.

Il cambiamento climatico influenza la programmazione o le scelte botaniche?

Sì, abbiamo anticipato l’apertura: invece del 5-6 aprile, abbiamo aperto il 28 marzo. I tulipani crescono fino a 70 cm, più alti rispetto all’Olanda, e i tempi di fioritura sono diversi. Ci adattiamo continuamente al clima.

Quando ha capito che l’evento era diventato un riferimento nazionale?

Dunque, direi che è stato più o meno durante il periodo del Covid. In quell’anno, mentre gestivo da sola il piantamento dei tulipani, mi ricordo che cominciarono ad arrivare richieste da ogni parte: “Dove sono i vostri tulipani? Come mai non li possiamo avere anche noi?”

Ci furono continue richieste da parte dei sindaci di vari comuni, che volevano replicare l’esperienza nei loro territori. Io ero orgogliosa del mio progetto, delle mie idee, e un po’ gelosa del frutto del nostro lavoro. Così decisi di iniziare a fare delle donazioni: città come Alba, Cuneo, Chieri e Torino ricevettero i bulbi.

Tutti ricevono i tulipani da piantare; l’unica cosa che chiedo è che ci sia un cartellino con scritto “Dono di Messer Tulipano al Castello di Pralormo”. Finora sono stati distribuiti circa 100.000 bulbi.

Qual è stata la critica più dura e cosa le ha insegnato?

Alcune persone mi hanno detto che dovrei rendere l’evento completamente gratuito, ma non è possibile. A queste persone vorrei far vedere il bilancio: se lo vedessero, capirebbero quanto sia difficile sostenere economicamente un progetto di questa portata.

Spesso mi sento dire: “Voi avete tutto, dovreste aprire gratis a tutti”. Ma è impossibile. Io parto sempre dal presupposto di avere i costi principali coperti, e questo lo faccio grazie agli sponsor privati, che permettono di sostenere le spese di base necessarie per mantenere il castello e l’evento.

Qual è il costo invisibile più grande nel mantenere un castello storico?

Gli imprevisti strutturali e le normative. Ad esempio, quest’anno abbiamo dovuto sistemare urgentemente il tetto, con un intervento molto costoso per quattro giorni di lavoro.

È difficile trovare un equilibrio tra entrate e spese di conservazione?

Sì, bisogna coprire i costi con eventi, affitti e sponsor. I weekend di matrimoni e cerimonie civili aiutano a sostenere i costi di manutenzione.

Ci sono stati momenti in cui ha pensato di non farcela?

Ci sono stati anni difficili, come quelli di pioggia o grandine, ma l’ottimismo e i commenti dei visitatori rendono tutto sostenibile. La bilancia è più a favore delle soddisfazioni che delle preoccupazioni.

Qual è stata la decisione più difficile come custode del castello?

Venirci a vivere sempre. Ho capito che i castelli vanno abitati, perché vivere qui permette di avere idee e seguire ogni progetto da vicino.

Antico scaldapiatti
La cucina

Esiste un compromesso che ancora oggi le pesa?

Non molto. Le soddisfazioni dei visitatori superano qualsiasi preoccupazione. La passione che mettiamo nel lavoro compensa tutto.

Quanto è difficile innovare senza tradire l’identità storica?

Bisogna essere delicati: valorizzare il passato senza sostituirlo, aggiungendo elementi contemporanei in armonia con la storia.

Cosa vorrebbe che le persone portassero a casa dopo una visita?

Vorrei che chi visita il castello portasse a casa non solo un ricordo dei suoi paesaggi – come la vista sul Monte Rosa, davvero meravigliosa – ma anche qualcosa di emotivo. Quando organizzo colori, percorsi e frasi nei giardini, lo faccio per lasciare un piccolo messaggio dentro chi visita, qualcosa che resti nel cuore.

Se dovesse raccontare Messer Tulipano in un’emozione o immagine?

Colore, profumo e sentimento.

Ci racconti del trenino nel sottotetto

È una delle sette meraviglie di Pralormo. Tutto nasce nel 1890: il fratello maggiore di mio suocero, primogenito, doveva occuparsi delle campagne, mentre mio suocero seguiva la carriera militare e quindi era quasi sempre assente. Quando erano piccoli, l’ultimo piano del castello, il terzo, era dedicato ai bambini, e il personale si occupava di loro.

Treno a carica perfettamente funzionante

Il primogenito, per fare un regalo al fratellino più piccolo, iniziò a creare una stanza con un treno elettrico tedesco, marca Märklin. Il progetto continuò perché era lui a volerlo, fino ad arrivare a 100 vagoni e 13 locomotive: una vera meraviglia, completamente funzionante.

Per nostra fortuna, lui ha spiegato il funzionamento a mio marito e soprattutto a mio figlio Emanuele, che oggi se ne prende cura. Il treno richiede manutenzione continua e spiegazioni affascinanti per chi lo osserva.

La cosa straordinaria è che, mentre si ammirano i soffitti affrescati del 1600, si può guardare sotto e vedere questo treno costruito tra il 1890 e il 1940. L’attività si interruppe durante la guerra, ma molti paesaggi furono realizzati dallo stesso bambino. La cosa più divertente riguarda i genitori: erano di Nizza, sulla Costa Azzurra, e dopo Natale lasciavano qui i bambini. Il piccolo Edoard chiamava il muratore, faceva un buco nel muro, costruiva una galleria e aggiungeva una stanza in più per il treno.

Quando tornavano i genitori, trovavano tutto pronto, ma la vera meraviglia resta poter vedere oggi queste opere straordinarie.

Un sogno che vorrebbe realizzare?

Vorrei realizzare un giardino dei cinque sensi, pensato soprattutto per il benessere psicologico delle persone, in modo che la visita qui diventi un vero e proprio momento di speranza e di piacere per tutti i sensi.

Inoltre, vorrei rievocare un antico teatro che uno dei nostri antenati aveva realizzato nel Settecento, prima che ci fosse il parco. Aveva collocato le Statue delle Quattro Stagioni e creato un bosco dal quale uscivano gli attori, offrendo puro divertimento e intrattenimento. Invitava tutti a partecipare, con musica e spettacoli; e abbiamo trovato in biblioteca tutti i testi divertenti che venivano messi in scena.

Sto cercando un autore o regista moderno che possa attualizzare queste commedie del Settecento, perché ciò che divertiva allora oggi potrebbe non avere lo stesso effetto. Per esempio, c’è un libretto del Seicento, La Cantina, in cui gli strumenti della cantina – botti e botticelle – si lamentano con il cantiniere perché non è stata fatta la vendemmia. È una commedia perfetta da ambientare tra vini e tartufi, come nel castello, e mi piacerebbe autorizzare rappresentazioni simili oggi. All’epoca, quando c’erano intemperie, usavano una lastra di ferro per simulare il fulmine; quel ruolo era affidato a un personaggio chiamato Rumorista, strumento che oggi si è evoluto in elettronica, ma il concetto resta bellissimo. Vorrei che tutto fosse visibile, strumenti compresi, così che le persone possano capire come funzionavano gli effetti a teatro.

Tra profumi, colori e sapori: spazi per gustare, rilassarsi e riscoprire la natura

All’interno dei giardini del castello, i visitatori possono fermarsi in spazi dedicati al relax e alla convivialità, immersi nella bellezza e nei profumi della natura. Tra questi, uno dei più apprezzati è l’angolo legato al progetto “Galline in pensione”, nato per investire nel territorio nazionale e promuovere il benessere degli animali. L’azienda agricola Fantolino ha contribuito donando alcune galline, che trovano così un nuovo ambiente dove vivere tranquille, razzolare liberamente e offrire compagnia.

Dopo aver fatto parte della vita quotidiana dell’azienda, queste galline diventano regine dei cortili del castello, conquistando il cuore di grandi e piccini. Grazie al progetto, approvato da EticoScienza e realizzato con il supporto di Masche e Servaj APS, tutti in Italia hanno la possibilità di adottarle, vivendo così un’esperienza di connessione autentica con la natura, tra meraviglia, dolcezza e leggerezza.

Il Pollaio di Fantolino

Visitando il castello insieme alla Consolata Beraudo, si ha la sensazione di entrare in un mondo sospeso tra storia e meraviglia. Tra tulipani che cambiano ogni anno, antichi teatri da riscoprire e giardini pensati per risvegliare (in futuro) i cinque sensi, ogni angolo racconta storie di passione, cura e fantasia. È un luogo dove il passato dialoga con il presente, dove ogni visitatore può sentirsi parte di un racconto più grande, quasi come in una favola in cui il tempo si piega per regalare emozioni indimenticabili.

E mentre i passi rallentano e lo sguardo si riempie di colori, la nostra visita è giunta al termine: resta nell’aria una dolce nostalgia, come il ricordo di un sogno appena vissuto, fatto di profumi, silenzi e piccoli incanti. Al di là dei numeri, dei lavori e delle sfide, ciò che resta è la magia: quella sensazione che qui, tra colori, profumi e sorrisi, tutto è possibile.

Il castello di Pralormo
Il Meccano, Creato da Frank Hornby nel secolo scorso per garantire ai ragazzini un gioco educativo e stimolante, è ancora un mito per tantissimi adulti
Il caffè del Conte e la cioccolata della Contessa
L’antenata della pentola a pressione