A.V.

Siamo qui con Filippo Bentivoglio e Giacomo Lucato. Filippo Bentivoglio è produttore, musicista e fondatore della casa di produzione indipendente Filo di Note. Con noi c’è anche Giacomo Lucato, violinista del Quartetto Goldberg, che fa parte di un progetto prodotto proprio da Filo di Note. Iniziamo con Filippo.

Filippo, prima di tutto parlaci della tua casa di produzione e del lavoro che state portando avanti, soprattutto in relazione al Quartetto Goldberg.

Filippo Bentivoglio e Giacomo Lucato. Chi sono?

Filippo Bentivoglio

Buongiorno a tutti. Io sono Filippo Bentivoglio, fondatore di Filo di Note.

Filo di Note nasce dall’evoluzione delle esperienze che ho maturato come musicista e produttore, unendo ciò che avevo costruito con il mio studio di registrazione Filo di Studio e con l’etichetta editoriale Shipping Music Publishing, con cui ho lavorato nel cinema, nel teatro, nella musica classica e pop. L’idea nasce da un’esigenza precisa: osservando il panorama culturale dei giovani, ho sentito la necessità di fare qualcosa per aiutarli ad accrescere la loro conoscenza musicale. Conoscere significa essere più liberi: liberi di giudicare, di distinguere produzioni con un contenuto reale da quelle che invece sono vuote. E oggi di progetti privi di contenuto ce ne sono molti, mentre altri hanno un grande spessore.

Essere in grado di riconoscere questa differenza permette scelte libere, non dettate dalla moda o dalle tendenze del momento. Per questo produciamo giovani talenti assoluti, spesso al loro debutto discografico, sostenuti da aziende che sponsorizzano il loro lavoro. Vorrei sottolineare che il mercato discografico italiano scarica sugli artisti tutto il rischio d’impresa: devono pagarsi i costi di registrazione, la promozione e spesso anche acquistare copie fisiche del disco. Questo rende la comunicazione dei progetti molto difficile: spesso non ci sono più fondi per la promozione e il disco finisce per essere venduto solo ai concerti.

Eppure questi ragazzi hanno passione, applicazione quotidiana, disciplina. I loro dischi non sono solo prodotti di qualità, ma portano con sé un valore educativo enorme: mostrano che per ottenere un risultato riconosciuto bisogna lavorare e impegnarsi ogni giorno. È un messaggio reale, in contrasto con ciò che spesso si vede sui social. Se c’è passione, la fatica pesa meno — e questo ce lo racconterà bene Jack, che incarna perfettamente questo spirito.

L’obiettivo è avvicinare i giovani alla musica classica, scardinando i preconcetti e mostrando quanto essa sia legata a tutto ciò che è venuto dopo: pop, trap, musica contemporanea. Tutta l’evoluzione musicale si fonda sul sistema tonale sviluppato dalla musica classica. Conoscere le proprie origini significa avere strumenti critici per distinguere contenuti veri da prodotti puramente commerciali.

A.V.

Prendiamoli “commerciali”, per essere diplomatici. È un mondo enorme, aprirlo è complicato. Passiamo a Giacomo: raccontaci chi siete, cosa fate e presentaci anche i tuoi colleghi del Quartetto Goldberg.

Giacomo Lucato

Sono il secondo violino del Quartetto Goldberg. Il quartetto è nato nel 2021, durante la seconda fase della pandemia. L’abbiamo fondato io e Jin Zhe Zhang, violinista cinese che vive in Italia da dieci anni, insieme a Matilde Simeonato alla viola e Martino Simeonato al violoncello.

È nato dall’incontro di percorsi diversi: ci siamo conosciuti tramite amicizie comuni, a casa dei fratelli Simeonato, durante uno dei lockdown. Nel 2021 abbiamo iniziato a provare insieme. Venivamo tutti da esperienze artistiche differenti, ma la pandemia aveva messo in ginocchio la musica classica e ridotto drasticamente le opportunità di suonare in pubblico. Così abbiamo deciso di reagire al silenzio suonando insieme.

Fin da subito è scattata una scintilla, sia umana che musicale. L’intesa è stata immediata, e questo per un gruppo è fondamentale. Dopo alcuni mesi ci siamo posti un obiettivo concreto: entrare all’Accademia Stauffer di Cremona, dove insegna il Quartetto di Cremona, ensemble di fama internazionale. La missione è andata bene: loro sono diventati i nostri mentori principali. Poche settimane fa abbiamo suonato con loro in Sala Verdi, a Milano, nell’Ottetto di Mendelssohn.

Filippo Bentivoglio

Abbiamo fatto un evento con più di mille persone. Lo dico perché spesso si pensa che la musica classica interessi poche decine di persone, invece non è così. Scusa l’interruzione, Giacomo, vai pure.

Giacomo Lucato

È stato un momento culminante del nostro percorso. L’attività del quartetto, dal 2021, è cresciuta molto. Abbiamo creduto nel progetto e investito tanto.

Una delle prime persone che abbiamo incontrato è stato proprio Filippo, durante un concerto alla scuola civica di Corsico, dove lui insegna. Suonavamo lo stesso programma che poi avremmo registrato nel disco con lui un anno dopo. L’incontro con Filippo è stato magico: prima tra noi quattro, poi con lui, si è creata una sintonia speciale che ci ha portato al nostro primo disco, il debutto discografico, e anche il primo disco dell’etichetta Filo di Note.

La cosa straordinaria di Filippo è la sua sensibilità. Per giovani artisti come noi, che non avevamo mai registrato un disco, la sua professionalità è stata fondamentale: ci ha messi nelle condizioni migliori per dare il massimo. Grazie ai suoi contatti abbiamo registrato in un luogo meraviglioso in provincia di Brescia, con un’acustica perfetta per il quartetto d’archi — e registrare un quartetto ad alto livello non è affatto semplice.

Ma soprattutto Filippo mette a disposizione il suo tempo: tempo per gli artisti, per permetterci di lavorare al meglio, e tempo per sé, per curare la post-produzione con un livello di dettaglio altissimo.

A.V.

La musica classica è spesso percepita come lontana dai giovani. Quanti anni avete? È importante far capire che anche i giovani possono avvicinarsi a questo mondo.

Giacomo Lucato

Abbiamo una media di 26 anni: io ne ho 27, Ginger è la più giovane con 24 anni, Martino ne ha 30.

A.V.

Secondo te quanto può entrare nel cuore dei giovani la musica classica? E come possono avvicinarsi a un progetto come il vostro?

Giacomo Lucato

È una domanda bellissima. La risposta è uno dei punti che ci unisce a Filippo. Crediamo che il modo più efficace per avvicinare i giovani alla musica classica sia la sincerità con cui viene fatta e prodotta.

La musica classica è la matrice di tutta la storia musicale e accompagna l’evoluzione dell’uomo. Non ha parole legate a un solo periodo storico: è un linguaggio universale, fatto di note, e questo la rende accessibile a tutte le età.

Quando suoniamo per bambini piccolissimi — anche di due o tre anni — o per ragazzi delle elementari e delle medie, rimaniamo sempre stupiti. Loro non hanno preconcetti: non pensano che la musica classica sia “difficile” o “noiosa”. La vivono per quello che è: un linguaggio pieno di dettagli, capace di suscitare emozioni diverse, anche contrastanti.

Ai nostri concerti spieghiamo sempre i brani, in modo accessibile ma non superficiale. Cerchiamo di rendere naturale ciò che spesso viene percepito come complesso. E poi c’è la sincerità dell’esecuzione: cerchiamo di essere coerenti con noi stessi e di trasmettere un messaggio autentico. Il pubblico, anche se non esperto, percepisce quando c’è qualità e spessore.

Filippo Bentivoglio

Aggiungo che il fatto che i protagonisti siano giovani rende tutto più credibile. Un conto è presentare un grande musicista di 60 anni, bravissimo ma distante dall’immaginario dei ragazzi; un altro è vedere quasi dei coetanei che raccontano un percorso così profondo attraverso la musica.

Loro sono modesti e non lo dicono, ma hanno vinto un premio importantissimo, il Premio Abbiati, che li ha lanciati a livello internazionale. Suonano in tutto il mondo. Eppure scelgono di dedicare tempo ai concerti nelle scuole: è una scelta artistica e culturale, non una necessità.

Questo è anche il cuore del progetto Filo di Note: portare la musica classica nei luoghi non istituzionali, e un giorno — è il mio sogno — anche nei luoghi del disagio, nelle carceri, nei centri di fragilità. La musica cura l’anima. Raccontare che giovani come loro fanno musica di questo livello ha un valore enorme nel mondo di oggi.

A.V.

Ultima domanda, per entrambi. Questo numero sarà dedicato al Festival di Sanremo. Secondo voi quanto Sanremo può lasciare ai giovani e alla musica?

Filippo Bentivoglio

Rispondo in modo disincantato: oggi la logica con cui si costruisce il cast di Sanremo è televisiva. Deve accontentare fasce di pubblico diverse. La priorità non è la musica, ma l’audience. Questo cambia completamente i parametri di valutazione.

Inoltre, con la velocità della tecnologia, Sanremo rischia di essere più indietro rispetto alla realtà dei giovani. I dati di ascolto mostrano che il pubblico è mediamente adulto. Per i giovani non rappresenta la risposta più forte o più concreta.

Giacomo Lucato

Sono abbastanza d’accordo. Non ho ancora visto i nomi perché ero in concerto, ma da giovane condivido ciò che dice Filippo: Sanremo dà spesso la sensazione di essere un passo indietro rispetto alla contemporaneità musicale.

Tra i giovani va di moda più per i meme che per la musica. La musica è solo uno degli elementi dello spettacolo televisivo. Però, per un artista, può essere un’occasione enorme. Penso ai Måneskin: li seguivo da sempre, e la loro partecipazione a Sanremo ha cambiato la loro vita, portandoli fino all’Eurovision e a una carriera internazionale.

Ogni opportunità, se arriva nel momento giusto, può diventare un trampolino. Dipende da chi la vive. Da spettatori giudichiamo come vogliamo; da artisti, se un’occasione premia il lavoro fatto e apre nuove strade, ben venga.

A.V.

Grazie per la sincerità e la disponibilità. È un tema molto discusso, soprattutto oggi, tra televisione e ricerca dell’audience. Vi ringrazio anche per averci fatto conoscere meglio il mondo della musica classica e l’impegno verso i giovani.

Di seguito l’audio integrale: