D. Oggi siamo con Vincenzo Santoro, giovane pugile professionista che sta costruendo il proprio percorso nel mondo della boxe. Vincenzo, grazie per essere con noi. Partiamo dall’inizio: chi è Vincenzo Santoro?
R. Grazie a voi per l’invito. Mi chiamo Vincenzo Santoro, ho 24 anni e sono italiano. Quando avevo 12 anni mi sono trasferito in Francia con la mia famiglia, che lavora nel settore della ristorazione. È stato un cambiamento molto importante nella mia vita, perché ho dovuto lasciare il mio Paese, i miei amici e adattarmi a una nuova realtà. Proprio in quel periodo la boxe è diventata una parte fondamentale della mia vita.

D. Quando hai scoperto il pugilato e cosa ti ha spinto a scegliere questo sport?
R. Come tanti ragazzi italiani ho iniziato con il calcio. Però ero un bambino molto timido e sentivo il bisogno di trovare qualcosa che mi aiutasse a esprimermi e a crescere. Ho iniziato a praticare la boxe nell’ultimo anno vissuto in Italia e, una volta arrivato in Francia, ho deciso di continuare. Pian piano mi sono innamorato di questo sport, dei suoi valori e di tutto ciò che rappresenta.
D. Quindi la boxe è stata importante anche dal punto di vista umano?
R. Assolutamente sì. Prima ancora che uno sport, per me la boxe è stata una scuola di vita. Mi ha insegnato il rispetto, la disciplina, il sacrificio e la capacità di affrontare le difficoltà. Mi ha aiutato ad aprirmi caratterialmente e a credere di più in me stesso. Posso dire che mi ha formato come uomo.
D. Trasferirsi in Francia a 12 anni non deve essere stato semplice.
R. Infatti non lo è stato. Non parlavo una parola di francese e all’inizio mi sentivo completamente spaesato. Ricordo ancora le lezioni a scuola: non capivo praticamente nulla. Però la boxe mi ha aiutato tantissimo anche in quel periodo. In palestra ho trovato persone che mi hanno accolto e mi hanno fatto sentire parte di una famiglia.
D. Hai avuto qualche campione che ti ha ispirato durante il tuo percorso?
R. Sicuramente Mike Tyson. Ricordo che avevo un libro su di lui e lo leggevo continuamente. Mi affascinava la sua storia, la sua forza mentale e il suo modo di vivere la boxe. Oggi ammiro molto anche Canelo Álvarez, un pugile straordinario che è riuscito a restare al vertice per tanti anni.
D. Dopo tanti sacrifici è finalmente arrivato il passaggio al professionismo. Che emozione è stata?
R. È stato il sogno di una vita. Dopo dieci anni di allenamenti, sacrifici e rinunce, diventare professionista è stata una soddisfazione enorme. Allo stesso tempo è stato anche un momento molto emozionante e carico di responsabilità.
D. Il tuo debutto è avvenuto in Lussemburgo. Come hai vissuto quel momento?
R. Ero molto emozionato e anche parecchio ansioso. Il professionismo è completamente diverso rispetto al dilettantismo: cambiano i ritmi, cambia l’intensità dei colpi, i guanti sono più piccoli e ogni errore può costare caro. Inoltre tornavo da un piccolo infortunio e non combattevo da circa un anno. Però alla fine è andato tutto nel migliore dei modi: ho vinto per KO tecnico alla seconda ripresa e non potevo immaginare un esordio migliore.
D. Hai percepito subito la differenza tra il mondo dilettantistico e quello professionistico?
R. Tantissimo. Molti pensano che la differenza principale sia il caschetto, ma in realtà sono soprattutto i guanti e il tipo di combattimento a cambiare tutto. I colpi si sentono molto di più e bisogna essere ancora più intelligenti sul ring. Nel professionismo ogni pugno può fare la differenza.
D. Molti vedono la boxe come uno sport violento. Tu cosa rispondi?
R. Rispondo che chi pratica questo sport sa bene che la violenza non c’entra nulla. La boxe è disciplina, rispetto delle regole e grande controllo mentale. È uno sport che richiede tantissimo impegno e che insegna valori importanti. Sul ring sei da solo e devi imparare a gestire la pressione, la paura e le emozioni.
D. Dal punto di vista economico, quanto è difficile vivere di boxe?
R. Molto difficile, soprattutto all’inizio. In Europa vivere esclusivamente di pugilato nei primi anni è quasi impossibile. Servono sponsor e persone che credano in te, perché si combatte poche volte durante l’anno e ci sono tante spese da sostenere. È un percorso complicato, ma chi ama questo sport è disposto a fare tanti sacrifici.
D. Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi?
R. Il mio sogno è arrivare a confrontarmi con i migliori pugili della mia categoria, i superwelter. Mi alleno ogni giorno per questo. Non c’è un nome preciso, ma voglio misurarmi con i migliori e capire fin dove posso arrivare.
D. Se potessi scegliere un pugile del passato da affrontare, chi sarebbe?
R. Direi Roberto Durán. Era un campione straordinario, uno dei più grandi della storia. Mi ha sempre colpito la sua tecnica, la sua forza e la sua personalità. Tra i pugili attuali, invece, il mio preferito resta Canelo Álvarez.
D. Per concludere, cosa diresti a un ragazzo che vuole avvicinarsi alla boxe?
R. Gli direi di non avere paura e di provarci. La boxe non è solo combattere, ma è un percorso di crescita personale. Ti insegna il sacrificio, il rispetto e ti rende più forte anche nella vita di tutti i giorni. Se affrontata con serietà, può davvero cambiarti la vita.
Di seguito il link dell’intervista audio:
https://open.spotify.com/episode/7rk2ueGwl1sWSMCieVGcP7?si=SJplxm4GQxKANAfnTV1ysw