La Berlinale 2026 si prepara a tornare al centro del dibattito cinematografico internazionale con la sua 76ª edizione, in programma a Berlino dal 12 al 22 febbraio. A presentare il nuovo cartellone è stata la direttrice artistica Tricia Tuttle, che ha lanciato una dichiarazione destinata a diventare manifesto del festival: “Se qui non trovate qualcosa di cui innamorarvi, allora non amate il cinema”.

Un’edizione che guarda con decisione al cinema d’autore, riducendo lo spazio per le grandi produzioni hollywoodiane e puntando su una selezione ricca, eterogenea e fortemente autoriale.

Wim Wenders alla guida della giuria

A presiedere la giuria internazionale sarà Wim Wenders, figura simbolo del cinema tedesco e mondiale. Una scelta definita “naturale” dagli organizzatori, anche se sorprende che arrivi solo ora, nel 2026. Wenders ha un legame storico con la Berlinale: Orso d’Argento nel 2000 per The Million Dollar Hotel e premio alla carriera nel 2015.
Per Tuttle, la sua presenza rappresenta “un privilegio e una garanzia di sguardo libero e profondo”.

Concorso: 22 film, 20 prime mondiali e molte registe

Il Concorso ufficiale conta 22 film provenienti da 28 Paesi, di cui 20 in prima mondiale e nove diretti da donne, confermando l’attenzione del festival alla pluralità di voci.

Tra i titoli più attesi in corsa per l’Orso d’Oro:

  • At the Sea di Kornél Mundruczó, con Amy Adams, storia di una donna che affronta i traumi del passato
  • Queen at Sea di Lance Hammer, con Juliette Binoche e Tom Courtenay, sul tema della demenza
  • Rosebush Pruning di Karim Aïnouz, ispirato a I pugni in tasca, con Elle Fanning, Riley Keough, Callum Turner e Pamela Anderson
  • Rose di Markus Schleinzer, ambientato nel XVII secolo, con Sandra Hüller
  • Josephine, thriller psicologico di Beth de Araújo con Channing Tatum

Presente anche l’Italia con coproduzioni e con il ritorno del duo Tizza Covi – Rainer Frimmel.

Anime, thriller e cinema politico

Spazio anche all’animazione con A New Dawn, debutto del giapponese Yoshitoshi Shinomiya, già collaboratore di Makoto Shinkai. Tra i nomi da seguire figurano inoltre İlker Çatak, Alain Gomis, Anthony Chen e Warwick Thornton.

Secondo i selezionatori, nonostante la forte presenza di storie intime e familiari, il cinema in concorso resta profondamente politico: “Anche una storia personale racconta sempre qualcosa del nostro tempo”, ha spiegato Michael Stütz.

Perspectives e sezioni parallele

La sezione Perspectives, dedicata agli esordi, propone 13 film e si conferma uno dei cuori pulsanti del festival. Tra western, prison drama e racconti identitari, emerge il ruolo dei festival come luoghi di scoperta della nuova generazione di autori.

Robuste anche le sezioni Forum, Panorama e Berlinale Special, con documentari, cinema asiatico d’autore e titoli anglosassoni di passaggio, senza rinunciare alla sperimentazione.

Una Berlinale meno glamour, ma più coerente

La Berlinale 2026 rinuncia consapevolmente al glamour degli studios per riaffermare la propria identità. Un festival che torna a interrogarsi sul presente attraverso il cinema, tra questioni sociali, politiche ed esistenziali.
Come sintetizza Tricia Tuttle: “Le opere parlano delle urgenze del nostro tempo, ma lo fanno attraverso emozioni, sorrisi e lacrime”.