Dalla legge che porta il suo nome alle nuove sfide per la tutela degli animali: Michela Vittoria Brambilla racconta in esclusiva a Showlandnews il suo impegno politico, le conquiste raggiunte e la commovente storia di Nebbia.
Ci sono persone che trasformano un ideale in una missione. L’onorevole Michela Vittoria Brambilla è certamente una delle figure più rappresentative della battaglia per i diritti degli animali in Italia. Da anni, infatti, porta avanti un impegno politico e personale caratterizzato da determinazione, sensibilità e risultati concreti.
La sua attività ha contribuito a rendere la tutela degli animali un tema centrale nel dibattito politico nazionale. Inoltre, grazie alla sua perseveranza, sono stati raggiunti importanti traguardi legislativi.
Tra questi spicca la legge 6 giugno 2025, n. 82, conosciuta come legge Brambilla, che ha rafforzato le sanzioni contro chi maltratta o uccide gli animali.
Presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LEIDAA), Brambilla ha dimostrato come la politica possa trasformarsi in uno strumento concreto per difendere chi non ha voce.
In questa intervista esclusiva a Showlandnews, l’onorevole racconta i risultati raggiunti, le battaglie ancora aperte e una storia particolarmente emozionante che porta nel cuore.
Michela Vittoria Brambilla e la tutela degli animali: una conquista storica
Onorevole Brambilla, la tutela degli animali è da anni al centro del suo impegno politico. Quali risultati raggiunti considera più importanti nella lotta contro i maltrattamenti?
«Indubbiamente l’approvazione della legge 6 giugno 2025, n. 82, “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni per l’integrazione e l’armonizzazione della disciplina in materia di reati contro gli animali”, ormai generalmente nota come “legge Brambilla”, che tutela direttamente gli animali (non più il sentimento di compassione degli esseri umani, com’era in precedenza) e aumenta notevolmente le pene per chi commette reati a loro danno.
Per questi delinquenti ora si aprono le porte del carcere. Condurre in porto questa legge è stata una vera impresa, tra le più impegnative di tutta la mia vita».
Pene più severe contro i maltrattamenti
Negli ultimi anni sono aumentati i casi di violenza sugli animali documentati anche sui social network. Ritiene che le attuali pene siano sufficientemente deterrenti?
«Fino a 4 anni di reclusione e 60 mila euro di multa, sempre congiunte, per l’uccisione con sevizie, o fino a 3 anni e 45 mila euro di multa, sempre congiunte, per il maltrattamento con esito letale, sono sanzioni deterrenti.
Il problema è che molti potenziali uccisori e maltrattatori ancora non hanno capito che cosa rischiano. Perciò mi sforzo in ogni modo di far conoscere i contenuti della legge e chiedo a tutti coloro che amano gli animali di fare altrettanto».
Legge Brambilla: le novità per la protezione degli animali
Quali sono le principali novità introdotte dalle recenti norme a tutela degli animali e quali effetti concreti si aspetta di vedere nei prossimi anni?
«Oltre all’inasprimento delle pene, che ha riguardato tutti i reati contro gli animali (anche quelli “speciali”, come i combattimenti o le competizioni pericolose), segnalo l’introduzione dell’art. 260-bis del codice di procedura penale.
Questo consente alle associazioni animaliste riconosciute di chiedere, in ogni fase del procedimento per i principali reati contro gli animali, l’affido definitivo degli animali sequestrati, per sottrarli al rischio, che prima era quasi una certezza, di essere affidati alle stesse persone accusate di maltrattamento.
La riforma sancisce anche il divieto di tenere il cane alla catena, illecito amministrativo finora previsto solo da alcune leggi regionali, introdotto dalla legge Brambilla a livello nazionale e sorretto da adeguate sanzioni (da 500 a 5 mila euro).
Nei prossimi anni mi aspetto più condanne e più pesanti, e un aumento delle segnalazioni e delle denunce, con sostanziale riduzione del cosiddetto “numero oscuro”, quello cioè dei reati che non emergono nelle statistiche ufficiali perché non vengono denunciati alle autorità o scoperti.
Nel caso degli animali è un numero verosimilmente molto elevato».
L’importanza delle denunce e dei controlli
Molte associazioni denunciano ancora difficoltà nei controlli e nelle segnalazioni. Cosa si può fare per rendere più efficace l’azione delle forze dell’ordine e delle autorità competenti?
«Quando si assiste a un maltrattamento, o solo si sospetta che possa aver luogo un maltrattamento, non bisogna voltarsi dall’altra parte, ma segnalare e denunciare con il maggior numero possibile di dettagli utili ed elementi probatori».
Educare al rispetto degli animali fin da bambini
La tutela degli animali non passa soltanto attraverso le leggi. Secondo Michela Vittoria Brambilla, infatti, l’educazione rappresenta uno degli strumenti più importanti per costruire una società maggiormente consapevole.
Quanto è importante il ruolo dell’educazione nelle scuole per costruire una cultura del rispetto verso gli animali fin dalla giovane età?
«È essenziale, insieme a quello dell’ambiente familiare. Nei corsi di educazione civica abbiamo fatto in modo che sia trasmessa agli alunni anche una cultura di rispetto verso gli animali.
È un valore in sé, ma non dimentichiamo che, secondo un vecchio detto, risalente almeno al Settecento, “la crudeltà nei confronti degli animali è tirocinio di quella sugli uomini”. La moderna criminologia lo conferma».
Caccia, circhi e allevamenti intensivi: le battaglie ancora aperte
Nonostante i progressi legislativi, numerose problematiche continuano a interessare il mondo animale. Tra queste emergono lo sfruttamento negli spettacoli, la caccia e le condizioni degli allevamenti intensivi.
Lei è da sempre in prima linea contro il traffico illecito e lo sfruttamento degli animali. Quali sono oggi le emergenze più gravi che richiedono un intervento immediato?
«Fatico davvero a stilare una classifica. Posso dire che, tra i crimini dell’uomo contro gli animali, mi colpiscono soprattutto quelli anacronistici, i più assurdi nel XXI secolo: la caccia, lo sfruttamento nei circhi, le carrozzelle trainate da cavalli nei centri cittadini.
E quelli, modernissimi, legati alla zootecnia industriale: la vita degli animali negli allevamenti intensivi non merita nemmeno il nome di vita».
Il ruolo dei cittadini contro l’abbandono
In che modo i cittadini possono contribuire concretamente alla lotta contro i maltrattamenti e l’abbandono degli animali?
«Come ho detto prima, non bisogna aver timore di segnalare qualsiasi anomalia alle autorità competenti. L’indifferenza uccide quanto il crimine stesso».
Violenza sugli animali sui social: un fenomeno da contrastare
Internet rappresenta uno strumento straordinario di comunicazione. Tuttavia, può diventare anche un mezzo attraverso il quale vengono diffuse immagini di violenza.
La diffusione di immagini e video di violenze sugli animali online è un fenomeno preoccupante. Qual è il suo giudizio?
«Senza dubbio. Anche da questo punto di vista, come accade per varie altre forme di violenza e di abuso, lo spazio digitale tende a diventare una terra di nessuno, dove tutto, più o meno, è lecito.
Invece no, la diffusione di immagini e video sul web ha un enorme potenziale diseducativo, stimola l’imitazione e va fermata».
Servono strumenti legislativi specifici per contrastarlo?
«La legge Brambilla ha previsto tre aggravanti generiche per i reati contro gli animali: se i fatti sono commessi alla presenza di minori, nei confronti di più animali, se il fatto è diffuso attraverso strumenti informatici e telematici, la pena aumenta di un terzo».
Michela Vittoria Brambilla: «Gli animali possono soffrire esattamente come noi»
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il riconoscimento degli animali come esseri senzienti. Un tema che, secondo l’onorevole, rappresenta una vera sfida culturale.
Qual è il messaggio che vorrebbe lanciare a chi considera ancora gli animali come esseri privi di diritti e non come esseri senzienti?
«Gli animali non possono parlare, ma possono soffrire. Esattamente come noi. Tanto basta perché si senta la necessità di garantire loro alcuni elementari diritti, alcune elementari libertà.
Chi crede che tra gli animali e gli uomini esista un abisso incolmabile, sbaglia, sia dal punto di vista dei principi che dal punto di vista storico.
Nell’antichità, e a dire il vero ben avanti anche nell’età moderna, esistevano esseri umani equiparati a strumenti, a cose: gli schiavi.
Oggi noi deprechiamo la schiavitù, un domani sembrerà altrettanto strano e deprecabile non riconoscere i diritti degli animali».
Le prossime sfide parlamentari per la tutela degli animali
L’impegno di Michela Vittoria Brambilla guarda anche al futuro. Tra le priorità emergono la protezione della fauna selvatica e il riconoscimento degli equidi come animali d’affezione.
Guardando al futuro, quali sono le prossime battaglie che intende portare avanti in Parlamento per rafforzare ulteriormente la protezione degli animali?
«C’è un tema vastissimo, che emerge anche in questi giorni: la tutela della fauna selvatica.
L’arroganza delle lobby venatorie sta rompendo il fragile equilibrio della legge 157/1992 sulla caccia che ha retto per più di trent’anni.
Se il quadro, come pare, sarà sconvolto, probabilmente occorrerà reagire con lo strumento referendario.
In Parlamento, invece, mi piacerebbe centrare l’obiettivo di cambiare lo status degli equidi e farli riconoscere come animali d’affezione, per vietare il consumo delle loro carni e impedire lo sfruttamento, a cominciare dalle botticelle e carrozzelle varie».
La storia di Nebbia: il ricordo che commuove Michela Vittoria Brambilla
Dietro l’impegno politico esiste anche una dimensione profondamente umana. Infatti, quando si parla di animali salvati, l’onorevole ricorda una storia che continua a emozionarla.
Dopo tanti anni di impegno in questo settore, c’è una storia o un salvataggio di un animale che l’ha particolarmente colpita e che porta ancora oggi nel cuore?
«Sono passati più di quattro anni, ma quando mi fanno questa domanda mi viene sempre in mente Nebbia.
Un meticcio maremmano giudicato “irrecuperabile” perché “mordace”, condannato alla soppressione nel canile di Donnici (Cosenza), e poi sottratto dalla nostra LEIDAA all’iniezione letale.
Il percorso di recupero gli aveva donato una nuova vita, a tutti Nebbia è apparso com’era veramente: un gigante buono.
Purtroppo, mentre passeggiava con l’educatrice che lo seguiva, probabilmente per proteggerla, ha attaccato una vipera nascosta tra l’erba.
Il serpente è morto, ma Nebbia è stato morso più volte e non ce l’ha fatta.
È una storia triste ma vera che ci dice tutto di quel che gli animali possono fare per noi».
Un impegno che va oltre la politica
L’intervista a Michela Vittoria Brambilla restituisce il ritratto di una donna che ha saputo trasformare la propria sensibilità in un impegno istituzionale concreto.
La sua determinazione ha contribuito a ottenere importanti risultati legislativi. Allo stesso tempo, il suo lavoro continua a richiamare l’attenzione sulle sofferenze degli animali e sulla necessità di una maggiore responsabilità collettiva.
La storia di Nebbia, infine, ricorda quanto possa essere profondo il legame tra esseri umani e animali.
La battaglia dell’onorevole Brambilla non riguarda soltanto la protezione degli animali, ma il futuro di una società più giusta, rispettosa e consapevole.
Perché, come lei stessa ricorda, «gli animali non possono parlare, ma possono soffrire. Esattamente come noi».