Attore di straordinaria intensità e versatilità, Paolo Bonacelli rappresenta una delle figure più solide e riconoscibili del teatro e del cinema italiano. Nato a Roma nel 1937, ha attraversato oltre sei decenni di carriera con un talento capace di adattarsi ai ruoli più diversi: dall’attore drammatico al caratterista di grande spessore, fino al volto inquietante di molte pellicole internazionali.

Formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Bonacelli ha debuttato sul palcoscenico negli anni Sessanta, lavorando con maestri del teatro come Luca Ronconi, Giorgio Strehler e Mario Missiroli. In teatro ha sempre mantenuto un legame profondo, interpretando testi di Shakespeare, Goldoni, Pirandello e Brecht con un’intelligenza interpretativa fuori dal comune. La sua voce profonda, il volto tagliente e lo sguardo penetrante ne hanno fatto un interprete capace di evocare, allo stesso tempo, autorità e fragilità.

Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per le sue interpretazioni cinematografiche. Ha lavorato con registi del calibro di Pier Paolo Pasolini, Liliana Cavani, Michelangelo Antonioni e Roberto Benigni. Indimenticabile il suo ruolo ne Salò o le 120 giornate di Sodoma, dove la sua recitazione glaciale e disturbante contribuì a definire l’atmosfera di disperazione e potere del film. Ma Bonacelli non è mai rimasto intrappolato in un solo registro: sapeva passare con naturalezza dal dramma alla commedia, dal cinema d’autore alla produzione popolare.

Negli anni Ottanta e Novanta, l’attore romano è apparso in numerose opere per il cinema e la televisione, consolidando una reputazione di “attore d’attori”, rispettato da colleghi e registi per la dedizione al mestiere e la cura del dettaglio. In Johnny Stecchino, al fianco di Benigni, ha mostrato la sua capacità di piegare anche la comicità al servizio di un personaggio ben costruito.

Ci lascia l’8 ottobre all’età di 88 anni.