Il romanzo “C’era una volta a Roma”, esordio nella narrativa del regista e sceneggiatore Manuel de Teffé, si aggiudica due importanti riconoscimenti al Premio Sergio Leone – Città di Roma. L’opera ha conquistato il Primo Premio nella sezione Narrativa e Scrittura, assegnato dalla giuria coordinata da Denise Furlan, e il Premio Matrice Leone, conferito dalla Commissione interna di Ipermedia CDE.

La cerimonia

La cerimonia di premiazione si è svolta presso la libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e ha visto la partecipazione di numerosi protagonisti del cinema e dello spettacolo. Tra gli intervenuti, gli attori Gianni Garko, grande estimatore del romanzo, e Corrado Solari, insieme ai registi e sceneggiatori Romolo Guerrieri ed Ernesto Gastaldi. L’iniziativa, coordinata da Carlo Pepe, presidente di Ipermedia, e da Fabrizio De Priamo, direttore artistico del Premio, è ideata e organizzata da Ipermedia CDE con il patrocinio della Regione Lazio, dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, di Sapienza Università di Roma, Confassociazioni e Confassociazioni Spettacolo.

Manuel de Teffé

“Ringrazio di cuore tutta la giuria del Premio Sergio Leone – sottolinea Manuel de Teffé – per l’attenzione con la quale ha letto le 500 pagine del mio romanzo. Finalmente ha preso il largo e galoppa una pagina mai narrata del costume italiano, quella della Dolce Vita travolta dalla rivoluzione culturale del western all’italiana, di cui mio padre, Anthony Steffen, fu uno dei protagonisti”.

L’ambiente

“C’era una volta a Roma” è ambientato nella Roma del 1965, nel pieno della Dolce Vita e delle proteste contro la guerra in Vietnam, mentre il successo planetario di Per un pugno di dollari di Sergio Leone dà origine al fenomeno del western all’italiana. Il romanzo intreccia le vicende di un aristocratico attore teatrale shakespeariano, un guru della recitazione russa, un regista ebreo di documentari e un anziano imprenditore di grissini con il sogno di trasformare il proprio manoscritto segreto nel film Niente dollari per Django.

L’opera è profondamente ispirata alla storia familiare e artistica del padre dell’autore, Antonio de Teffé von Hoonholtz, attore romano di origine prussiana noto con il nome d’arte Anthony Steffen, protagonista di ventisette film western all’italiana tra gli anni Sessanta e Settanta. Un percorso di memoria che Manuel de Teffé ha iniziato a ricostruire nel 2007, durante la retrospettiva sul western all’italiana organizzata da Quentin Tarantino alla Mostra del Cinema di Venezia.

«“C’era una volta a Roma” – racconta l’autore – narra di un mondo del quale sono depositario: la Roma del 1965, la rivoluzione dello spaghetti western calata nella Dolce Vita, gli incredibili personaggi orbitanti attorno a quel periodo. Ho deciso di sedermi, scrivere la leggenda e darla alle stampe».

Il romanzo ha già ottenuto nel 2024 il Primo Premio Letterario La Ginestra di Firenze, il Bond Street Award a Londra e il Premio Internazionale Donne d’Amore dell’Associazione Naschira di Venezia, confermandosi come uno dei titoli più apprezzati dell’anno.