A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, il cinema diventa spazio di memoria, testimonianza e resistenza. Da fine febbraio Soldiers of Song, intenso documentario diretto da Ryan Smith e distribuito in Italia da Piano B Distribuzioni, approda nelle sale cinematografiche portando sul grande schermo una storia corale di musica, identità e sopravvivenza nel cuore del conflitto.

Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2024, il film segue il viaggio umano e artistico di alcuni tra i più celebri musicisti ucraini, chiamati a confrontarsi con la guerra non solo come cittadini, ma come creatori. Attraverso concerti improvvisati, interviste intime e momenti di vita quotidiana segnati dalle sirene antiaeree, Soldiers of Song mostra come la musica possa trasformarsi in un linguaggio di resistenza culturale e di coesione nazionale.

Chi sono i protagonisti?

Tra i protagonisti spiccano Slava Vakarchuk, storico leader degli Okean Elzy, Andriy Khlyvnyuk dei Boombox e la cantautrice Svitlana Tarabarova. Ognuno di loro offre uno sguardo personale e complementare sull’impatto della guerra: Vakarchuk e Tarabarova ricordano i primi giorni dell’invasione, lo smarrimento e la necessità di reagire; Khlyvnyuk racconta invece la sua doppia vita di musicista e operatore di droni, alternando il fronte alle tournée internazionali per raccogliere fondi a sostegno della difesa ucraina.

Il documentario dà voce anche a storie meno note ma altrettanto potenti: un cantante lirico ferito da soldati russi che sogna di tornare a cantare e un direttore d’orchestra sopravvissuto al bombardamento del Teatro di Mariupol. Testimonianze che si intrecciano in una narrazione collettiva fatta di dolore, resilienza e speranza.

Girato interamente in Ucraina da una troupe locale, il film si distingue per un’autenticità rara. Le riprese avvengono in condizioni estreme, tra blackout, allarmi e attacchi missilistici, restituendo un senso di urgenza e vicinanza emotiva. La macchina da presa resta sempre discreta, attenta ai silenzi e ai volti, lasciando che siano la musica e le parole a guidare il racconto.

Come afferma il regista Ryan Smith, Soldiers of Song evita ogni retorica per concentrarsi sulla verità delle esperienze vissute: un film che è al tempo stesso atto di memoria e sguardo verso il futuro, capace di ricordarci come l’arte, anche nei momenti più bui, possa diventare uno strumento di resistenza umana e culturale.