Come nasce un grande film? Quanto contano la preparazione, l’immaginazione e la capacità di affrontare gli imprevisti? A Ferrara, oltre 300 studenti della scuola di cinema Blow Up hanno incontrato il regista premio Oscar Oliver Stone e l’attore Matthew Modine, protagonista di Stranger Things, per una lezione speciale sul mestiere del cinema. Tra racconti dal set, riflessioni sull’intelligenza artificiale e consigli rivolti ai giovani aspiranti professionisti, l’incontro si è concluso con una sorpresa: una dimostrazione pratica di recitazione tenuta da Modine, accolta con entusiasmo dagli allievi.
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Oliver Stone e Matthew Modine incontrano 300 giovani a Ferrara
Il cinema raccontato da chi lo vive da decenni, lontano dai riflettori e vicino alle domande di chi sogna di trasformare una passione in un mestiere. È questo il senso dell’incontro che il 10 ottobre 2026 ha riunito oltre 300 ragazzi alla scuola di cinema Blow Up di Ferrara, dove Oliver Stone e Matthew Modine hanno condiviso esperienze, riflessioni e consigli sul lavoro dietro e davanti alla macchina da presa.
L’appuntamento, inserito nelle giornate ferraresi dedicate al regista americano, ha coinvolto allievi ed ex allievi dell’accademia di via Poledrelli in un confronto che ha attraversato diverse fasi della realizzazione cinematografica: dalla scrittura alla regia, dalla preparazione degli attori alla gestione delle difficoltà che possono emergere durante le riprese.
Non una semplice conversazione celebrativa, ma un dialogo concreto sul funzionamento di un set, sulle responsabilità delle diverse professionalità e sulla necessità di trovare un equilibrio tra organizzazione e creatività.
Le domande degli studenti hanno offerto l’occasione per affrontare anche le trasformazioni tecnologiche che stanno cambiando il settore, a partire dall’intelligenza artificiale, e per riflettere su ciò che continua a rendere insostituibile il contributo umano nella creazione di un film.

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Oliver Stone racconta il set: preparazione e imprevisti
Per Oliver Stone, uno degli aspetti più complessi della regia è la gestione del tempo. Sul set ogni minuto conta: trovare la luce giusta, coordinare le persone, mantenere alta la concentrazione e affrontare le difficoltà richiede una pianificazione attenta, soprattutto quando le condizioni di lavoro sono pressanti.
Il regista ha spiegato ai giovani come la preparazione sia fondamentale per evitare di sprecare energie e risorse. Studiare una scena, conoscere le esigenze tecniche e arrivare sul set con le idee chiare permette di affrontare le riprese con maggiore sicurezza.
Questo, però, non significa trasformare il lavoro in un processo rigido e impermeabile alle sorprese. Al contrario, proprio una preparazione solida consente di riconoscere e accogliere le intuizioni inattese che possono emergere durante le riprese, anche grazie al contributo degli attori.
L’improvvisazione, secondo Stone, non nasce dal caso o dall’impreparazione: è il risultato di uno studio approfondito che lascia spazio alla possibilità di cambiare direzione quando una scena suggerisce qualcosa di nuovo.
Il regista ha inoltre invitato gli studenti a imparare a gestire i momenti di confusione. Quando la pressione aumenta e il set diventa caotico, è importante fermarsi, recuperare lucidità e ritrovare il proprio equilibrio prima di riprendere il lavoro.
Una lezione che va oltre il cinema: dirigere significa tenere insieme competenze, caratteri ed energie differenti, senza perdere di vista l’obiettivo comune.
Stone ha anche ricordato le origini della propria passione per la scrittura. Da bambino, il padre gli offriva 25 centesimi per ogni storia che scriveva, incoraggiandolo a esercitarsi ogni settimana e chiedendogli soprattutto chiarezza. Un aneddoto semplice, ma significativo, che restituisce l’importanza dell’allenamento e della disciplina nel percorso di un autore.
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Intelligenza artificiale e cinema: la nuova industria dell’immaginazione
Tra gli argomenti affrontati durante l’incontro alla Blow Up, particolare attenzione ha suscitato il rapporto tra intelligenza artificiale e industria cinematografica.
Oliver Stone ha raccontato di aver visto proprio quella mattina su Instagram un post di Michael Douglas accompagnato da un’immagine che richiamava la vecchia squadra di Wall Street, il film del 1987. La pubblicazione aveva provocato migliaia di commenti da parte degli utenti, molti dei quali chiedevano un terzo capitolo della storia.
Da questa curiosità online è nata una riflessione sulle possibilità di realizzare oggi un seguito di un film ambientato in un’altra epoca, con interpreti che nel frattempo sono invecchiati e un contesto storico profondamente mutato.
L’intelligenza artificiale apre scenari nuovi: può contribuire alla ricostruzione di immagini, alla trasformazione digitale degli interpreti e alla creazione di ambienti o situazioni difficili da ottenere con i metodi tradizionali. Queste possibilità alimentano quella che Stone ha descritto come una nuova industria dell’immaginazione.
Resta però una questione fondamentale: fino a che punto la tecnologia può trasformare il modo di fare cinema senza sostituire il lavoro creativo e le decisioni delle persone?
La riflessione non riguarda soltanto gli effetti speciali o la possibilità di riportare sullo schermo personaggi del passato. Tocca anche il rapporto tra memoria cinematografica, aspettative del pubblico e nuove forme di produzione audiovisiva.
Per gli studenti presenti, il confronto ha rappresentato l’occasione per osservare da vicino un settore in trasformazione, nel quale le competenze tecniche dovranno convivere sempre più con la capacità di immaginare storie, interpretare la realtà e prendere decisioni creative.

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Matthew Modine: l’attore deve nutrire la propria immaginazione
Se Oliver Stone ha concentrato l’attenzione soprattutto sulla regia e sull’organizzazione del set, Matthew Modine ha offerto agli studenti uno sguardo sul lavoro dell’attore e sulla responsabilità individuale all’interno di una produzione.
L’interprete ha paragonato il regista a un direttore d’orchestra: una figura chiamata a coordinare personalità e professionalità diverse per dare forma a un risultato unitario. Ma, come in un’orchestra, ogni componente deve arrivare preparato e sapere quale contributo offrire al lavoro collettivo.
Per un attore non basta conoscere le battute. Occorre studiare il personaggio, comprenderne le motivazioni, immaginarne il passato e costruire un percorso emotivo credibile. La preparazione permette di arrivare sul set con strumenti sufficienti per affrontare le indicazioni del regista e le possibili variazioni della scena.
Al centro del ragionamento di Modine c’è soprattutto l’immaginazione, una risorsa da coltivare anche attraverso la lettura. Leggere significa entrare in contatto con esperienze, sensibilità e punti di vista differenti, ampliando la capacità di comprendere gli altri.
Un libro può offrire a un interprete una nuova prospettiva sul mondo e aiutarlo a esplorare la mente di un personaggio, anche quando le sue scelte sono lontane dalla propria esperienza personale.
Modine ha ricordato inoltre l’importanza dell’umorismo in una professione caratterizzata da occasioni imprevedibili, lunghi tempi di attesa e incertezze. Saper mantenere leggerezza e curiosità aiuta ad affrontare le difficoltà senza perdere la concentrazione.
La sua lezione è stata anche un invito a non considerare il talento come qualcosa di sufficiente da solo: la crescita artistica richiede studio, osservazione e disponibilità a imparare continuamente.
La sorpresa finale: Matthew Modine insegna recitazione agli studenti
La mattinata alla scuola Blow Up si è conclusa con un momento inatteso, trasformando l’incontro in un’esperienza ancora più concreta per i giovani presenti.
Al termine del dialogo, Matthew Modine ha proposto una dimostrazione pratica di recitazione, offrendo agli allievi l’occasione di osservare da vicino il lavoro di un interprete e di entrare nel vivo delle questioni affrontate durante la conversazione.
Dalle riflessioni sulla costruzione del personaggio all’importanza della preparazione, la teoria ha così lasciato spazio alla pratica. Un passaggio particolarmente significativo per chi studia cinema e aspira a lavorare davanti alla macchina da presa, ma anche per chi desidera approfondire il rapporto tra interpretazione, immaginazione e direzione artistica.
All’incontro erano presenti anche Stefano Muroni e l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli, a testimonianza del legame tra la formazione cinematografica e la vita culturale della città.
L’entusiasmo e la gratitudine degli studenti hanno accompagnato la conclusione di una mattinata che ha messo al centro non soltanto il prestigio degli ospiti, ma soprattutto la possibilità di imparare attraverso il confronto diretto con professionisti di grande esperienza.
A Ferrara, il cinema si è raccontato attraverso due prospettive complementari: quella del regista, chiamato a immaginare e coordinare l’intero processo creativo, e quella dell’attore, che deve prepararsi a dare vita a un personaggio con sensibilità, studio e consapevolezza.
Il messaggio lasciato ai giovani è chiaro: per lavorare nel cinema non basta avere un’idea o aspettare l’occasione giusta. Servono preparazione, curiosità, disciplina e la capacità di accogliere ciò che non si può prevedere.
Perché è proprio nell’incontro tra studio e immaginazione, tra metodo e libertà creativa, che può nascere qualcosa di autentico sullo schermo.