A Venezia 82, l’applauso più lungo e convinto della giornata è stato per No Other Choice, l’attesissimo nuovo film di Park Chan-wook. Un ritorno in concorso dopo vent’anni di assenza, accolto come una delle opere più potenti e incisive del festival.
Chi è Park Chan-wook?
Il regista sudcoreano, autore di capolavori ormai cult come Oldboy e Lady Vengeance, porta sul Lido una storia di feroce attualità, che mescola satira sociale, tensione drammatica e ironia grottesca.
No Other Choise: La trama
Protagonista è You Man-su, operaio con una carriera venticinquennale nella produzione di carta, improvvisamente licenziato con una frase glaciale: “Non abbiamo altra scelta”. Da quel momento la sua vita – scandita dall’amore per la moglie, i figli e i due cani – precipita in un vortice di frustrazione, umiliazione e disperazione.
Dopo mesi di ricerche infruttuose e lavori saltuari, l’uomo rischia di perdere la casa acquistata con tanti sacrifici. L’ultima goccia arriva quando, a un colloquio presso la prestigiosa Moon Paper, viene trattato con disprezzo. È allora che decide di ribaltare le regole: se non c’è spazio per lui, lo creerà eliminando uno a uno i suoi concorrenti.
Park costruisce un thriller teso e implacabile, ma intriso di momenti di ironia nera e di improvvisi lampi di umanità. L’interpretazione di Lee Byung-hun regge l’intero film con un equilibrio mirabile tra vulnerabilità e furia, rendendo il suo Man-su una figura tragica e inquietantemente vicina a chiunque abbia conosciuto l’angoscia della precarietà.
Pur partendo da un racconto individuale, No Other Choice si trasforma rapidamente in un’allegoria universale sul lavoro, sul capitalismo e sulla perdita di identità. La frase “Non abbiamo altra scelta” diventa un refrain che echeggia come condanna sociale, colpendo non solo il protagonista ma l’intera collettività.
Dal punto di vista visivo, Park non tradisce il suo stile: fotografia elegante, ritmo calibrato tra lentezza ipnotica ed esplosioni di violenza, una messa in scena che sa alternare la crudezza alla poesia. Ne emerge un film che è insieme satira corrosiva e tragedia moderna, capace di scuotere e divertire, di ferire e commuovere.
Al termine della proiezione, il pubblico della Sala Grande ha tributato al regista e al cast una standing ovation che è suonata come conferma: No Other Choice non è solo un ritorno atteso, ma una delle opere destinate a lasciare il segno in questa edizione della Mostra.