C’è un momento, nella vita di ogni artista, in cui il destino prende forma. Per Elsa Martignoni quel momento arriva prestissimo: a cinque anni, davanti a un pianoforte, con lo sguardo incantato verso la musica e il cuore già proiettato verso il palcoscenico.
Oggi Elsa è una violinista capace di attraversare epoche e generi, dalla grande tradizione sinfonica al crossover contemporaneo, fino alle performance con violino elettrico che fondono house, dance ed energia pura. Una carriera costruita con disciplina, visione e un amore viscerale per la musica.
Di seguito l’intervista integrale, con le risposte originali riviste solo nella punteggiatura e nella forma, senza alterarne il contenuto.
Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua vita, e qual è stato il momento decisivo?
Mi sono avvicinata alla musica a cinque anni grazie ai miei genitori, che mi hanno portato a prendere lezioni da un’insegnante di pianoforte che viveva vicino a casa nostra. È stata lei a insegnarmi a leggere il pentagramma e io ne ero felice perché, nonostante fossi piccolissima, era qualcosa che desideravo.
Mi ricordo che amavo guardare in TV il programma di danza condotto da Vittoria Ottolenghi e rimanevo incantata di fronte ai ballerini che si muovevano con grazia su musiche bellissime. È così che ho iniziato ad ascoltare le composizioni di Tchaikovsky, Prokofiev e via dicendo. Penso che le mie performance con il violino elettrico, in cui mi muovo a suon di musica, derivino proprio da qui.
Tornando alla mia formazione musicale, l’incontro con il violino è arrivato a otto anni grazie in particolare a mio padre: prima mi ha portato da una violinista dell’Orchestra Sinfonica Rai di Milano, che mi ha fatto fare qualche prova; poi ho assistito a un concerto del grande violinista russo Igor Oistrakh e ne sono rimasta incantata. Da quel momento non ho mai smesso di studiare e suonare il violino, frequentando anche il Conservatorio.
Come ha influenzato la tua formazione classica la tua evoluzione artistica verso il crossover e il violino elettrico?
Sicuramente la mia formazione classica, con gli anni di studio accademici e non, è stata fondamentale, così come l’ingresso nell’Orchestra Sinfonica Verdi subito dopo essermi diplomata. Ci sono rimasta per dieci anni, dal 1993 al 2003, durante i quali abbiamo eseguito praticamente tutto il repertorio sinfonico, accompagnando anche grandissimi cantanti come Pavarotti, Domingo e Carreras, solo per fare qualche nome.
Tutto questo bagaglio ha influenzato il mio passaggio dall’esibizione con il violino classico — peraltro ho cominciato a esibirmi nella house con il violino classico amplificato — al violino elettrico. Il mio obiettivo è sempre stato quello di seguire il flusso della musica, quella bella che crea emozioni.
Quali artisti o esperienze sonore hanno maggiormente influenzato il tuo stile?
Se vogliamo rimanere nell’ambito classico posso citare Stravinsky e Prokofiev, ma soprattutto Johann Sebastian Bach, che è stato uno dei più grandi compositori della storia e possiamo in qualche modo considerare l’antesignano del jazz.
Negli anni ’80 e ’90 ascoltavo anche i Depeche Mode, i Ramones, i Duran Duran, gli Spandau Ballet, Madonna, eccetera. All’inizio degli anni 2000 mi sono avvicinata anche all’elettronica e alla house con artisti come Robert Miles. È stato proprio in quel periodo che, un po’ per caso, mi sono ritrovata a suonare a una festa con un DJ e da lì ho capito che mi piaceva esibirmi con un violino amplificato su un groove elettronico.
Puoi raccontarci il processo creativo dietro Get In Deep, e cosa rappresenta per te questo brano?
Durante quella festa di cui vi parlavo avevo eseguito il brano The Music dei Deep Swing e Get In Deep vuole proprio essere un omaggio a esso — come potete notare anche dal gioco di parole del titolo — perché è da lì che tutto è iniziato.

Com’è l’equilibrio tra disciplina classica e libertà creativa nella tua musica?
Un equilibrio sicuramente c’è, anche se ormai l’ago della bilancia pende di più verso la musica contemporanea, anche se il violino classico fa sempre parte di me.
Mi esercito quotidianamente su brani moderni di musica pop, dance ed elettronica, che mi permettono di sperimentare di più.
Quali sfide tecniche e artistiche incontri suonando un violino elettrico in contesti così diversi?
Sicuramente suonare in orchestra, seduta con il violino classico, è sempre molto impegnativo dal punto di vista mentale perché devi cercare di essere concentratissima per non sbagliare nulla e fare tutto perfetto, al giusto ritmo.
Esibendomi da sola con il violino elettrico sono libera di fare le mie scelte, anche se è più difficile a livello fisico perché mi devo muovere e lo strumento non è leggerissimo.
Con l’orchestra si ha un distacco dalla platea, mentre nelle mie performance con l’elettrico ho un contatto vis-à-vis con il pubblico, spesso non abituato ad ascoltare un violino elettrico e un determinato repertorio.
Tra tutti i palcoscenici che hai calcato nel mondo, qual è stato il più emozionante e perché?
La lista è lunga, ma il primo che mi viene in mente è la Suntory Hall di Tokyo, una concert hall famosissima con un livello acustico pazzesco. Si tratta di una vera e propria istituzione, che ha ospitato le più grandi orchestre del mondo.
In Giappone hanno una grande cultura del suono: ho fatto tre tournée lì e tutte le città, dalle più piccole alle più grandi, hanno concert hall straordinarie, spesso in legno, con un’acustica incredibile dove ogni musicista ascolta l’altro.
Ho fatto tournée anche negli Stati Uniti e mi ricordo che una volta ho suonato a San Francisco, in un teatro piccolo ma suggestivo affacciato sull’isola di Alcatraz. Mentre suonavo le melodie di Paganini e Mascagni avevo la sensazione di essere accompagnata dai versi dei gabbiani.
Sono stata anche alla Concert Hall di Boston, bellissima con il suo stile liberty. Nel corso della mia carriera mi sono esibita davvero in tantissimi luoghi: al Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, a Santiago di Compostela, a Madrid, a Barcellona e potrei continuare all’infinito.

Cosa ti ha insegnato lavorare con grandi orchestre come la Scala, la Rai o in teatri internazionali?
Alla Scala ho fatto un’opera con Riccardo Muti e sicuramente è stata un’esperienza incredibile. Poi con la Filarmonica ho suonato con tantissimi direttori eccellenti che hanno fatto la storia, come Prêtre, Harding, Noseda, Gergiev e Abbado.
Ti insegnano a vivere la musica in modo speciale. La musica, per me, è vita.
Hai partecipato all’Orchestra del Festival di Sanremo in diverse edizioni. Qual è l’esperienza più memorabile?
Indubbiamente quella del 2018, quando sono entrata per la prima volta al Teatro Ariston di Sanremo, che fino a quel momento avevo visto solo in TV. All’epoca c’era Claudio Baglioni, che è sempre stato il mio cantante italiano preferito: un grande professionista e un uomo straordinario, di una saggezza incredibile.
Con l’orchestra abbiamo eseguito tantissimi brani, tra quelli in gara — Big e Nuove Proposte — e quelli dello stesso Baglioni. È stato un anno epico per me.
Sono poi tornata nelle edizioni del 2020 e del 2023, entrambe targate Amadeus. In quell’occasione ho potuto constatare da vicino la genialità di Fiorello, artista incredibile.
Come cambia il tuo approccio quando suoni in contesti televisivi come Sanremo rispetto ai concerti dal vivo o alle performance alle Olimpiadi?
Sono approcci diversi. Nel contesto del Festival si suona con l’orchestra e questo significa avere uno schema molto rigido, non solo a livello di performance ma anche nell’organizzazione della giornata lavorativa. I ritmi sono serrati e la stanchezza, dopo qualche giorno, si fa sentire.
Quando invece mi esibisco da sola con il violino elettrico posso organizzarmi in maniera più autonoma, naturalmente dandomi una certa disciplina, andando due ore prima a fare il soundcheck e via dicendo. Per me è fondamentale che la performance venga nel migliore dei modi.
Nel caso delle Olimpiadi è stato emozionante accompagnare gli atleti dello short track: ho cercato di trasmettere loro energia attraverso la mia musica.

Sei interessata a collaborare con artisti in gara al Festival per brani futuri o performance speciali? Come immagini una simile collaborazione?
Sì, sarei assolutamente interessata a collaborare con artisti in gara a Sanremo, pensando magari anche a performance speciali.
Mi piacciono molto, per esempio, Ditonellapiaga, Levante e Malika Ayane, ma anche Francesco Renga e Dargen D’Amico. Andando a prendere da altre edizioni ti farei i nomi di Giorgia, Marco Mengoni, Nek e Lazza.
Mi piacerebbe supportarli armonicamente e melodicamente, creando io stessa dei brani cantati da loro.
Che significato ha per te esibirti alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026?
È qualcosa di speciale e magico, anche perché sono milanese e amo profondamente la mia città, quindi sono fiera che ospiti un evento sportivo di tale portata.
Sono da sempre appassionata di sport invernali: ho praticato sci e mi piace anche pattinare. Una musicista come me non può fare a meno di adorare il pattinaggio sul ghiaccio, con le sue coreografie su musiche spesso splendide.
In che modo prepari il repertorio per un evento sportivo così importante rispetto a un concerto tradizionale?
All’interno del mio repertorio scelgo brani energici con un’impronta più dance e house. La preparazione è diversa: studio attentamente le melodie dei brani perché devo tagliarli e mixarli tra loro.
È anche un lavoro di editing, di produzione, se vogliamo di music design, diverso da quello che si fa per un concerto tradizionale.
Credi che la musica dal vivo possa influenzare l’energia degli atleti e del pubblico durante competizioni così intense?
Assolutamente sì. La musica trasmette sempre una grande energia, soprattutto dal vivo. Mi auguro che quella del mio violino elettrico sia riuscita a dare la giusta carica agli atleti.

Quali sono i tuoi prossimi progetti dopo le Olimpiadi, sia in studio che in tour?
Ne ho diversi, però uno a cui sto pensando da tempo è un live con un format tutto mio. Avevo già fatto qualcosa del genere nel 2018 al Pirellone, all’interno di una rassegna, partendo dai brani barocchi e continuando con il repertorio classico e le colonne sonore, per arrivare a Calvin Harris.
Il concerto era piaciuto e mi piacerebbe fare qualcosa di simile, magari accompagnata da altri musicisti e da ballerini con cui pensare a delle coreografie. Certo, per mettere in piedi un progetto del genere serve anche qualcuno che creda nel progetto e lo sostenga.
Hai in programma collaborazioni con altri artisti o lanci di nuovi generi o concept musicali?
Sì, certo. Oltre al mio format mi piacerebbe, come già dicevo, aprirmi a collaborazioni con altri artisti.
Vorresti esplorare la danza o altre arti performative nei tuoi spettacoli futuri?
Amando da sempre la danza come forma d’arte, mi piacerebbe tantissimo. Non a caso uno dei miei sogni nel cassetto sarebbe quello di collaborare con Roberto Bolle, creando magari un brano per una sua coreografia.
Se potessi realizzare una performance con un atleta olimpico o un altro artista di fama mondiale, chi sceglieresti e perché?
Da amante del pattinaggio artistico non ho potuto fare a meno di restare incantata, durante queste Olimpiadi Invernali, dalle performance di Ilia Malinin. È un giovane dal talento straordinario, molto attento anche all’aspetto musicale. Mi piacerebbe realizzare per lui un brano con il violino ad alto tasso emozionale, mescolando musica classica e contemporanea.
Se invece dovessi creare un pezzo per una gara di Sofia Goggia punterei su una house bella potente, perché lei è una ragazza forte e determinata.
Passando ai musicisti internazionali, volando alto, direi Madonna, Lady Gaga, Taylor Swift o Ed Sheeran.
La storia artistica di Elsa Martignoni è la dimostrazione che tradizione e innovazione possono convivere in perfetta armonia. Dalla disciplina dell’orchestra alla libertà del violino elettrico, dal Festival di Sanremo alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, il suo percorso è una continua evoluzione.
Non è solo una violinista: è un’artista che ha scelto di portare il violino oltre i confini tradizionali, trasformandolo in uno strumento capace di parlare a pubblici diversi, in teatri prestigiosi come nei grandi eventi internazionali.
E il meglio, probabilmente, deve ancora arrivare.
Elsa Martignoni si esibirà alle Olimpiadi di Milano-Cortina”