Un’ossessione familiare, una storia vera e un omaggio a David Lynch. Werner Herzog arriva in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia con Bucking Fastard, film distribuito in Italia da I Wonder che il regista considera il capitolo conclusivo di un ideale trittico insieme a Fitzcarraldo e Grizzly Man.
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Bucking Fastard, il nuovo viaggio visionario di Herzog
Con Bucking Fastard, Werner Herzog torna a confrontarsi con una vicenda reale, spingendo lo sguardo dentro una storia tanto straordinaria quanto inquietante.
Il regista descrive il film come la chiusura di un percorso iniziato con Fitzcarraldo e proseguito con Grizzly Man. Tre opere accomunate, nella sua visione, da una dimensione quasi operistica e dalla presenza di personaggi che sembrano vivere in una realtà separata, difficile da osservare direttamente.
Per Herzog, infatti, non è possibile entrare completamente nella percezione dei protagonisti. Il film sceglie piuttosto di mostrare il modo in cui il mondo reagisce a loro: attraverso i tribunali, la stampa, le persone che cercano di aiutarle e quelle che tentano di sfruttarle.
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La storia vera delle gemelle Freda e Greta Chaplin
Al centro di Bucking Fastard ci sono Freda e Greta Chaplin, gemelle britanniche diventate note negli anni Ottanta per il loro rapporto simbiotico e per la relazione sentimentale condivisa con lo stesso uomo.
È una vicenda che sembra costruita per il cinema, ma che affonda le radici nella realtà e che Herzog affronta con il suo consueto interesse per i personaggi ai margini, per le esistenze estreme e per il confine sempre più sottile tra realtà e rappresentazione.
Il mondo esterno diventa così parte integrante del racconto: tribunali, media, persone vicine alle protagoniste e persino gli animali contribuiscono a costruire una prospettiva indiretta sulle due donne.
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L’omaggio a David Lynch
A rendere ancora più particolare il debutto veneziano del film è la dedica a David Lynch, scomparso nel 2025 e figura con cui Herzog aveva sviluppato una profonda sintonia artistica, nonostante percorsi e linguaggi molto diversi.
Il regista ha raccontato che durante il montaggio aveva confidato al montatore il desiderio di avere Lynch accanto a sé alla prima proiezione pubblica del film.
Non si trattava soltanto di un omaggio a un collega, ma del desiderio di confrontarsi con uno spettatore capace di comprendere profondamente il suo cinema. Herzog ha spiegato che tra i due esisteva una comprensione molto forte del lavoro dell’altro, pur nella diversità delle rispettive poetiche.
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