Lo Zurich Film Festival 2025 accoglie una delle voci più autorevoli del cinema sudamericano contemporaneo: Wagner Moura. L’attore, regista e produttore brasiliano sarà ospite della 21ª edizione del festival, dove riceverà il prestigioso Golden Eye Award, assegnato ogni anno a personalità che hanno lasciato un segno nel panorama cinematografico internazionale.

Moura arriverà oggi a Zurigo per presentare in anteprima svizzera il suo nuovo film, “The Secret Agent”, diretto da Kleber Mendonça Filho, e per una masterclass a lui dedicata.
L’opera, acclamata alla scorsa edizione del Festival di Cannes, ha già conquistato importanti riconoscimenti, tra cui il premio per la miglior interpretazione maschile proprio a Moura, e il FIPRESCI Prize per il miglior film.


Un viaggio dentro la paranoia brasiliana: “The Secret Agent”

In “The Secret Agent, Moura interpreta Marcelo, un professore di filosofia che, negli anni ’70, fugge dalla repressione politica della dittatura militare brasiliana e si rifugia a Recife, durante il Carnevale. Ma quella che sembrava una parentesi di libertà si trasforma in una spirale di sospetto e sorveglianza, in cui nessuno è davvero chi dice di essere.

Il film si muove tra thriller politico e dramma esistenziale, affrontando il tema della persecuzione ideologica e del controllo statale, ma anche le tensioni intime di un uomo diviso tra la fuga, la famiglia e la propria coscienza. Mendonça Filho costruisce una narrazione densa, sensoriale, stratificata, in cui Moura è il cuore pulsante: un protagonista inquieto, elegante, interiorizzato, che porta in scena non solo il personaggio, ma anche il peso di un’intera generazione.

La critica ha lodato la performance dell’attore brasiliano, definendola “straordinariamente controllata e umana”, capace di trasmettere tensione politica ed emotiva con grande naturalezza. Il film è già stato segnalato da diverse testate internazionali come uno dei titoli da tenere d’occhio nella corsa agli Oscar 2026.


Un premio al talento e all’impegno

Con il Golden Eye Award, lo Zurich Film Festival celebra non solo una grande interpretazione, ma un artista che ha fatto della coerenza e della profondità una firma distintiva. Moura sarà premiato durante una cerimonia ufficiale e parteciperà a una ZFF Masters Session, in cui condividerà con il pubblico il suo approccio alla recitazione, la sua visione del cinema e il significato politico del raccontare storie.

È la prima volta che il riconoscimento viene assegnato a un attore sudamericano, segno della crescente attenzione del festival verso una cinematografia globale, radicata nei territori ma capace di parlare a tutti.


Una carriera tra resistenza e visibilità

Wagner Moura ha costruito un percorso artistico che unisce successo internazionale e impegno civile. Nato a Salvador de Bahia nel 1976, si è affermato inizialmente in Brasile con film come “Carandiru” e soprattutto “Tropa de Elite”, Leone d’Oro a Berlino nel 2008, dove interpreta il capitano Nascimento, simbolo delle contraddizioni della lotta alla criminalità a Rio de Janeiro.

Ma il salto globale arriva nel 2015 con la serie “Narcos, dove il suo Pablo Escobar diventa un’icona pop culturale e lo consacra sul mercato anglofono. Moura, però, non si limita al fascino del villain: alterna ruoli complessi in film come “Wasp Network”, “Sergio” (in cui interpreta l’ambasciatore dell’ONU assassinato in Iraq), “The Gray Man” e “Civil War, sempre portando con sé una consapevolezza politica e sociale molto chiara.

Parallelamente, lavora come regista e produttore, investendo nella valorizzazione del cinema brasiliano e nella rappresentazione delle contraddizioni storiche e sociali del proprio Paese.


Un cinema che interroga il presente

Con “The Secret Agent”, Wagner Moura torna a farsi interprete di un’umanità ferita, in fuga, alla ricerca di sé. Il film, così come la sua carriera, si muove sulla linea sottile tra politica e intimità, tra denuncia e arte. La sua presenza allo Zurich Film Festival 2025 non è solo un riconoscimento formale, ma un segnale culturale: il cinema può e deve essere uno strumento di memoria, coscienza e dialogo.

In un tempo in cui le immagini viaggiano veloci ma spesso senza profondità, Moura ci ricorda che raccontare storie è ancora un atto di resistenza.