Il Torino Film Festival 2025 si è chiuso con una verità difficilmente contestabile: il pubblico c’è, cresce, partecipa e riconosce la qualità del progetto (aspettiamo i dati che ci verranno forniti di quest’anno). Eppure, come ogni evento culturale di rilievo, il TFF attira anche critiche ricorrenti: c’è chi rimpiange il passato “austero”, chi accusa un eccesso di glamour, chi ironizza sui numeri o sulle scelte artistiche. Ma un’analisi attenta dei fatti mostra un quadro molto diverso.
Un festival “cinefilo”: etichetta vaga, risultati concreti
Alcune voci hanno definito “abusato” il termine cinefilo, suggerendo che sia stato ripetuto per compensare una presunta mancanza di contenuto. Ma la realtà è che la cura per la programmazione – non la retorica – ha guidato l’edizione 2025.
Gli ospiti internazionali come Sokurov, Lelouch, Gilliam e Vanessa Redgrave non sono “glamour di facciata”, ma grandi maestri che hanno segnato la storia del cinema mondiale. Ospitarli significa offrire al pubblico l’opportunità di incontrare culture, linguaggi e visioni che altrove difficilmente si vedono.
L’accusa di voler inseguire un glamour fine a sé stesso ignora che un festival moderno non può vivere solo di nicchia. Torino ha trovato un equilibrio efficiente: qualità artistica e visibilità mediatica, cinema d’autore e dialogo con un pubblico ampio.
Numeri in crescita, nonostante parametri diversi: ecco cosa dicono davvero i dati
Entrambi gli articoli sollevano dubbi sul reale aumento di presenze e incassi, suggerendo che i parametri sarebbero “cambiati” o che la crescita sarebbe “drogata” dal numero di accreditati. Tuttavia:
- Le presenze crescono stabilmente dal 2022 al 2025: una tendenza chiara in un’epoca in cui le sale cinematografiche, ovunque, faticano.
- L’occupazione media dell’80% delle sale è un dato oggettivamente forte: nessun gioco di numeri può gonfiare un indice così diretto.
- Il pubblico è composto per 63% da spettatori locali: segno che il TFF parla alla città e la città risponde.
Il fatto che una parte degli spettatori siano accreditati è fisiologico: avviene in ogni festival internazionale, da Cannes a Locarno. E soprattutto: gli accreditati riempiono sale, stimolano la discussione critica e tengono vivo il tessuto culturale del festival.
Budget e ospitalità: investimenti, non sprechi
Nel primo articolo si sottolinea l’aumento del budget e dei costi di ospitalità del 2024. Ma si omette un dettaglio fondamentale: un festival che vuole crescere deve investire, e Torino per decenni è stata criticata proprio per il contrario — budget ridotti, ospiti pochi, visibilità minima.
L’aumento delle risorse ha prodotto benefici tangibili:
- Ospiti di livello internazionale (che hanno un costo fisiologico).
- Maggiore attenzione mediatica: quest’anno le testate nazionali e internazionali hanno dedicato al TFF più spazio del solito.
- Ricadute economiche sulla città: hotel, ristoranti, attività culturali.
Ridurre tutto a una presunta “caccia ai divi” è una narrativa semplicistica che ignora il valore aggiunto di un festival attivo e competitivo nel panorama europeo.
La città e l’aria di festival: una critica che guarda al passato
Si lamenta una scarsa percezione dell’“aria di Festival” in città. È una critica legittima, ma riguarda più la comunicazione urbana che il Festival stesso e, soprattutto, non tiene conto dei cambiamenti nella fruizione culturale contemporanea.
Dagli anni ’90 a oggi Torino è profondamente mutata: la comunicazione passa anche (e soprattutto) dai canali digitali. Il TFF ha scelto di investire su social, streaming per incontri, contenuti verticali, parlando anche ai giovani – un pubblico che non si conquista con i manifesti sui viali.
La parte mondana non ha mai oscurato la qualità della programmazione, che anche le stesse critiche ammettono essere “solida”, “a misura di pubblico” e “senza estremismi”.
È curioso notare che alcune critiche vadano in direzioni opposte:
- da un lato si rimpiange un TFF “più forte, più grande, più internazionale”,
- dall’altro si critica l’arrivo di ospiti internazionali e foto di qualità.
È difficile sostenere entrambe le tesi.
La direzione artistica: una linea chiara e coerente
Molti riconoscono che Giulio Base guida il festival con “mano sicura” e che il programma dialoga con gli spettatori reali. Poi però suggeriscono un “indietro mezza” su premi e scelte artistiche.
In realtà:
- La riduzione del numero di premi è già in corso.
- Gli spazi dedicati alla sperimentazione esistono e crescono proprio nei cortometraggi, dove i giovani sono già maggioranza.
- La scelta di titolare omaggi o retrospettive a figure iconiche (Marlon Brando, Paul Newman, Marilyn Monroe) non è mancanza di coraggio: è un ponte tra pubblico generalista e cinefilia profonda.
La vera coerenza sta qui: un festival che non si chiude nella nicchia, ma neppure cede al populismo culturale.
Marilyn e il centenario
Il riferimento ironico alla mostra su Marilyn Monroe ignora che nel 2026 ricorrerà il centenario della sua nascita: un’occasione culturale significativa, non un capriccio glamour.
E ricordare Marilyn non significa dimenticare Virna Lisi, Pasolini o Dominique Sanda: il Festival può celebrare più identità senza escluderne nessuna.
Il TFF è vivo, in salute e in evoluzione
Se c’è una verità che emerge oltre la polemica, è che il Torino Film Festival ha ritrovato una sua forza:
- pubblico in crescita
- sale piene
- ospiti di alto livello
- programmazione solida e accessibile
- un’identità rinnovata ma fedele alla storia della città
Chi parla di “fiera delle vanità” o di “glamour eccessivo” sembra dimenticare che un festival è un organismo culturale vivo, che cambia con il tempo e che oggi ha il dovere di dialogare con comunità, critica, industria e pubblico.
Il TFF lo sta facendo. Ed è questo, non la nostalgia, a misurare la salute di un festival.
In definitiva, il Torino Film Festival 2025 dimostra di essere un evento in salute, capace di evolversi e di parlare sia ai cinefili sia al grande pubblico. Le critiche sono parte naturale del dibattito culturale, ma i fatti raccontano una crescita concreta, una programmazione solida e una visione chiara. Questo non significa che il TFF non possa continuare a migliorare: ogni grande festival è un cantiere aperto, e la capacità di ascoltare, innovare e perfezionarsi sarà sempre la sua forza più autentica.