Al Festival di Cannes 2026, Tilda Swinton ha regalato uno degli incontri più intensi e profondi della manifestazione. L’attrice scozzese premio Oscar, protagonista di un lungo Rendez-vous con il pubblico insieme al giornalista Didier Allouch, ha parlato di cinema, intelligenza artificiale, creatività e del bisogno di restare umani in un mondo sempre più caotico.
“Alcuni di noi sono fortunati, è come se fossero su una zattera in un mare in tempesta. Ma il caos dobbiamo imparare ad ascoltarlo”, ha dichiarato l’attrice, conquistando il pubblico con il suo consueto mix di ironia, sensibilità e visione artistica.
L’intelligenza artificiale? “Il pubblico non vuole annoiarsi”
Durante l’incontro, Tilda Swinton ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale nel cinema, sottolineando come la vera forza degli esseri umani sia la capacità di creare storie imprevedibili e autentiche.
Secondo l’attrice, l’AI non potrà sostituire il cinema finché autori e registi continueranno a raccontare esperienze personali, caotiche e avventurose, capaci di sorprendere il pubblico. Il vero rischio, invece, è che gli spettatori smettano di vivere l’esperienza della sala cinematografica preferendo contenuti veloci sugli smartphone.
Per Swinton, il cinema deve continuare a emozionare e a spingere le persone a uscire di casa per condividere la magia del grande schermo.
Il legame con Derek Jarman e i festival
Nel corso della conversazione, l’attrice ha ricordato con emozione il suo primo film, “Caravaggio”, realizzato negli anni Ottanta con Derek Jarman. Fu proprio grazie alla Berlinale che capì quale sarebbe stata la sua strada artistica.
Swinton ha raccontato come i festival cinematografici abbiano rappresentato per lei una vera casa culturale internazionale, un luogo dove incontrare registi, artisti e nuove idee.
E sul glamour del red carpet ha scherzato: “È come partecipare a un enorme matrimonio dove tutti sono damigelle d’onore”. Ma il vero glamour, precisa, resta quello vissuto “nel buio della sala davanti al grande schermo”.
“Scelgo personaggi sull’orlo del precipizio”
Parlando dei ruoli che più la affascinano, Tilda Swinton ha spiegato di sentirsi attratta dai personaggi in trasformazione, sospesi sul limite di cambiamenti radicali e spesso dolorosi.
Da “Orlando” fino a “Julia”, l’attrice ha sempre cercato storie di identità fragili, mutate e complesse, lontane dagli stereotipi tradizionali del cinema mainstream.
Empatia, timidezza e nuovi progetti
Tra i momenti più toccanti dell’incontro, Swinton ha condiviso una riflessione sulla vulnerabilità degli attori: “Siamo tutti fondamentalmente timidi”. Secondo lei, il segreto di un grande set è l’empatia, la capacità di creare uno spazio condiviso dove ogni persona possa sentirsi ascoltata.
Un insegnamento appreso proprio da Derek Jarman, che descriveva il set cinematografico come una festa organizzata insieme, dove tutti contribuiscono all’atmosfera creativa.
Dopo una pausa di due anni dal cinema, Tilda Swinton ha infine confermato di essere tornata al lavoro su due nuovi progetti con il regista thailandese Apichatpong Weerasethakul, alimentando già la curiosità degli appassionati di cinema d’autore.