I giochi sono (quasi) fatti a Venezia 82

Per la critica italiana e internazionale, il Leone d’Oro a Venezia 82 ha già un nome: The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, regista tunisina che scuote le coscienze con un film potente, politico e straziante.

La pellicola racconta, senza alcun filtro, le ultime ore della piccola Hind, bambina di Gaza di soli cinque anni, rimasta intrappolata per diciotto ore in un’auto colma di cadaveri dei suoi familiari. Nessun lieto fine, solo una testimonianza autentica del dolore di un popolo.

Il film si presenta come un pugno nello stomaco e, allo stesso tempo, un atto d’accusa contro il governo Netanyahu, dando finalmente voce alle vittime dimenticate del conflitto.

La realtà supera la fiction a Venezia 2025

Questa edizione della Mostra del Cinema è segnata da un ritorno alla realtà più cruda, come dimostra anche A House of Dynamite di Kathryn Bigelow.

Il film immagina un missile supersonico senza bandiera, diretto verso gli Stati Uniti. Solo diciotto minuti per decidere se annientare il mondo: un thriller nucleare teso, cupo e urgente.

Anche il cinema italiano ha conquistato la stampa:

  • La Grazia di Paolo Sorrentino, una storia d’amore e dubbio
  • Duse di Pietro Marcello, ritratto dell’icona del teatro Eleonora Duse
  • Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi, che torna al documentario con forza visiva e poetica

Questi tre titoli sono molto apprezzati anche all’estero.

Netflix e il fascino nero di Frankenstein

In gara anche Guillermo Del Toro con Frankenstein, una favola nera targata Netflix. Il mostro è affascinante, il cast è di altissimo livello, e la produzione non ha badato a spese. Un film gotico che rinnova il mito con umanità e malinconia.

Park Chan-wook: satira feroce sul mondo del lavoro

Tra i titoli più discussi c’è anche No Other Choice di Park Chan-wook.
Protagonista: un manager disoccupato che, pur di ottenere un nuovo posto, decide di eliminare fisicamente i concorrenti. Una riflessione cupa e grottesca sulla competizione nel mondo moderno.

Il lavoro come incubo: À pied d’œuvre

Lo stesso tema attraversa À pied d’œuvre di Valerie Donzelli, tratto dal libro autobiografico di Franck Courtès. Il protagonista, ex fotografo, si reinventa scrittore freelance, ma cade presto nella trappola della precarietà digitale, tra clienti spietati, prestazioni svendute e recensioni umilianti.

Ozon emoziona con Camus: L’étranger

Infine, uno dei colpi di fulmine di questa edizione: L’étranger di François Ozon, tratto dal capolavoro esistenzialista di Albert Camus. Girato in bianco e nero, è un film visivamente sontuoso, con frasi memorabili come quella finale del protagonista condannato a morte:

“Siamo tutti colpevoli e tutti condannati a morte.”


Una Mostra tra guerra, coscienza e identità

Venezia 82 si conferma una delle edizioni più forti degli ultimi anni, dove il cinema ha scelto di guardare in faccia il mondo: dai drammi di Gaza all’incubo della guerra nucleare, dalla crisi del lavoro alla ricerca di senso nell’esistenza.