Dal Nostro inviato a Torino: Franco Tripodi
Foto: Agata Zito
Il 43° Torino Film Festival ha acceso da pochi giorni i proiettori sulla città, ma l’impressione è che questa edizione abbia già trovato il suo passo: elegante, internazionale e capace di tenere insieme la memoria del cinema e il suo futuro. Le sale piene, gli incontri con gli autori e i corridoi del Cinema Massimo tornati a vibrare di attesa e curiosità raccontano un festival che ha ritrovato la sua energia.
Un’apertura luminosa: tra icone del cinema e nuove visioni
L’inaugurazione al Teatro Regio ha segnato con chiarezza il tono dell’edizione: sobria, essenziale e potente.
A guidare la cerimonia sono stati Giulio Base e Laura Chiatti, che hanno accompagnato la consegna delle Stelle della Mole a un gruppo di protagonisti capaci di attraversare decenni di storia cinematografica:
- Spike Lee
- Jacqueline Bisset
- Stefania Sandrelli
- Daniel Brühl
- Sergio Castellitto
- Claude Lelouch
- Aleksandr Sokurov
A impreziosire la serata, anche presenze come Hanna Schygulla e Dolph Lundgren, conferma di un festival che ama sorprendere rimanendo fedele alla sua identità cinefila.

Dolph Lundgren
Il primo titolo presentato è stato Eternity di David Freyne, un rom-fantasy sull’aldilà che ha aperto il festival con un tono sospeso, tra leggerezza e malinconia. Un film capace di dividere e far discutere, proprio grazie al suo sguardo poetico sulle scelte che definiscono una vita.

Jacqueline Bisset
La retrospettiva Paul Newman: il fascino eterno di uno sguardo
Dal manifesto firmato da Eva Sereny alle proiezioni sempre affollate, la retrospettiva dedicata a Paul Newman è il cuore emotivo di questa edizione.
Le ventiquattro pellicole selezionate stanno attirando un pubblico trasversale: giovani che lo hanno scoperto sui social e spettatori che ricordano le sale degli anni Settanta.
Ed è proprio lo sguardo di Newman – tagliente, vulnerabile, eterno – a tenere insieme la retrospettiva. Non un esercizio di nostalgia, ma un dialogo tra epoche diverse del cinema.
Concorso Lungometraggi: la ricerca prima del rumore
Le prime giornate del concorso lungometraggi hanno mostrato una scelta precisa da parte di Giulio Base e del suo comitato: pochi titoli, essenziali, selezionati per voce e identità, non per glamour.
Tra i più attesi, Elsewhere at Night di Marianne Métivier, progetto cresciuto al TorinoFilmLab, accolto con interesse per la sua scrittura intima e asciutta.
Buona accoglienza anche per i film nord-europei e asiatici, che portano in sala quella tensione tra realtà e sogno che il TFF ha sempre privilegiato.

Daniel Brühl
Documentari e corti: il cuore pulsante del TFF
Le sezioni documentari e cortometraggi si confermano tra le più vivaci e sperimentali del festival. I titoli più discussi affrontano temi sociali, identitari e ambientali, confermando il ruolo del TFF come osservatorio attento sul presente.
Grande curiosità per The Mysterious Gaze of the Flamingo del cileno Diego Céspedes, vincitore a Cannes 2025 e tra le sorprese annunciate del Fuori Concorso.
Torino accoglie il cinema: una città trasformata
Il festival non vive soltanto nelle sale.
Le vie del centro, le vetrine vestite con l’immagine guida del TFF e le lunghe code fuori dal Massimo trasformano Torino in un set a cielo aperto.
Particolarmente sentiti gli eventi dedicati al 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e la collaborazione con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, che lega il festival a un impegno sociale concreto.
Un bilancio provvisorio: un festival compatto e maturo
A metà percorso, il 43° TFF appare come un’edizione coerente e curata, costruita senza eccessi ma con grande precisione.
Non c’è bulimia di titoli, ma scelte ponderate.
Non c’è rumore superfluo, ma incontri, dialoghi, ascolto.
Il pubblico risponde con entusiasmo, gli ospiti raccontano, le sale partecipano. Il festival procede fotogramma dopo fotogramma con la calma sicura che appartiene alle manifestazioni mature.
E mentre Torino continua a farsi attraversare dalle storie, la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare: l’ultima parte del festival, i premi, le anteprime finali, le sorprese dell’ultima ora.
Perché al TFF il cinema non è soltanto immagini: è un modo di guardare il mondo. E in questi giorni, Torino lo sta facendo meglio che mai.