Spike Lee conquista la scena del 43° Torino Film Festival con una conferenza stampa ricchissima, tra ironia, critica politica, riflessioni sul cinema e aneddoti personali. Il regista newyorchese, in città per presentare in anteprima nazionale Highest to Lowest – fuori concorso e quinta collaborazione con Denzel Washington – ha ricevuto anche il prestigioso premio Stella della Mole, accolto da una lunga ovazione.

“Niente contro Sinner: lo ammiro”

Il caso social esploso dopo la finale del Roland Garros viene archiviato in apertura, con il consueto humour:
Non ho nulla contro Jannik Sinner, ho solo grande amore e rispetto nei suoi confronti. Fateglielo sapere”, dice Lee, riferendosi al siparietto che lo aveva visto tifare per Carlos Alcaraz e ignorato da Sinner a fine partita.

Sono due grandi campioni. Io tifo qualcuno, certo, ma Sinner è incredibile. Magari un giorno gli chiederò una racchetta o un autografo”.

L’America secondo Spike Lee: “Un anno vissuto pericolosamente”

Passa poi alla politica statunitense, senza mai pronunciare il nome di Donald Trump:
Come vedo gli Stati Uniti oggi? Con un titolo: Un anno vissuto pericolosamente”.

Rivendica il suo voto al deputato Zohran Mamdani e critica l’improvviso cambio di retorica nei suoi confronti:
“Dicevano che avrebbe fatto scappare la gente da New York. Beh, a oggi non mi pare sia andato via nessuno. Prima lo chiamavano comunista, ora cercano punti in comune. Parlo solo per Spike Lee: we shall see what we shall see”.

L’amarezza per Hollywood: “Deluso dalla distribuzione del mio film”

Il regista non nasconde la propria frustrazione per lo stato dell’industria cinematografica:
Hollywood non è più la Hollywood dei bei tempi. Oggi i film non restano più nelle sale come una volta. Quando ho approvato l’uscita non sapevo che il film sarebbe rimasto al cinema solo tre settimane, nessuno me l’aveva detto. Mi aspettavo una distribuzione più forte e più lunga. Sono rimasto deluso: questo film meritava molto di più”.

E aggiunge:
I registi hanno il diritto di vedere il proprio lavoro in sala almeno nelle prime proiezioni. Io non sono stato felice della distribuzione”.

La tecnologia e l’IA: “Le macchine non hanno cuore né anima”

Lee riflette anche sull’impatto dell’intelligenza artificiale, soprattutto nel mondo della musica:
Le macchine che fanno musica non hanno cuore e non hanno anima. È un periodo pericoloso: sui social vediamo cose che non sappiamo distinguere fra vero e falso. La tecnologia è talmente precisa che non vedi più la differenza”.

Il progetto sul Viagra: “Una storia vera, ma Hollywood non finanzia più l’originalità”

Con la stessa franchezza parla del suo progetto più sorprendente: un film-musical sulla nascita del Viagra, la cui produzione però stenta a partire.
Il film dovrebbe essere un musical, ma non abbiamo ottenuto i finanziamenti. Nel sistema americano è sempre più difficile far passare progetti originali: vogliono solo azione, commedie e supereroi”.

Poi racconta la vicenda reale che lo ha affascinato:
Il Viagra nasceva come farmaco cardiologico. Durante i trial gli uomini avevano erezioni di sei ore: un effetto collaterale imprevisto. La ricerca era nelle mani di uno scienziato thai-americano e un ricercatore nero di origine giamaicana. Ci furono perfino problemi cardiaci, ma di questo non si è parlato”.

Kurosawa, Denzel e New York: il cerchio che si chiude

Highest to Lowest, già applaudito a Cannes, è la reinterpretazione di High and Low di Akira Kurosawa, trasportata nella New York contemporanea. Denzel Washington interpreta un produttore musicale travolto da un dilemma sociale e familiare.

“È un ritorno al cuore della mia città e quasi un cerchio che si chiude con Denzel, a quasi vent’anni da Inside Man”, spiega il regista. “La musica è parte del DNA del film”.

Il lavoro come benedizione e i copioni scritti a mano

Lee torna poi alle radici del suo mestiere:
Mi sento benedetto: faccio ciò che amo ogni giorno. Molti si alzano per andare a un lavoro che odiano, solo per mettere un tetto sulla testa e cibo a tavola. Io sono fortunato”.

Svela anche un lato inaspettato del suo metodo creativo:
Non batto a macchina. Scrivo tutto a mano, con la sinistra. Ho fallito il corso di dattilografia: per me è cervello–mano–penna. Tutti i miei script sono scritti così”.

Il Papa e la mail “che sembrava un falso”

Uno dei momenti più curiosi della conferenza riguarda il recente incontro con Papa Francesco:
Ho ricevuto un’email dal suo ufficio e pensavo fosse falsa. Ho chiesto: ‘È tutto vero?’. Quando ho capito che era autentica, ho iniziato a volare con la fantasia”.

Lee racconta di aver regalato al Pontefice una maglia personalizzata:
Quando è entrato ci siamo sorrisi. Mi ha fatto un discorso bellissimo sul cinema e sul suo impatto. Ora ho anche la foto con il Papa”.

Un incontro a tutto tondo

Tra politica, cinema, tecnologia, memoria personale e spiritualità, Spike Lee ha regalato a Torino una delle conferenze più vivaci degli ultimi anni: un ritratto sincero e complesso di un autore che continua a osservare il mondo con la stessa passione critica dei suoi film.

Highest to Lowest resta uno dei titoli più attesi della stagione, mentre la voce di Spike Lee – anche quando critica, amara o provocatoria – continua a essere una delle più ascoltate del cinema contemporaneo.