Robbie Williams sorprende tutti e torna sulle scene con Britpop, nuovo album di inediti disponibile a sorpresa in digitale e in formato fisico sullo store ufficiale. Undici tracce che segnano un ritorno alle radici, ma anche una dichiarazione d’intenti: questo è il disco che Williams avrebbe voluto pubblicare nel 1995, subito dopo l’addio ai Take That, nel pieno dell’epoca d’oro della musica britannica.

Un’operazione nostalgica ma tutt’altro che timida, che arriva in un momento storico segnato dal revival del genere e dalla reunion degli Oasis. Non un’imitazione pedissequa, piuttosto una rivincita personale, giocata trent’anni dopo.

Un album tra chitarre, memoria e rivincita

Britpop è un disco più crudo, chitarristico ed energico rispetto agli standard recenti di Williams. L’artista lo ha definito «ancora più potente del solito», sottolineando l’orgoglio per un progetto nato dal desiderio di confrontarsi finalmente con un territorio che negli Anni ’90 gli era stato, di fatto, negato.

All’epoca, Robbie era percepito come “troppo pop” per essere ammesso nel club elitario di Oasis e Blur, e l’etichetta di ex Take That pesava come un macigno. Oggi, forte di una carriera che parla da sola, Williams si riprende quello spazio senza chiedere permesso.

La copertina dell’album è una dichiarazione programmatica: un dipinto che raffigura uno dei suoi look più iconici, la tuta rossa indossata al Glastonbury Festival nel 1995, simbolo di un’epoca e di un’identità mai del tutto riconosciuta.

I singoli: da Tony Iommi alla malinconia anni Novanta

Il brano di apertura, Rocket, mette subito le cose in chiaro. Alla chitarra c’è Tony Iommi, leggenda dei Black Sabbath: un incontro improbabile ma sorprendentemente efficace, che spinge il pezzo verso territori hard rock senza snaturare l’anima pop di Williams.

Di tutt’altro tono è Spies, singolo dal sapore indie-pop, nostalgico e disilluso, che guarda all’edonismo di metà anni Novanta con lo sguardo di chi sa che quell’età non tornerà più: «Stavamo svegli tutta la notte, pregando che il domani non arrivasse». È uno dei momenti emotivamente più intensi del disco.

Non mancano scelte spiazzanti: Cocky flirta più con punk rock e sleaze che con il britpop, mentre Human, brano sull’intelligenza artificiale con la partecipazione di Chris Martin, sembra quasi giocare con l’ironia di una canzone dei Coldplay scritta… dall’intelligenza artificiale stessa.

Tra omaggi, eccessi e sincerità

Britpop non è un disco filologico, e non vuole esserlo. A volte l’omaggio sconfina nell’imitazione, come in Pretty Face, altre volte devia apertamente dal tema. Ma è proprio in questa libertà – e nell’assenza di paura di esagerare – che Robbie Williams resta riconoscibile e, in fondo, amato.

C’è spazio anche per uno sguardo al passato condiviso: insieme a Gary Barlow, ex compagno e rivale nei Take That, Williams firma Morrissey, improbabile e affettuoso tributo a una delle figure più iconiche del pop britannico.

Una chiusura del cerchio

Dopo un rinvio strategico – dovuto alla concomitanza con l’uscita di un album di Taylor Swift – Britpop è arrivato senza preavviso il 16 gennaio, probabilmente anche per puntare al record britannico di album al primo posto, che Robbie condivide attualmente con i Beatles.

In definitiva, Britpop suona come una chiusura del cerchio. Non riscrive la storia del genere, ma rivendica un posto che per anni è rimasto fuori portata. È il britpop secondo Robbie Williams: rumoroso, affettuoso, eccessivo, a tratti fuori bersaglio. Ma soprattutto sincero.