Fede, politica e consenso: un intreccio sempre più forte

Dalla lettura della Bibbia nello Studio Ovale alle benedizioni pubbliche con pastori evangelici, fino alle immagini generate dall’intelligenza artificiale che lo raffigurano come una figura salvifica: il rapporto tra Donald Trump e la religione torna al centro del dibattito internazionale.

In questo articolo riportiamo l’intervista a Raffaella Di Marzio, studiosa dei fenomeni religiosi contemporanei e direttrice del Centro studi sulla libertà di religione, credo e coscienza, che sarà ospite il 7 maggio presso l’Università della Svizzera italiana. Un confronto che aiuta a comprendere come la fede possa trasformarsi in leva emotiva e strumento di potere.

Dalla tradizione americana a Trump: cosa cambia

Secondo Di Marzio, l’uso politico della religione negli Stati Uniti non nasce oggi. Presidenti come Ronald Reagan e George W. Bush hanno già fatto ricorso a un linguaggio fortemente religioso. Tuttavia, con Trump il fenomeno assume una nuova dimensione.

La differenza sta nella potenza comunicativa contemporanea: social network e intelligenza artificiale amplificano messaggi semplici e fortemente emotivi, rendendoli più incisivi e pervasivi.

Il contagio emotivo e la manipolazione della fede

Una parte significativa dell’elettorato evangelico e pentecostale sostiene Trump, nonostante le contraddizioni evidenti. Di Marzio evidenzia come la religione venga spesso utilizzata in modo “teatrale”, facendo leva su dinamiche emotive e su una comunicazione diretta e semplificata.

Figure come Paula White, coinvolta nelle iniziative religiose della Casa Bianca, contribuiscono a creare un sistema in cui fede, consenso politico e visibilità mediatica si rafforzano reciprocamente, generando un circolo difficile da interrompere.

Nazionalismo religioso e rischio ideologico

Il cosiddetto “Christian Nationalism” viene interpretato come una forma di nazionalismo religioso simile ad altri contesti globali. Non si tratta di fede autentica, ma del suo utilizzo per finalità identitarie e di potere.

In questo scenario, la religione diventa una risposta semplice a bisogni complessi, rischiando di spegnere il senso critico e favorire dinamiche di delega e manipolazione.

Educazione e spirito critico: la sfida del futuro

Non tutto il mondo religioso si riconosce in queste dinamiche. Molte comunità cristiane, anche negli Stati Uniti, prendono le distanze da un uso politico della fede.

Per Di Marzio, la vera risposta risiede nell’educazione: insegnare alle nuove generazioni a interrogarsi, a distinguere tra verità e propaganda, rappresenta l’unico antidoto efficace contro la manipolazione emotiva e ideologica.