Tra i titoli piĂą attesi del Concorso del Festival di Cannes 2026, Paper Tiger segna il ritorno di James Gray al cinema criminale e familiare che ha definito parte della sua carriera. Dopo le derive intime e autobiografiche di Armageddon Time, il regista americano costruisce un noir cupo e stratificato ambientato nella New York del 1986, dove il sogno americano si trasforma lentamente in una trappola morale.

Con un cast guidato da Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller, il film è stato accolto sulla Croisette con una lunga standing ovation e si è imposto immediatamente come uno dei titoli più discussi del festival.

Un noir familiare tra corruzione e malinconia

La storia segue i fratelli Pearl, Irwin e Gary, interpretati da Miles Teller e Adam Driver, coinvolti in un ambiguo progetto di bonifica ambientale che li trascina progressivamente nell’orbita della mafia russa di Queens. James Gray usa il thriller criminale solo come punto di partenza per raccontare qualcosa di più profondo: il deterioramento dei legami familiari, il peso dell’ambizione e la fragilità dell’identità americana.

Il regista torna alle atmosfere di The Yards e I padroni della notte, ma lo fa con uno sguardo ancora più pessimista e crepuscolare. La New York di Paper Tiger è sporca, soffocante, attraversata da tensioni economiche e morali che sembrano riflettersi nei personaggi stessi.

Adam Driver domina il film

Se il film vive di tensione narrativa e atmosfera, è soprattutto la prova di Adam Driver a lasciare il segno. Il suo Gary è magnetico, inquieto, imprevedibile: un uomo divorato dal desiderio di controllo e incapace di fermarsi davanti al precipizio.

Molti critici presenti a Cannes hanno definito quella di Driver una delle migliori interpretazioni della sua carriera.

Miles Teller sorprende invece in una chiave piĂą fragile e malinconica, mentre Scarlett Johansson porta sullo schermo una figura femminile sospesa tra vulnerabilitĂ  e disillusione, anche se parte della critica ha giudicato il suo personaggio meno incisivo rispetto al resto del film.

James Gray firma un cinema sempre piĂą personale

Ciò che rende Paper Tiger particolarmente potente è il modo in cui James Gray intreccia autobiografia, cinema classico americano e tragedia contemporanea. Il regista utilizza il gangster movie per riflettere sulla dissoluzione dell’American Dream e sul rapporto tra padri, fratelli e memoria.

La fotografia di Joaquín Baca-Asay amplifica il senso di decadenza urbana attraverso immagini fredde e dense di malinconia, mentre la regia mantiene un controllo rigoroso della tensione emotiva senza mai cedere all’estetizzazione del crimine.

Un protagonista annunciato della stagione dei premi

Con Paper Tiger, James Gray realizza probabilmente il suo film più accessibile e insieme più disperato degli ultimi anni. Un’opera che divide parte del pubblico per il suo ritmo lento e meditativo, ma che conferma il regista come uno degli autori americani più coerenti e personali della sua generazione.

Dopo l’ottima accoglienza a Cannes e l’acquisizione da parte di Neon per il Nord America, il film si candida già a essere uno dei protagonisti della prossima stagione cinematografica internazionale.