«Non uccidere» 1 (Esodo 20, 13, La bibbia di Gerusalemme, testo della CEI)

Il primo atto di violenza

Il primo atto di violenza citato nella Bibbia è la cronaca di un premeditato ed efferato
fratricidio. “Allora Caino disse al fratello Abele: «Andiamo fuori in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino si
scagliò contro Abele suo fratello e lo uccise. Allora Jahve disse a Caino: «Dov’è Abele tuo fratello?». Quegli rispose:
«Non lo so. Sono forse io il guardiano di mio fratello?». Dio riprese: «Che cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo
fratello grida a me dalla terra! Ora tu sei il maledetto lungi da quella terra che per la tua mano ha spalancato la bocca
per ricevere il sangue di tuo fratello» 2 .

La risposta evasiva e bugiarda di Caino alla domanda «Dov’è Abele tuo fratello?» era tale da escludere qualsiasi rincrescimento. Tuttavia, anche se la successiva legge che fu data a Israele tramite Mosè avrebbe previsto la pena di morte per l’omicida volontario, a Caino fu risparmiata la vita, forse per favorire la procreazione. Oltre duemila anni dopo, il sesto comandamento del Decalogo avrebbe recitato: «Non ucciderai» 3 .

Il re Salomone

Circa cinquecento anni dopo, il re Salomone dichiarava nel libro dei Proverbi: «L’uomo su cui pesa la colpa di aver tolto la vita a qualcuno continuerà a fuggire fino alla tomba. Nessuno lo aiuti!» 4.

Dispensa dall’obbligo militare

L’Israele insediato in Palestina aveva tuttavia un esercito preposto alla difesa dai nemici, dai quali era circondato. In quell’ambito non era previsto un rifiuto dall’obbligo militare; piuttosto, una dispensa per motivi di ordine sociale e familiare.
«Gli ufficiali dovranno dire al popolo: “C’è qualcuno che ha costruito una casa nuova e non l’ha inaugurata? Torni a casa; altrimenti potrebbe morire in battaglia e un altro uomo la inaugurerà. C’è qualcuno che ha piantato una vigna e non ne ha ancora raccolto il frutto? Torni a casa; altrimenti potrebbe morire in battaglia e un altro uomo ne raccoglierà il frutto. C’è qualcuno che si è fidanzato con una donna e non l’ha sposata? Torni a casa; altrimenti potrebbe morire in battaglia e un altro uomo la sposerà”» 5.

«Un uomo appena sposato non deve prestare servizio nell’esercito, né gli si devono dare altri incarichi.
Dev’essere esentato per un anno, rimanere a casa e far felice sua moglie» 6 .

Gedeone

Il giudice Gedeone riduce drasticamente il numero degli uomini a disposizione contro Madian con un invito non convenzionale: «Chi ha paura e trema torni a casa» 7.
In questi casi, si trattava di una dispensa autorizzata al servizio militare per motivi di valore sociale, familiare e umanitario. Una sorta di obiezione antitetica: una deroga non invocata dalla coscienza della base; bensì, una concessione elargita dalla coscienza del vertice.

“Obiezioni di coscienza”

Un caso di quella che oggi è definita “obiezione di coscienza” registrato nella Bibbia è quello opposto dagli uomini del re Saul all’ordine di uccidere i sacerdoti che avevano dato appoggio all’antagonista Davide.

Bibliografia

1 La Bible Chouraqui (francese) traduce «Tu n’assassineras pas», «Non devi assassinare». È una ingiunzione diversa
dal «non uccidere», poiché la pena di morte era prevista dalla legge ebraica e poteva essere inflitta, da un tribunale
legalmente costituito, all’assassino volontario reo confesso o a seguito della comprovata dichiarazione di almeno due
testimoni. Detta sentenza era conforme al principio «vita per vita» (Deuteronomio 19, 21).
2 Genesi 4, 8-11, La Sacra Bibbia tradotta dai testi originali e commentata, a cura di mons. Salvatore Garofalo.
3 Esodo 20, 13. Garofalo.
4 Proverbi 28, 17.
5 Deuteronomio 20, 5-7.
6 Ibidem 24, 5.
7 Giudici 7, 3.


«Poi il re disse ai cursori che gli stavano vicino: “Orsù, mettete a morte i sacerdoti di Jahve, poiché anche la
loro mano è con Davide, pur sapendo che fuggiva, non mi hanno avvertito!”. Però i servi del re non vollero stendere la
mano per avventarsi contro i sacerdoti di Jahve» 8.

Il re Davide


Tipico rifiuto di sottostare a un comando dell’autorità, ritenuto ingiusto, a rischio della propria incolumità. Da parte sua, lo stesso Davide in due occasioni si rifiutò di mettere a morte Saul pur avendo l’opportunità di farlo. In un caso, esortato dai compagni: «Ecco il giorno che Jahve ti dice: “Ecco, metto il tuo nemico nella tua mano: fa’ di lui ciò che ti piace”. Egli disse ai suoi uomini: “Me ne guardi Jahve! mai farò una cosa simile al mio signore, all’unto di Jahve! stendere la mano contro di
lui! egli è l’unto di Jahve!”». Il semplice fatto di avergli tagliato di nascosto un lembo del mantello «Il suo cuore gli fece sentire il rimprovero». Pur non trattandosi del rifiuto di un ordine, il comportamento di Davide si configura, comunque, come un’obiezione dettata dalla coscienza 9 .


Quantomeno, una forma di coscienzioso rispetto per quello che ancora Saul rappresentava. Il ripudio della guerra nelle profezie È in successive profezie veterotestamentarie che troviamo i principi cardine del pacifismo moderno o del ripudio della guerra. Dal 1945 su un muro di pietra, proprio di fronte al palazzo principale delle Nazioni Unite, è incisa una dichiarazione del profeta Isaia attribuita alla sua provenienza originale solo dal 1975: «Dovranno fare delle loro spade vomeri e delle loro lance cesoie per potare. Nazione non alzerà la spada contro nazione, né impareranno più la
guerra» 10 .

Altri riferimenti

Analoghe parole si trovano nel libro biblico del profeta Michea 11 . Le profezie in questione attribuiscono a Dio l’attuazione con quello che precede: «Il monte del tempio di Jhwh si ergerà sulla cima dei monti […] Egli giudicherà le genti, ammonirà tanti
popoli: delle spade faranno vomeri, delle lance faranno falci. Un popolo non alzerà la spada contro un altro, non impareranno più a far la guerra» 12.

Il punto di vista cristiano

Il punto di vista cristiano In conformità a queste profezie, Gesù insegnò ai suoi seguaci di non contendere, a ignorare le
sfide e a venire a patti: «Felici quelli che promuovono la pace […] Avete sentito che fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente’. Ma io vi dico: non opponete resistenza a chi è malvagio; anzi, a chi ti schiaffeggia sulla guancia destra, porgi anche l’altra. E se uno vuole portarti in tribunale per impossessarsi della tua tunica, lascia che ti prenda anche il mantello; e se qualcuno che ha autorità ti costringe a prestare servizio per un miglio, va’ con lui per 2 miglia» 13 .
A non odiare: «Continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano, per dimostrarvi figli del Padre vostro che è nei cieli, perché egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, che ricompensa ne avete?» 14.


A deporre le armi e a non combattere, né in suo favore né contro alcuno: «Gesù gli disse: “Rimetti la spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada moriranno di spada”»

Bibliografia

8 1 Samuele 22, 17, Garofalo.
9 Ibidem 24, 5- 7.
10 Isaia 2, 4.
11 Michea 4, 3.
12 Il Libro di Isaia, 2, 2-4, Traduzione e note di L. MORALDI, Bur, 1994.
13 Vangelo di Matteo 5, 9 e 38-41. Lo schiaffo sulla guancia era inteso in senso provocatorio, di sfida. Pertanto, le parole
di Gesù non escludono la legittima difesa di natura personale; tantomeno il ricorso alla tutela legale.
14 Ibidem versetti 44-46.
15 Ibidem 26, 52.

L’atteggiamento di Gesù

“Il mio Regno non fa parte di questo mondo. Se il mio Regno facesse parte di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato» 16.
A proposito di Gesù, una sorta di obiezione di coscienza lo coinvolse involontariamente. Le guardie inviate dai capi sacerdoti e dai farisei ad arrestarlo ritornarono senza aver eseguito l’ordine, giustificando il rifiuto con le parole: «Nessun uomo ha mai parlato come lui» 17.

Che cosa s’intende esattamente con obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza al servizio militare. Definizione e origini Che cosa s’intende esattamente con obiezione di coscienza in senso generale e, nello specifico, riferita al servizio militare? L’Enciclopedia Treccani così la definisce: «Rifiuto di sottostare a una norma dell’ordinamento giuridico, ritenuta ingiusta, perché in contrasto inconciliabile con un’altra legge fondamentale della vita umana, così come percepita dalla coscienza, che vieta di tenere il comportamento prescritto… L’o. al servizio militare è una forma non violenta di rifiuto del servizio militare e della guerra. Con essa l’obiettore non contrasta il dovere costituzionale della difesa dello Stato, ma oppone a esso un’alternativa: il servizio civile (l. 772/1972), che promuove la difesa non violenta e la solidarietà, invece della difesa militare armata. L’o. militare trova fondamento morale nella regola aurea del cristianesimo «ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro», dalla quale deriva l’imperativo del “non uccidere”» 18.

Rodolfo Venditti

Rodolfo Venditti, già magistrato di Cassazione e docente di procedura penale militare all’Università di Torino, inquadra proprio l’obiezione di coscienza cristiana nell’atteggiamento degli apostoli di fronte all’imposizione del Sinedrio giudaico. «“Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. È un caso tipico di obiezione di coscienza: io mi rifiuto di obbedire a un comando giuridico perché la mia coscienza deve obbedire ad un comando superiore, di natura religiosa» 19.
È dunque nel Nuovo Testamento che l’obiezione di coscienza al servizio militare, di matrice cristiana, trova il suo fondamento, corroborata dai concetti di ‘dare all’Imperatore quello che è dell’imperatore e a Dio quello che è di Dio’ e dal già citato rifiuto apostolico di smettere di predicare il Cristo nonostante l’ingiunzione dell’autorità religiosa costituita 20.

Il primo caso

Il primo caso storicamente documentato di rifiuto del servizio militare fu probabilmente quello di Massimiliano di Tébessa, che subì il martirio sotto il consolato di Nummio Tusco e Gaio Annio Anullino il 12 marzo del 295 d.C., nei pressi di Cartagine. Le cronache riportano il dialogo fra il giovane e il centurione preposto all’arruolamento:
– Fa’ il militare se non vuoi morire.
– Non faccio il soldato. Tagliami pure la testa.
– Chi ti ha messo queste idee nella testa?
– La mia coscienza e colui che mi ha chiamato» 21.

L’obbiezione di coscienza nella storia

Sotto l’impero romano, altri noti casi di martirio di cristiani che si rifiutarono di compiere il servizio militare furono quelli di Marino e Marcello. Nel medioevo gli anabattisti propugnarono un pacifismo estremo e furono perseguitati sia come eretici sia come sediziosi. I riformatori Lutero e Melantone incitavano le autorità a estirpare l’anabattismo attraverso l’uso sistematico della pena capitale. Dopo i primi cristiani, gli anabattisti furono il gruppo religioso che nella Storia subì la più grande persecuzione a causa della loro fede 22 .
Tornando allo specifico rifiuto delle armi, Paolo Piccioli ha così ampliato la rassegna di atteggiamenti personali e collettivi nei vari periodi storici:

Bibliografia

16 Vangelo di Giovanni, 18, 36.
17 Ibidem 7, 45 e 46, Parola del Signore.
18 www.treccani.it > obiezione di coscienza.
19 R.VENDITTI, L’obiezione di coscienza al servizio militare, Giuffrè Editore, Milano 1994, pp. 40, 41. Citazione di Atti
degli apostoli 5, 29.
20 Vangelo di Luca 20, 25.
21 E. PUCCIARELLI, I cristiani e il servizio militare. Testimonianze dei primi tre secoli, Nardini, Firenze 1987, p. 293. Si
veda anche E. BUTTURINI, La nonviolenza nel cristianesimo dei primi tre secoli, Paravia. Torino 1977, pp. 8, 19-70.
22 U. GASTALDI, Storia dell’anabattismo, vol. I, Dalle origni a Munster 1525-1535, Claudiana, Torino 1972.
Il martirio di Massimiliano
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«Tracce di persone che si dichiararono contrarie alla guerra per motivi religiosi si trovano tuttavia in vari
periodi storici, e, soprattutto, fra i gruppi del dissenso religioso che si formarono prima e dopo la Riforma protestante e
che sostennero un cristianesimo molto più radicalmente distaccato dalle faccende secolari. Alcuni movimenti
caratterizzati da una dottrina a sostegno della pace furono i primi valdesi, gli eretici di Monforte (Cuneo) dell’XI secolo,
gli hussiti, i lollardi, gli anabattisti, i mennoniti, i sociniani, i quaccheri, la Chiesa dei fratelli, i dochobors russi e, più
recentemente, i testimoni di Geova» 23.

Il moderno rifiuto della guerra

All’inizio del Novecento prese vita un forte movimento di rifiuto della guerra. Il giornalista italiano Ernesto Teodora Moneta, per la sua aperta professione pacifista, nel 1907 ricevette il premio Nobel per la pace: l’unico italiano che ne sia stato finora insignito. L’onorificenza gli fu poi contestata da alcuni pacifisti europei dopo che il giornalista aveva dato il suo assenso all’intervento italiano in Libia nel 1912 e all’entrata in guerra dell’Italia nel 1915.

Tuttavia, precisa lo storico Sergio Albesano: «Per comprendere meglio la sua scelta, è necessario capire il tipo di pacifismo che egli professava e che nulla aveva in comune con l’ideale di nonviolenza che alcuni decenni dopo sarebbe stato predicato da Gandhi. “Noi vogliamo la pace dei forti”, dichiarava Moneta “l’educazione civica militare, per cui ogni cittadino abbia il sentimento virile della propria dignità ed
il Paese sia forte per togliere a chiunque la tentazione di assalirlo”. Più che un pacifista, per Moneta sarebbe corretto parlare di un convinto assertore dell’idea federalista» 24.

Le biografie

Nazioni stabilmente organizzate in federazioni di Stati avrebbero potuto costituire un deterrente alle guerre fra loro.
Il volume Le periferie della memoria, curato da Sergio Albesano e Bruno Segre, da cui è tratta la summenzionata citazione, contiene ventidue biografie firmate da autori diversi, definite Profili di testimoni di pace. Solo per citarne alcune: Umberto Calosso, Aldo Capitini, Carlo Cassola, Remigio Cuminetti, Alexander Langer, Giorgio La Pira, Edmondo Marcucci, Maria Montessori, Luigi Sturzo e Domenico Sereno Regis. “persone normali” che all’interno di un secolo, fra Ottocento e Novecento, hanno costituito un “coro umanitario” di pacifismo, nonviolenza e obiezione di coscienza. L’obiezione di coscienza politica e religiosa L’obiezione di coscienza, pienamente riconosciuta nel nostro Paese solo nel 1998, meriterebbe un capitolo a sé, a cominciare dai primi casi durante la Prima guerra mondiale.


«Avevano rifiutato di imbracciare il fucile, quando il conflitto era iniziato. Allora non possedevano nemmeno un’espressione per denominare il loro gesto, perché lo stesso termine “obiezione di coscienza” era pressoché sconosciuto. Due venivano dalla provincia di Torino. Uno era Remigio Cuminetti, metalmeccanico, nato nei pressi di Pinerolo, era un testimone di Geova, il gruppo che in assoluto avrebbe dato il contributo più alto, in termini numerici, all’obiezione di coscienza italiana. Il secondo, Alberto Long, avventista di Torre Pellice, avrebbe invece trovato le parole per raccontare la sua vicenda solo molti anni più tardi, in una memoria dattiloscritta dedicata ai nipotini, composta alla fine degli anni Settanta, quando gli obiettori erano ormai riconosciuti dalla legge» 25.

Il periodo fascista

Durante il ventennio fascista sporadici casi di rifiuto del servizio militare furono classificati come “renitenza alla leva”. I primi obiettori dell’Italia repubblicana furono Rodrigo Castiello, evangelico pentecostale, nel 1946 ed Enrico Ceroni, testimone di Geova, nel 1948. L’obiezione di Pietro Pinna, nel 1949, primo caso non legato a motivazioni religiose, suscitò un forte dibattito nel quale intervennero Aldo Capitini e l’onorevole Umberto Calosso: quest’ultimo addirittura come testimone a difesa sul terreno umano e morale. A Pinna, fecero seguito nel 1950 Elevoine Santi, volontario del Servizio Civile Internazionale, Pietro Ferrua, anarchico e antimilitarista, e Mario Barbani; seguiti da casi meno clamorosi, ma in numero sempre più crescente.
Nel ventennio Settanta e Novanta, oltre quattordicimila testimoni di Geova, il 90 per cento dei giovani obiettori processati e condannati dai tribunali militari, accumularono un totale complessivo di circa diecimila anni di carcere 26.

Bibliografia
23 P. PICCIOLI, Il prezzo della diversità, Jovene editore, Cercola NA 2010, p. 343.
24 S.ALBESANO, in AA.VV. Le periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, Associazione Nazionale perseguitati
Politici Antifascisti, Torino, Movimento nonviolento, Verona 1999, pp. 118, 119.
25 M. LABBATE, Non un uomo né un soldo. Obiezione di coscienza e servizio civile e Torino, Edizioni Gruppo Abele
Impresa Sociale srl, Torino 2022.


Scrive Sergio Albesano in Storia dell’obiezione di coscienza in Italia: «È praticamente impossibile risalire ai nomi di tutti i Testimoni condannati per obiezione». Nel capitolo a loro dedicato, l’autore ne menziona, a titolo esemplificativo, almeno cinquanta; in buona parte patrocinati dall’avvocato torinese Bruno Segre che ne divenne un difensore storico. Sottolinea Albesano: «Gli obiettori politici provenivano soprattutto dalle regioni settentrionali ed in particolare dall’asse Perugia-Firenze, mentre i testimoni di Geova erano disseminati sull’intero territorio italiano, dal Piemonte alla Sicilia» 27.

La chiesa cattolica

Le posizioni della Chiesa cattolica e di quella valdese L’obiezione di coscienza vissuta in ambito cattolico, sia pur tardivamente dopo un’iniziale avversione, vide il primo obiettore solo agli inizi degli anni Sessanta. Risale al 1962 il caso di Giuseppe Gozzini che si richiamava ai principi della “nonviolenza evangelica”, seguito tre anni dopo da Fabrizio Fabbrini. Per contro, l’11 febbraio 1965 i cappellani militari toscani definirono «vili» gli obiettori di coscienza; accusa alla quale rispose prontamente il sacerdote Lorenzo Milani, con la celebre lettera L’obbedienza non è più una virtù, che gli costò sanzioni religiose e una serie di processi.

La Chiesa valdese visse la posizione da assumere nei confronti dell’obiezione di coscienza al servizio militare con sofferenza alimentata da forti dibattiti. Nel 1969 Aldo Ferrero fu il primo valdese, e forse unico, a proclamarsi obiettore per «fedeltà al messaggio evangelico» 28.

Nonviolenza e pacifismo

Differenze sostanziali Secondo alcuni, la differenza fra pacifismo e nonviolenza è una cavillosità superflua. Altri sostengono che il termine pacifismo sia più vicino all’irenismo ottocentesco o a un mero rifiuto della guerra, mentre la nonviolenza sia una posizione organizzata e politicizzata, in quanto è non solo rifiuto della guerra, della sua preparazione e delle sue conseguenze ma anche rifiuto di qualsiasi tipo di violenza, strutturale, economica, di classe, di genere. Proprio per questo Aldo Capitini voleva che il termine “nonviolenza” fosse un vocabolo a sé, completo in se stesso, una parola unica con un significato propositivo, positivo, affermativo e non una semplice negazione (non violenza).

Bryan Wilson

Rifiuto della guerra e della violenza, certo, ma anche amore per la verità, rifiuto della menzogna, accettazione dell’altro. In questo senso è il termine più vicino al principio gandhiano della nonviolenza, non solo fisica ma estesa ai pensieri e alle parole; usato come fondamento per la lotta politica e la costruzione di una società giusta, pacifica ed equa.
Conclusione
In appendice di questo excursus, sintetico e frammentario, due citazioni che riconducono al cristianesimo. Il noto sociologo Bryan Wilson:
«Nel mondo romano, la nuova religione dei cristiani fu condannata e i suoi seguaci furono perseguitati […]
Nel corso dei secoli si sono sentite esattamente le stesse accuse man mano che le autorità statali condannavano i
quaccheri, i metodisti, i salvazionisti e i Testimoni di Geova» 29.

Paolo Piccioli

Lo storico Paolo Piccioli: «I cristiani delle origini avevano recepito l’insegnamento di neutralità e di amore verso tutti, compresi i nemici, trasmesso dalle Scritture […] Ci sono testimonianze storiche, soprattutto fino al III secolo E.V. sul martirio di cristiani
che si rifiutarono di compiere il servizio militare. «Occorre dunque essere cauti nel respingere a priori la storia di un gruppo e nell’etichettarlo negativamente. Atteggiamenti diversi, ma positivi, possono scaturire da piccoli gruppi che originariamente sono stati oggetto di sole critiche (si pensi a chi ha avuto il coraggio di sostenere l’obiezione di coscienza al servizio militare anche sotto le dittature» 30.

Bibliografia

26 Azione nonviolenta in rete, 29 maggio 2020; Riforma.it, 1 giugno 2020.
27 S.ALBESANO, Storia dell’obiezione di coscienza in Italia, Santi Quaranta, Treviso 1993, p. 117 e segg.
28 LABBATE, 2022, pp. 67 e sgg., 132; Riforma, 2 dicembre 2022, “In coscienza, no ad armi e divisa”.
29 B. WILSON, «Tolleranza religiosa e diversità religiosa», in Futuribili, 2-3, 1999, p. 46.
30 P. PICCIOLI, op. cit. p. 366 e prefazione p. XII.

6

IL CINEMA E L’OBIEZIONE DI COSCIENZA
Di obiezione di coscienza si è anche occupato il cinema. Risale al 1960 il progetto di un film che aveva per protagonista un obiettore francese, condannato per suo rifiuto di usare le armi. Al regista Claude Autan-Lara non fu permesso di realizzare le riprese in Italia; lo avrebbe fatto più tardi in Jugoslavia con il titolo Non uccidere. In quell’anno, la voce dell’avvocato Bruno Segre fu una delle poche che si levarono contro la «netta disapprovazione» alla produzione associata italo-francese
manifestata dalla Direzione Generale dello Spettacolo. «Nell’Italia democristiana dove si possono girare film pseudo-storici inneggianti alla guerra mussoliniana […] non è gradito che il quinto comandamento sia qualcosa di più che una formuletta del catechismo». Fu l’ironico commento del difensore storico degli obiettori di coscienza in Italia sul numero 4 de L’Incontro, il periodico da lui diretto dal 1949 al 2019.
(Bruno Segre, difensore storico dell’obiezione di coscienza in Italia, in Ha
Keillah, marzo 2021)