L’Odissea di Nolan: Zendaya, Circe e il finale spiegato

ATTENZIONE: SPOILER COMPLETI SU L’ODISSEA DI CHRISTOPHER NOLAN

L’Odissea di Christopher Nolan non sta conquistando il pubblico soltanto perché è un kolossal spettacolare tratto da uno dei racconti più celebri della storia. Il vero motivo del suo successo potrebbe essere molto più profondo: Nolan ha preso il viaggio di Ulisse e lo ha trasformato in una storia sul trauma, sul senso di colpa e sulle conseguenze delle proprie azioni.

È questa la chiave che permette di leggere anche i personaggi apparentemente più misteriosi, da Athena, interpretata da Zendaya, alla Circe di Samantha Morton, fino a un finale che cambia radicalmente il significato del ritorno a Itaca. Non è più soltanto la storia di un uomo che vuole tornare a casa: è quella di un uomo che deve capire se è ancora degno di quella casa.

Perché L’Odissea di Nolan ha avuto così tanto successo

Il primo ingrediente è naturalmente Christopher Nolan. Dopo Oppenheimer, il regista aveva raggiunto una posizione rarissima: è riuscito a trasformare un film d’autore in un evento mondiale senza rinunciare alla complessità narrativa.

Con L’Odissea il meccanismo si è ripetuto, ma su una scala ancora più ambiziosa. Il film è un’avventura epica, un racconto mitologico e contemporaneamente un dramma psicologico. Nolan, inoltre, ha scelto di girare in location reali e in condizioni fisiche impegnative, evitando di trasformare l’intero viaggio di Ulisse in una successione di fondali digitali. Matt Damon è stato fondamentale anche per questo approccio: il regista ha sottolineato quanto la sua presenza fisica e il suo impegno durante le riprese in mare abbiano contribuito alla produzione.

Ma c’è un’altra ragione.

Nolan non racconta un eroe perfetto.

Il suo Ulisse è un uomo che ha vinto la guerra di Troia, ma che porta dentro di sé il peso della vittoria. Il celebre Cavallo di Troia, normalmente ricordato come il colpo di genio che permette ai Greci di conquistare la città, diventa nel film qualcosa di molto più oscuro: un atto che viola la Legge di Zeus, il principio secondo cui l’ospite deve essere rispettato e trattato con riguardo.

Ulisse ha trasformato un dono in uno strumento di morte. E il film suggerisce che quella violazione non sia rimasta a Troia: le conseguenze hanno continuato a seguirlo durante tutto il viaggio.

In questo senso, il viaggio verso Itaca diventa quasi una forma di espiazione.

Zendaya e il mistero di Athena

Ed è qui che entra in gioco Zendaya, uno degli elementi più discussi dell’intero film.

Sulla carta, l’attrice interpreta Athena, la dea della saggezza che nella tradizione omerica protegge Ulisse e lo accompagna nel suo ritorno a casa. Ma Nolan complica deliberatamente questa interpretazione.

Athena compare soprattutto dal punto di vista di Ulisse. Gli altri personaggi non sembrano percepirla nello stesso modo. E questo porta a una domanda fondamentale: Athena esiste davvero oppure è una proiezione della mente di Ulisse?

Il film non offre una risposta definitiva. Lo stesso Nolan ha scelto di mantenere questa ambiguità, spiegando che nel mondo degli antichi gli dèi potevano essere percepiti attraverso la natura e attraverso le altre persone.

La risposta più interessante, però, arriva durante il racconto della guerra di Troia.

Ulisse ricorda una giovane donna troiana interpretata ancora da Zendaya. La vede mentre viene trascinata via dai soldati greci e sta per essere uccisa. Contemporaneamente, davanti a lui viene distrutta una statua sacra a Troia, presumibilmente collegata ad Athena.

Ulisse guarda la violenza compiersi e da quel momento associa il volto della donna a quello della dea.

È un passaggio fondamentale.

Athena potrebbe non essere mai comparsa davvero davanti a Ulisse. Potrebbe essere il volto che il suo senso di colpa ha dato a un ricordo traumatico.

La ragazza che muore a Troia diventa così la coscienza di Ulisse.

Ecco perché Zendaya è così importante: non è semplicemente la dea che accompagna l’eroe. È la materializzazione visiva del conflitto morale che Ulisse porta dentro di sé.

Circe, la donna che vede ciò che gli uomini nascondono

Se Athena rappresenta la coscienza, Circe, interpretata da Samantha Morton, rappresenta invece lo smascheramento.

Nell’Odissea di Omero, Circe trasforma gli uomini di Ulisse in maiali. Nolan mantiene questo elemento, ma ne cambia profondamente il significato.

La scena è una delle più disturbanti del film: gli uomini entrano nella casa di Circe, cedono alla fame e all’ingordigia e vengono trasformati fisicamente in animali. La sequenza è stata realizzata senza affidarsi semplicemente alla CGI, contribuendo alla sua dimensione quasi da body horror.

Ma perché proprio dei maiali?

Per Nolan la trasformazione sembra rendere visibile ciò che gli uomini sono già dentro.

Circe non crea la loro natura animalesca: la rivela.

È una differenza enorme rispetto alla semplice magia del mito. La maga diventa una sorta di giudice. Guarda gli uomini, ne riconosce la brutalità e li costringe a confrontarsi con ciò che sono.

Non a caso la versione di Samantha Morton rinuncia anche alla componente romantica presente nel poema. Non c’è il lungo rapporto amoroso tra Circe e Ulisse, né l’anno trascorso sull’isola: Nolan trasforma l’episodio in un incontro molto più oscuro e inquietante.

E c’è un ulteriore livello.

Circe pronuncia un discorso durissimo sulla violenza e sull’abuso del potere maschile. La stessa Morton ha spiegato di aver vissuto quella scena come qualcosa di profondamente personale, quasi come se stesse parlando attraverso Circe a nome di generazioni di donne.

Per questo la Circe di Nolan è molto più di una maga.

È la donna che costringe Ulisse a guardare gli uomini per ciò che sono davvero.

E, indirettamente, costringe anche lui a chiedersi se sia davvero diverso da loro.

Il vero significato del finale

Il finale è forse la parte più importante dell’intero film.

Ulisse torna finalmente a Itaca, ma non trova semplicemente la ricompensa che il viaggio sembrava promettere. La sua casa non è più quella che aveva lasciato e lui non è più l’uomo che era partito.

Il punto centrale è il rapporto con Telemaco.

Nella versione di Nolan, Ulisse e Penelope scelgono infine di lasciare Itaca insieme, mentre il figlio diventa re. È una modifica significativa rispetto al poema omerico e trasforma il finale in una sorta di passaggio generazionale.

Ulisse, in sostanza, rinuncia al potere.

Ed è qui che tutto ciò che abbiamo visto prima acquista un nuovo significato.

Il Cavallo di Troia, la morte a Troia, Athena, Circe, il viaggio, la perdita dei compagni e il ritorno a casa sono tutti tasselli dello stesso percorso: Ulisse deve capire che vincere una guerra non significa necessariamente aver fatto la cosa giusta.

La grande impresa dell’eroe non è quindi tornare a Itaca.

È riuscire a rinunciare all’idea di essere ancora l’eroe che era prima della guerra.

Lasciare il trono a Telemaco significa spezzare il ciclo.

Il padre ha costruito la propria leggenda attraverso la guerra, l’inganno e la conquista. Il figlio può invece costruire un futuro diverso.

Nolan ha trasformato Ulisse in un uomo moderno

Ed è probabilmente questo il motivo per cui L’Odissea ha avuto un impatto così forte sul pubblico.

Nolan ha preso una storia vecchia di migliaia di anni e ha eliminato, almeno in parte, la distanza tra il mito e lo spettatore moderno.

Ulisse non è più soltanto il guerriero astuto che deve superare mostri, sirene e tempeste.

È un uomo che torna dalla guerra e scopre che il vero nemico non era necessariamente Poseidone, né il Ciclope, né il mare.

Il vero nemico era quello che aveva portato con sé.

Il senso di colpa.

Ed è per questo che il volto di Zendaya continua a perseguitarlo, che Circe trasforma i suoi uomini nei maiali che forse sono sempre stati e che il finale non gli concede la tradizionale celebrazione del vincitore.

Ulisse torna a casa, ma non può tornare indietro nel tempo.

E forse è proprio questa la più nolaniana delle idee: non esiste un vero ritorno alla persona che eravamo prima delle nostre scelte. Possiamo soltanto decidere cosa fare delle conseguenze.

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