Dopo anni di richieste da parte di registi, Nino D’Angelo ha finalmente accettato di raccontarsi in un documentario. Ma a realizzarlo non è stato un regista qualunque, bensì suo figlio, Toni D’Angelo, già noto per film come Una notte, Falchi e Calibro 9. Il risultato è “Nino. 18 giorni”, un docufilm presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, in uscita nelle sale italiane il 20 novembre con Nexo Studios.
“Molti volevano raccontare la sua storia – spiega Toni – ma c’era superficialità. Mio padre ha vissuto una vita piena di sfaccettature, non si può ridurre tutto a Napoli, la camorra, gli anni ’80 o il caschetto”.
Un diario intimo tra palco e memoria
Il documentario, prodotto da Isola Produzioni con Rai Cinema, Mad Entertainment, Stefano Francioni Produzioni e altri partner, segue Nino D’Angelo durante la preparazione di un concerto evento. Una vera e propria rinascita artistica, che viene raccontata attraverso una narrazione intima, tra pubblico e privato.
“Io mi racconto da 50 anni – ha dichiarato Nino D’Angelo – ma mio figlio ha trovato un nuovo modo. Negli anni ’80 la gente vedeva solo il caschetto, non ciò che facevo. Quel pregiudizio mi ha portato alla depressione, ma mi ha anche dato la forza per ricominciare”.
H2: Dalla musica al cinema, la sfida di un artista popolare
Nino D’Angelo ha ricordato anche il suo rapporto con il cinema: “Mi facevano sempre fare il ragazzino innamorato che correva sulle spiagge. Penso di essere l’attore che ha corso di più nei film italiani!”.
Il cantante ha avuto anche riconoscimenti importanti, come il David di Donatello e il Nastro d’Argento per le musiche di Tano da morire, ma il premio più grande per lui resta “la vita e questo film che mio figlio ha fatto su di me”.
H2: Una storia di riscatto e uguaglianza
Con emozione, Nino ha condiviso il senso profondo del documentario: un messaggio per chi, come lui, è partito dal nulla.
“Sono nato povero, a 13 anni dovevo già aiutare mio padre. I miei figli sono nati borghesi, hanno potuto studiare. Io no. Ma oggi posso dire: ce l’ho fatta. E se posso, voglio essere la voce di chi non ha avuto la mia fortuna”.
Per Toni D’Angelo, il film è anche un modo per affrontare il peso dell’eredità paterna: “Anche io ho vissuto un pregiudizio, per il solo fatto di essere suo figlio”.
In sintesi
“Nino. 18 giorni” non è solo un documentario musicale, ma un racconto umano, autentico e commovente. Il film celebra un’icona della cultura popolare italiana, ma soprattutto l’uomo dietro l’artista. Un’opera che invita a guardare oltre le apparenze, oltre il celebre caschetto, per scoprire una storia di talento, fatica e riscatto.