Nicola Bertellotti a Roma: la mostra dell’intervallo

C’è un momento in cui un luogo smette di essere quello che era, ma non è ancora diventato qualcos’altro. È proprio in questo spazio sospeso che si muove la fotografia di Nicola Bertellotti, protagonista dal 15 ottobre della nuova stagione espositiva di Basile Contemporary a Roma con Cronache dell’Intervallo.

La mostra, la prima personale romana dell’artista, riunisce 13 opere di diverse dimensioni, molte delle quali inedite, costruendo un percorso visivo dedicato ai luoghi dimenticati, alle tracce lasciate dal tempo e a quella particolare bellezza che emerge quando l’assenza prende il posto della presenza.

Nicola Bertellotti e la bellezza dei luoghi dimenticati

Le fotografie di Nicola Bertellotti raccontano architetture che hanno perso la loro funzione originaria, ma che continuano a custodire storie, oggetti e segni del passato.

Case, chiese e altri spazi abbandonati diventano così protagonisti di immagini in cui il tempo sembra rallentare. Non si tratta semplicemente di documentare il degrado o di costruire una visione nostalgica di ciò che è scomparso: l’obiettivo dell’artista cerca piuttosto quel momento intermedio in cui il passato è ancora visibile, mentre il presente sta lentamente trasformando ciò che ne rimane.

La luce naturale, elemento fondamentale della sua ricerca, entra negli ambienti e ne mette in evidenza dettagli, superfici e tracce. La polvere, gli oggetti dimenticati e le architetture svuotate dalla presenza umana assumono una nuova dimensione, quasi pittorica.

Come spiega lo stesso Bertellotti, il suo interesse non è rivolto alla semplice testimonianza nostalgica della scomparsa, ma alla possibilità di riconoscere nelle cose sopravvissute una “bellezza inattuale”, lontana dalle categorie dell’utilità.

Cronache dell’Intervallo, tra assenza e memoria

È da questa prospettiva che nasce Cronache dell’Intervallo, mostra fortemente voluta da Rosa Basile, gallerista alla guida di Basile Contemporary dal 2021.

La galleria, nel cuore del centro storico di Roma, tra Piazza Navona e il Chiostro del Bramante, accoglie un progetto che interpreta l’architettura come una forma di memoria.

Secondo Rosa Basile, le immagini di Bertellotti raccontano proprio l’istante in cui l’essere umano abbandona un luogo: una parentesi temporale nella quale lo spazio non è più funzionale, ma non è ancora diventato una rovina archeologica. È l’intervallo evocato dal titolo della mostra.

In questa dimensione sospesa, il tempo non appare soltanto come una forza che distrugge. Diventa invece un elemento capace di modificare gli spazi, depositando nuove tracce e facendo emergere una bellezza fragile e inattesa.

La fotografia di Nicola Bertellotti arriva a Roma

Da anni Nicola Bertellotti viaggia attraverso il mondo alla ricerca di luoghi dimenticati, trasformando l’esplorazione in un’indagine sulla memoria e sul rapporto tra uomo, spazio e tempo.

Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private e sono state esposte in gallerie e musei internazionali. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Arte di Cairo Editore, il Trento Art Prize, il contest AIPAI e il concorso Rovine di Puglia.

L’artista ha inoltre partecipato a manifestazioni internazionali come Paris Photo, mentre i suoi portfolio sono stati pubblicati su riviste quali Vanity Fair, Esquire, Elle Decor, Arte, Marie Claire e Milieu magazine.

La sua produzione comprende anche i volumi monografici Fenomenologia della fine, pubblicato nel 2014, e In Absentia, del 2022.

Dove vedere Cronache dell’Intervallo a Roma

Cronache dell’Intervallo sarà visitabile dal 15 ottobre al 21 novembre 2026 negli spazi di Basile Contemporary, in via di Parione 10 a Roma.

L’inaugurazione è in programma giovedì 15 ottobre dalle 18.30 alle 21.00. La mostra sarà poi aperta dal martedì al sabato, dalle 11.00 alle 20.00.

Con le sue 13 opere, il progetto offre al pubblico un’occasione per entrare in quella particolare zona della fotografia di Nicola Bertellotti in cui il tempo sembra fermarsi: non più passato, non ancora futuro, ma un presente fragile nel quale le architetture continuano a raccontare ciò che è stato.

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