Con Marty Supreme, Josh Safdie firma uno dei film più discussi e divisivi della stagione cinematografica 2025-2026, affidando a Timothée Chalamet un ruolo che segna una svolta radicale nella sua carriera. Il risultato è un’opera energica, caotica e profondamente ambiziosa, che ha conquistato la critica internazionale e portato l’attore alla vittoria del Golden Globe 2026 come Miglior Attore – Musical o Commedia.
Trama
Ambientato nella New York degli anni Cinquanta, Marty Supreme racconta l’ascesa e la caduta di Marty Mauser, un venditore di scarpe con un talento discreto per il ping-pong e un’ambizione smisurata. Il suo obiettivo non è semplicemente vincere, ma diventare una leggenda, a qualsiasi costo. Tra partite clandestine, scommesse, truffe e relazioni tossiche, Marty costruisce un impero fragile, destinato a incrinarsi sotto il peso del suo stesso ego.
La trama, volutamente frammentata, segue il ritmo mentale del protagonista: imprevedibile, accelerato, spesso autodistruttivo.
La performance di Timothée Chalamet
Il cuore pulsante del film è senza dubbio Timothée Chalamet, che offre una delle interpretazioni più fisiche, rumorose e sfrontate della sua carriera. Il suo Marty è carismatico e insopportabile, brillante e patetico allo stesso tempo. Chalamet abbandona ogni residuo di eleganza per incarnare un personaggio sopra le righe, dominato da tic nervosi, scoppi d’ira e un’energia quasi incontrollabile.
Una prova che ha diviso il pubblico, ma che la critica ha unanimemente riconosciuto come coraggiosa e trasformativa, premiata appunto con il Golden Globe 2026.
Regia e stile visivo
Josh Safdie applica al film il suo stile ormai riconoscibile: macchina da presa instabile, montaggio serrato, dialoghi sovrapposti e una costante sensazione di urgenza. La regia non concede tregua allo spettatore e riflette perfettamente la mente ossessiva del protagonista.
La fotografia contribuisce a creare un’atmosfera claustrofobica, mentre la colonna sonora accompagna il racconto con un ritmo quasi sportivo, scandendo la narrazione come uno scambio continuo di colpi su un tavolo da ping-pong.
Temi e lettura critica
Marty Supreme non è un semplice film sportivo. Il ping-pong diventa una metafora della competizione capitalistica, dell’illusione del successo e della solitudine che accompagna l’ambizione estrema. Il film esplora il mito dell’anti-eroe moderno, mostrando come il talento, se guidato esclusivamente dall’ego, possa trasformarsi in una forma di autodistruzione.
Safdie non cerca mai di rendere Marty simpatico: lo osserva, lo espone, lo lascia fallire.
Accoglienza critica e reazioni
La critica ha accolto il film con grande entusiasmo, lodandone soprattutto la performance di Chalamet e l’audacia registica. Tuttavia, Marty Supreme resta un’opera polarizzante: alcuni spettatori hanno criticato la struttura narrativa disordinata e la difficoltà di empatizzare con il protagonista.
Proprio questa divisione, però, contribuisce a rafforzarne l’identità e l’impatto culturale.
Marty Supreme è un film imperfetto, rumoroso e spesso eccessivo, ma anche profondamente coerente con la visione del suo autore. Non cerca il consenso universale e non fa sconti allo spettatore. È un’opera che lascia il segno, soprattutto grazie a un Timothée Chalamet in stato di grazia, capace di rischiare e reinventarsi.
Un titolo destinato a restare al centro del dibattito cinematografico degli ultimi anni.