Maggie Gyllenhaal scuote Venezia: «C’è un problema»

Maggie Gyllenhaal donne cinema

Maggie Gyllenhaal apre a Venezia 83 una discussione che va oltre il cinema. La presidente della giuria del Concorso ha affrontato al Lido la scarsa presenza di registe in gara per il Leone d’Oro, parlando di un problema ancora sistemico e delle difficoltà che le cineaste incontrano nell’ottenere finanziamenti. Ma dalla questione della rappresentanza il discorso si allarga al ruolo del cinema davanti ai conflitti, all’empatia e al rapporto tra arte e politica.

Venezia 83, Maggie Gyllenhaal arriva alla conferenza stampa

Maggie Gyllenhaal: «C’è un problema sistemico»

La battuta iniziale strappa una risata alla sala, ma Maggie Gyllenhaal affronta subito con serietà la domanda sulla presenza femminile nel Concorso di Venezia 83.

Le registe in gara per il Leone d’Oro sono soltanto due, mentre nell’edizione precedente erano sei. Per la presidente della giuria non si tratta semplicemente di una questione legata alle scelte di un singolo festival.

«C’è un problema sistemico», ha spiegato Gyllenhaal, indicando innanzitutto le maggiori difficoltà incontrate dalle donne nel reperire finanziamenti per realizzare i propri film.

Secondo la regista esiste inoltre un altro elemento da considerare: i temi affrontati dalle cineaste, anche perché legati a esperienze di vita differenti, non sempre vengono riconosciuti come forme di arte considerate di alto livello.

Da qui una domanda destinata a superare i confini della Mostra: chi decide cosa è arte di qualità e cosa ha valore?

Barbera: «L’unico criterio è la qualità del film»

Alla stessa domanda, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha precisato che il processo di selezione non prevede pregiudizi legati alla forma o al contenuto delle opere.

Nel lungo percorso che porta alla scelta dei film, ha spiegato Barbera, l’unico criterio è la qualità.

Gyllenhaal ha però sottolineato come il problema possa essere più profondo e riguardare ciò che il sistema cinematografico considera meritevole di essere finanziato, prodotto e valorizzato.

Venezia 83, il Lido si accende prima del red carpet

La regista ritiene che sia trascorso ancora relativamente poco tempo da quando alle donne è stata data la possibilità di dirigere film con maggiore continuità. E proprio per questo, secondo lei, potrebbe essere necessario altro tempo per abituarsi a modalità di racconto differenti da quelle tradizionalmente associate agli autori uomini.

La presidente della giuria ha comunque ricordato la forte presenza femminile all’interno degli organismi della Mostra e della sua stessa giuria, dove siedono anche importanti registe.

Il cinema durante le guerre: «Serve empatia»

Il discorso di Maggie Gyllenhaal si è poi spostato dal tema della rappresentanza a quello del ruolo del cinema in un mondo attraversato da conflitti.

La domanda è inevitabile: come è possibile parlare di film e di festival mentre il mondo vive una situazione di emergenza?

Per Gyllenhaal, la risposta passa attraverso una parola precisa: empatia.

Il cinema, secondo la presidente della giuria, può offrire allo spettatore la possibilità di trovare dentro di sé una maggiore capacità di comprendere l’esperienza degli altri.

Anche le storie più difficili, comprese quelle dedicate a persone corrotte o moralmente perverse, possono diventare strumenti per confrontarsi con il lato oscuro dell’essere umano. Guardare questi personaggi significa anche chiedersi quanto di quella oscurità possa esistere dentro ciascuno di noi.

È una concezione del cinema che non pretende di offrire risposte semplici, ma invita il pubblico ad ascoltare esperienze lontane dalla propria.

Maggie Gyllenhaal a Venezia 83: la presidente della giuria

Maggie Gyllenhaal: «I film sono inevitabilmente politici»

Da questa riflessione nasce anche la sua idea del rapporto tra cinema e politica.

Per Maggie Gyllenhaal, quando un film offre uno sguardo realmente onesto sull’esperienza di un’altra persona, è «fondamentalmente e inevitabilmente politico», oltre a poter essere molte altre cose contemporaneamente.

Una posizione particolarmente significativa in una Venezia 83 che sta dedicando grande spazio al rapporto tra cinema, potere, conflitti e società.

La sua presenza alla guida della giuria acquista così un significato ulteriore: non soltanto il compito di valutare le opere in Concorso, ma anche l’occasione per riflettere pubblicamente sul sistema che quelle opere le produce e le porta al pubblico.

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