Guadagnino racconta Bertolucci: a Venezia arriva Joie de Vivre

Ci sono registi che appartengono alla storia del cinema e altri che continuano a influenzare il cinema anche dopo la loro scomparsa. Bernardo Bertolucci appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

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È proprio dalla sua eredità artistica che parte Luca Guadagnino con Joie de Vivre, il nuovo documentario presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un progetto che non nasce con l’obiettivo di costruire il tradizionale ritratto celebrativo di un grande autore, ma con quello di interrogarsi sulla sua influenza e sulla capacità delle sue opere di continuare a parlare al cinema contemporaneo.

Il risultato è un incontro ideale tra due generazioni di registi, unite da una sensibilità comune verso il desiderio, l’identità, la libertà creativa e il racconto dell’intimità.

Luca Guadagnino incontra Bernardo Bertolucci

Il rapporto ideale tra Luca Guadagnino e Bernardo Bertolucci è forse il punto di partenza più interessante di Joie de Vivre.

Sono due autori appartenenti a generazioni differenti, ma accomunati da una particolare attenzione per la dimensione emotiva e sensoriale del cinema. Entrambi hanno utilizzato la macchina da presa per esplorare desideri, identità, relazioni e conflitti interiori, trasformando la dimensione privata in materia cinematografica.

Bertolucci ha portato il cinema italiano verso una dimensione internazionale, diventando uno degli autori più importanti del Novecento. Guadagnino ha raccolto, in un’epoca completamente diversa, una parte di quella vocazione internazionale, costruendo una carriera capace di dialogare con il pubblico italiano e con quello globale.

Da Io sono l’amore a Chiamami col tuo nome, fino ai suoi lavori più recenti, Guadagnino ha sviluppato un linguaggio personale nel quale il rapporto tra corpo, desiderio, ambiente e identità occupa spesso una posizione centrale.

Con Joie de Vivre sceglie quindi di confrontarsi direttamente con uno dei registi che hanno contribuito a ridefinire proprio quel linguaggio.

Joie de Vivre non è una semplice biografia

Il documentario non vuole trasformare Bernardo Bertolucci in un monumento immobile.

È questo uno degli aspetti più significativi dell’operazione di Guadagnino. Joie de Vivre parte dalla memoria, ma guarda soprattutto al presente e al futuro.

L’obiettivo è comprendere perché il cinema di Bertolucci continui a essere così vitale e quale influenza abbia esercitato sulle generazioni successive di registi.

Il film si allontana quindi dalla classica struttura biografica per concentrarsi sull’eredità artistica di un autore che ha trasformato il proprio percorso personale in una ricerca cinematografica capace di attraversare epoche, generi e confini geografici.

Bertolucci viene osservato attraverso il cinema che ha realizzato, ma anche attraverso gli sguardi di chi ne ha raccolto la lezione.

È un approccio particolarmente adatto a un festival come Venezia, dove la storia del cinema e le nuove forme della settima arte convivono ogni anno nello stesso spazio.

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Il cinema di Bertolucci attraverso gli occhi dei suoi colleghi

Per costruire il racconto di Joie de Vivre, Luca Guadagnino sceglie di lasciare spazio alle testimonianze di importanti personalità del cinema internazionale.

Registi appartenenti a generazioni, culture e sensibilità differenti condividono il proprio rapporto con Bertolucci, contribuendo alla costruzione di un ritratto collettivo.

La scelta permette di ampliare lo sguardo oltre la dimensione italiana.

Perché parlare di Bertolucci significa parlare di un autore che ha superato molto presto i confini del proprio Paese. Il suo cinema ha dialogato con culture differenti e ha affrontato temi universali come la politica, la storia, la famiglia, il desiderio, il potere e la ricerca dell’identità.

Film come Il conformista, Ultimo tango a Parigi, Novecento e L’ultimo imperatore hanno segnato epoche differenti della sua carriera, mostrando ogni volta una capacità particolare di unire ricerca formale e dimensione emotiva.

Con Joie de Vivre, quelle opere diventano il punto di partenza per una domanda più ampia: che cosa rimane di un grande autore quando il suo tempo è finito?

La risposta, nel caso di Bertolucci, sembra essere evidente: rimane il suo modo di guardare.

Da Bertolucci a Guadagnino, un’eredità ancora viva

Il confronto con Bertolucci diventa inevitabilmente anche un confronto con il percorso dello stesso Guadagnino.

Il regista palermitano non sembra interessato a imitare il maestro, quanto piuttosto a comprenderne la libertà creativa.

È una distinzione fondamentale.

L’eredità di un grande autore non consiste necessariamente nella riproduzione del suo stile. Può manifestarsi nella possibilità di raccogliere una domanda, un’attitudine, un modo di intendere il cinema e trasformarlo in qualcosa di nuovo.

È proprio ciò che rende interessante il rapporto tra i due cineasti.

Bertolucci appartiene a una generazione che ha contribuito a cambiare radicalmente il cinema italiano e internazionale. Guadagnino rappresenta invece una generazione che si muove in un panorama audiovisivo completamente diverso, caratterizzato dalla globalizzazione, dalle piattaforme e dalla trasformazione dei linguaggi.

Eppure alcune domande rimangono le stesse.

Che cosa significa raccontare il desiderio? Come si rappresenta l’identità? Quanto può spingersi la libertà di un autore? E soprattutto, quale rapporto deve avere il cinema con la realtà e con la vita?

Sono interrogativi che attraversano tanto l’opera di Bertolucci quanto quella di Guadagnino.

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La presentazione di Joie de Vivre alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia assume quindi un significato particolare.

Non è soltanto un documentario dedicato a un grande regista italiano. È un dialogo tra epoche diverse del cinema.

Da una parte c’è Bernardo Bertolucci, maestro capace di lasciare un’impronta profonda nella storia della settima arte. Dall’altra c’è Luca Guadagnino, autore contemporaneo che continua a portare il cinema italiano sulla scena internazionale.

In mezzo c’è Venezia, luogo nel quale la memoria del cinema incontra continuamente nuove visioni.

In un’epoca dominata dalla velocità, dagli algoritmi e dalla trasformazione delle modalità di fruizione audiovisiva, Joie de Vivre sembra invitare a una riflessione diversa: il valore di un autore non si misura soltanto dalla sua epoca, ma dalla capacità delle sue opere di continuare a generare domande.

Ed è proprio questo il caso di Bertolucci.

Il suo cinema continua a essere studiato, discusso, amato e anche messo in discussione. Continua a influenzare registi e spettatori perché non offre semplicemente immagini da ricordare, ma uno sguardo sul mondo.

Per Luca Guadagnino, confrontarsi con quella eredità significa dunque guardare indietro senza nostalgia.

Joie de Vivre diventa così un ponte tra il cinema di ieri e quello di domani: un modo per ricordare che i grandi maestri non restano confinati nella storia, ma continuano a vivere ogni volta che un nuovo autore decide di confrontarsi con le loro idee.

A Venezia 83, il cinema di Bernardo Bertolucci torna quindi a parlare attraverso lo sguardo di Luca Guadagnino.

Non come un’eredità da conservare sotto vetro.

Ma come una scintilla ancora capace di accendere nuove immagini, nuove domande e nuovi film.

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La Rivista Speciale Venezia 83 di ShowLand News, distribuita gratuitamente al Lido durante la Mostra del Cinema di Venezia.

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