Un servizio fotografico. Due persone. Un incontro che si trasforma in uno specchio delle fragilità umane.
“La Tigre” mette in scena il confronto tra un rinomato specialista dello sviluppo personale — abituato a insegnare come vivere meglio — e una fotografa professionista chiamata a immortalarlo per un prestigioso servizio sul supplemento domenicale di una rivista.
Lui ama apparire, lei cerca la verità dietro le immagini. Lui parla di felicità, lei ne coglie le ombre.
Sul palco, le parole diventano rivelazioni, e la macchina fotografica si trasforma in un simbolo di svelamento.

Un teatro fatto di luce e corpi

La regia sceglie la via dell’essenzialità: niente scenografie elaborate, solo corpi, luci e ritmo.
Un tappeto, uno sgabello, una macchina fotografica — e tutto il resto è lasciato all’immaginazione.
Il risultato è un teatro puro, dinamico, dove la tensione nasce dal dialogo e dall’energia dei protagonisti.
Come dichiara l’autore, “se ci saranno effetti speciali, dipenderà dall’energia dei corpi”.
Un manifesto poetico di teatro vissuto, dove ciò che non si vede diventa ciò che più intensamente si percepisce.

Il tema universale della paura

“La Tigre” è, in fondo, una riflessione sulla paura che abita ognuno di noi.
L’autore la definisce “la paura che tutti abbiamo e che, impossibile da nascondere, va solo accettata e gestita come meglio si può”.
Un simbolo potente, che attraversa l’intera narrazione: la paura di non essere all’altezza, di essere scoperti, di perdere il controllo.
Lui non è ciò che crede di essere, e lei non è affatto chi dice di essere.
È in questa tensione che lo spettacolo trova la sua verità più profonda: quella di un’umanità in bilico tra finzione e autenticità.

Un sodalizio artistico ritrovato

“La Tigre” segna anche il ritorno della collaborazione tra il regista e l’attrice Marina, dopo l’esperienza cinematografica condivisa in Ti spiace se bacio mamma?.
Un legame umano e creativo che l’autore descrive come “pieno di dolcezza, divertimento e autentico piacere intellettuale”.
Da quella complicità nasce un lavoro che promette di unire intensità emotiva e ironia, offrendo al pubblico uno spettacolo capace di intrattenere e far riflettere.

Tra realtà e rappresentazione

Nel duello tra il “guru” e la fotografa si gioca un tema eterno: la distanza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo.
In un’epoca dominata dall’immagine, “La Tigre” diventa una lente lucida e ironica sulla nostra continua ricerca di felicità, e sul coraggio necessario per guardare dentro di noi, senza filtri.