Un crimine realmente accaduto, un caso che ha scosso l’Italia nel profondo: l’assassinio di Gloria Rosboch, l’insegnante 49enne uccisa nel 2016 nel Canavese da Gabriele Defilippi, ex allievo e manipolatore seriale, diventa ora un film potente e disturbante. Si intitola “La Gioia” ed è diretto da Nicolangelo Gelormini, con protagonisti Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betti Pedrazzi. Unico titolo italiano in concorso alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2025, uscirà prossimamente in sala con Vision Distribution.

La pellicola, ispirata anche all’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, racconta in forma romanzata la dinamica emotiva e psicologica di una relazione malata, fatta di illusioni, manipolazione e vulnerabilità.

Valeria Golino: “Gioia non è solo una vittima”

Nel film, Valeria Golino interpreta Gioia, un’insegnante di francese timida, fragile, ma non priva di spigoli. “È una donna che si è cristallizzata, sentimentalmente rimasta adolescente”, racconta l’attrice. “È vittima, sì, ma anche protagonista delle proprie scelte. Non giudica il suo amore per un ragazzo molto più giovane. Vive ogni cosa come naturale”.

Un adolescente ambiguo e seduttivo

Il personaggio di Alessio (interpretato da Saul Nanni) è un liceale inquieto, seduttivo, fluido e manipolatore, che sfrutta la sua ambiguità e bellezza per ottenere denaro e attenzioni. Vive in un contesto familiare disfunzionale, dove regnano la complicità tacita della madre Carla (Jasmine Trinca), e l’appoggio interessato di Cosimo (Francesco Colella), amante e amico di famiglia.

Inizialmente scosso dalla sincerità di Gioia, Alessio finisce comunque per trascinarla in una spirale tragica, spinto dalla fame di potere e dalla voglia di riscatto sociale.

Gelormini: “Un film sull’ambiguità dell’amore”

Dopo Fortuna, Gelormini torna con un’opera che scava nei sentimenti più disturbanti. “La Gioia è un film che racconta l’anticorpo dell’amore, quella difesa emotiva che spesso ci allontana da ciò che ci colpisce davvero”, spiega il regista.

Jasmine Trinca, parlando del suo personaggio, evidenzia un tema chiave del film: “Ogni personaggio ha un’ambiguità rispetto a se stesso. La madre che interpreto proietta sé stessa sul figlio, tradendo il principio che i figli vanno lasciati liberi”.

Un film che scuote, senza giudicare

La Gioia non cerca risposte semplici. È un film sull’ambivalenza, sulla fragilità umana e sull’incapacità di vedere davvero l’altro. Una narrazione visivamente potente e disturbante, che trasforma un fatto di cronaca nera in una riflessione lucida e inquietante sui rapporti di potere, il desiderio e l’illusione dell’amore.