“La cronologia dell’acqua” segna il coraggioso debutto alla regia di Kristen Stewart e arriverà nei cinema italiani dall’11 giugno in lingua originale, distribuito da Wanted Cinema.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch e ha attirato grande attenzione all’ultimo Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, per il suo approccio radicale e non convenzionale alla narrazione del trauma.
Il percorso di Lidia tra dolore e rinascita
Al centro di La cronologia dell’acqua c’è Lidia, interpretata da Imogen Poots, una giovane donna segnata da un’infanzia difficile, tra abusi, dipendenze e una famiglia disfunzionale.
Il nuoto agonistico diventa inizialmente la sua via di fuga, ma il percorso verso una possibile salvezza passa attraverso esperienze dolorose, relazioni tossiche e una costante ricerca di identità.
Dalla frammentazione alla scrittura come salvezza
Nel corso della sua vita, Lidia attraversa lutti, autodistruzione e incontri decisivi, fino ad arrivare alla scrittura come strumento di ricostruzione personale.
Un ruolo chiave è quello di Ken Kesey, interpretato da Jim Belushi, che riconosce il potenziale creativo della protagonista e contribuisce a indirizzarla verso la letteratura.
Kristen Stewart e il cinema della memoria
Con La cronologia dell’acqua, Kristen Stewart firma un’opera profondamente personale, costruita su frammenti di memoria e narrazione non lineare.
Il film esplora il trauma come esperienza trasformativa e la scrittura come atto di riappropriazione della propria voce, in un linguaggio visivo che riflette la natura discontinua della memoria.
Un adattamento accolto a Cannes
Presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, il film ha suscitato curiosità e interesse per la sua struttura narrativa sperimentale e per l’intensità del racconto.
La cronologia dell’acqua si distingue come un’opera che mette al centro il corpo, la vergogna e la possibilità di trasformare il dolore in creazione artistica.
Un debutto potente e radicale
La visione di Kristen Stewart è quella di un cinema che non cerca ordine, ma frammentazione, invitando lo spettatore a confrontarsi con le zone più complesse dell’esperienza umana.
Il risultato è un racconto di autodeterminazione femminile che supera le convenzioni narrative tradizionali e pone al centro la libertà di raccontarsi attraverso l’arte. Guarda il trailer