Fa un certo effetto vedere la glaciale eleganza di Isabelle Huppert confrontarsi con la gioia di vivere. Eppure è proprio questo il cuore de La donna più ricca del mondo, in arrivo nelle sale italiane dal 16 aprile, distribuito da Europictures.
Il film, diretto da Thierry Klifa, ha aperto la sedicesima edizione di Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese, in corso al Cinema Nuovo Sacher.
Una trasformazione inattesa
Al centro della storia c’è Marianne, personaggio ispirato liberamente alla figura reale di Liliane Bettencourt, protagonista di uno dei più discussi scandali francesi tra il 2009 e il 2010.
«Non è una donna infelice», racconta Isabelle Huppert, «ma a un certo punto scopre una nuova forma di felicità, come se aprisse una porta che aveva sempre tenuto chiusa».
Un cambiamento profondo che la porta a confrontarsi con emozioni e libertà mai esplorate prima.
Tra scandalo e libertà
La trama ruota attorno al rapporto tra Marianne e il fotografo Pierre-Alain Fantine, interpretato da Laurent Lafitte, figura ispirata a François-Marie Banier.
Un legame ambiguo e provocatorio che destabilizza una famiglia chiusa e piena di segreti: un marito fragile, una figlia distante e un equilibrio destinato a rompersi.
Il regista Thierry Klifa sottolinea anche la dimensione storica e politica della vicenda:
«La ricchezza di queste famiglie affonda spesso le radici in pagine oscure, tra collaborazionismo e antisemitismo. Era importante raccontarlo».
Il metodo Huppert
Per Isabelle Huppert, il segreto sta nella libertà interpretativa:
«Ho sempre scelto ruoli diversi senza rinunciare a me stessa. In ognuno di noi esistono molte identità».
Un approccio che l’ha resa una delle interpreti più versatili del cinema europeo, musa di registi come Claude Chabrol.
Il legame con l’Italia
Nel corso dell’incontro romano, l’attrice ha ricordato il suo rapporto speciale con il cinema italiano, citando collaborazioni con maestri come Marco Ferreri, Mauro Bolognini, Paolo e Vittorio Taviani, Marco Bellocchio e Pietro Germi.
E sul futuro, mantiene il massimo riserbo anche sul progetto con Dario Argento, liquidando con una battuta ogni definizione:
«È semplicemente un film di Dario Argento».
Con La donna più ricca del mondo, Isabelle Huppert dimostra ancora una volta che il vero lusso, nel cinema come nella vita, è la libertà di reinventarsi. E dietro la maschera dell’eleganza, affiora una verità più potente: anche le esistenze più controllate possono, all’improvviso, scegliere di vivere davvero.