Abbiamo intervistato Giovanni Pellegrino, Presidente della AIFGDO, un’associazione neocostituita che si pone al fianco degli imprenditori della GDO.
Domanda
Presidente Pellegrino, partiamo dalle basi: qual è la missione della nuova associazione AIFGDO e quali esigenze hanno portato alla sua nascita?
Risposta
AIFGDO nasce da un’esigenza molto concreta: dare finalmente voce agli imprenditori affiliati che operano nella grande distribuzione organizzata e che, negli ultimi anni, stanno affrontando criticità crescenti. Parliamo di imprenditori che gestiscono punti vendita in franchising o in fitto di ramo d’azienda e che spesso si trovano in una posizione di forte squilibrio nei confronti delle proprietà dei marchi.
In particolare, guardiamo con attenzione alla situazione che coinvolge GS S.p.A., dove molti affiliati lamentano difficoltà strutturali, operative e contrattuali. L’associazione vuole essere un punto di riferimento, un luogo di ascolto e soprattutto uno strumento di tutela. L’obiettivo è riequilibrare i rapporti contrattuali e garantire condizioni più eque, sostenibili e trasparenti per chi ogni giorno manda avanti i punti vendita.
Domanda
Entriamo nel merito delle criticità strutturali. Dai procedimenti giudiziari emergono problemi importanti: impianti non adeguati, refrigerazione insufficiente, infiltrazioni, pavimenti danneggiati. Quanto è diffuso questo fenomeno e quali conseguenze ha sulla gestione quotidiana dei negozi?
Risposta
Purtroppo si tratta di problematiche molto diffuse. Gli affiliati che si sono rivolti alla nostra associazione ci hanno segnalato carenze strutturali che riguardano praticamente ogni aspetto dell’immobile: impianti elettrici, illuminazione, climatizzazione, trattamento dell’aria, riscaldamento e raffrescamento, fino ai sistemi di refrigerazione che garantiscono la catena del freddo.
A queste criticità si aggiungono infiltrazioni d’acqua, umidità persistente, pavimenti danneggiati o addirittura divelti. Sono condizioni che non solo compromettono la qualità del servizio, ma mettono a rischio la sicurezza di clienti e lavoratori.
Le conseguenze operative sono pesantissime: l’affiliato è costretto a intervenire con soluzioni tampone, spesso costose e mai risolutive. In pratica, si trova a sostenere spese che non gli competerebbero, pur di mantenere il negozio aperto e garantire standard minimi di sicurezza e igiene.
Domanda
Quindi, da un lato il franchisor dovrebbe garantire la manutenzione e la conformità degli impianti, ma dall’altro le responsabilità igienico-sanitarie ricadono sugli affiliati. È così?
Risposta
Esattamente. È un vero e proprio cortocircuito. Gli imprenditori si trovano in una posizione paradossale: non hanno il controllo sugli interventi strutturali, ma sono responsabili davanti agli organi di controllo. In diversi casi, gli affiliati hanno dovuto giustificare le mancanze del franchisor davanti ad ASL, NAS e altri enti, arrivando persino a pagare sanzioni amministrative.
Alcuni, esasperati, si sono perfino autodenunciati per costringere il franchisor a intervenire. Questo perché, secondo quanto ci viene riferito, spesso le aziende si muovono solo dopo una segnalazione ufficiale. È una situazione insostenibile, che mette gli imprenditori in una posizione di vulnerabilità costante.
Domanda
Passiamo ora agli aspetti economici e commerciali. Molti affiliati parlano di business plan irrealistici, approvvigionamenti vincolati e politiche commerciali imposte. Quali sono le principali criticità da questo punto di vista?
Risposta
Il primo grande problema è il business plan. Viene presentato come uno strumento di previsione, ma spesso è un documento costruito senza una metodologia chiara. I numeri relativi a margini, fatturati, carrelli medi e redditività si rivelano irrealistici già dal primo giorno di apertura.
A questo si aggiungono:
- tempi di pagamento estremamente brevi, tra 15 e 21 giorni, che nel lungo periodo prosciugano la liquidità dell’affiliato;
- vincoli percentuali sugli ordini, che obbligano a rifornirsi quasi esclusivamente dal franchisor, limitando la libertà imprenditoriale;
- politiche commerciali unilaterali, come promozioni, volantini e iniziative tipo “mini collection”, che riducono ulteriormente i margini e non tengono conto delle specificità dei singoli punti vendita.
Il risultato è una dipendenza economica che, in alcuni casi, sfocia in un vero e proprio abuso di posizione dominante. Molti imprenditori si ritrovano in una spirale di costi e vincoli che li porta rapidamente all’insolvenza, non per incapacità gestionale, ma per un modello contrattuale squilibrato.
Domanda
In questo contesto così complesso, come può intervenire concretamente l’associazione per aiutare gli imprenditori?
Risposta
AIFGDO ha istituito un comitato tecnico-scientifico composto da avvocati, revisori, commercialisti ed esperti di finanza specializzati nel franchising. Il nostro intervento si articola su più livelli:
- analisi tecnica e giuridica delle situazioni segnalate;
- valutazione di eventuali abusi di dipendenza economica o di posizione dominante;
- supporto nella gestione dei rapporti con il franchisor;
- assistenza in sede giudiziale, quando necessario;
- perizie tecniche, economiche e strutturali per cristallizzare le condizioni dei punti vendita e fornire basi solide per eventuali azioni legali.
Molti imprenditori non hanno piena consapevolezza della loro situazione contrattuale e dei loro diritti. Il nostro compito è accompagnarli, informarli e tutelarli, affinché possano operare in un contesto più equo e sostenibile.
La situazione è davvero critica e delicata, molti imprenditori non riescono ad andare avanti e altri sono già arrivati al punto di non ritorno. Continueremo a parlarne, con interviste esclusive ad imprenditori e altri professionisti.
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