Dal 20 al 22 febbraio 2026, il Teatro Alfieri accoglie uno degli appuntamenti teatrali più attesi della stagione: “Indovina chi viene a cena?”, la celebre commedia di William Arthur Rose, portata in scena in una nuova, intensa versione teatrale firmata dalla regia di Guglielmo Ferro.
I protagonisti
Protagonisti assoluti Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, affiancati da Mario Scaletta, autore anche dell’adattamento, e da un cast corale di grande forza espressiva che comprende Federico Roque, Elvira Camarrone, Ira Fronten, Thilina Pietro Feminò e Fatima Romina Alí.
La versione cinematografica
Un ritorno potente, quello di questo testo, che richiama inevitabilmente alla memoria la storica interpretazione cinematografica di Katharine Hepburn e Spencer Tracy, ma che oggi trova nuova linfa in una società sempre più multietnica e complessa. Il tema del matrimonio misto, che fece scalpore nell’America di fine anni Sessanta, si rivela oggi più attuale che mai, capace di interrogare il pubblico su differenze, pregiudizi e comprensione reciproca.
Il testo originale di Rose, pur avendo quasi mezzo secolo di vita, si presenta fresco, diretto e sorprendentemente contemporaneo, grazie all’adattamento di Mario Scaletta, che ha eliminato i riferimenti più legati al contesto storico per restituire un linguaggio più crudo, immediato e universale.
Guglielmo Ferro
«Quando mi hanno proposto questo lavoro ne sono subito stato entusiasta», racconta Guglielmo Ferro. «È un testo brillante, ma con una fortissima connotazione sociale. Non parliamo di tolleranza, ma di comprensione, un termine molto più profondo e necessario».
A impreziosire lo spettacolo contribuiscono le scene di Fabiana Di Marco, le musiche originali di Massimiliano Pace e i costumi di Graziella Pera, che costruiscono un impianto visivo ed emotivo capace di accompagnare lo spettatore in un racconto tanto intimo quanto universale.
“Indovina chi viene a cena?” non è solo una commedia: è uno specchio della nostra società, un invito al dialogo e un’occasione preziosa per riflettere, emozionarsi e, soprattutto, riconoscersi.