Un’indagine tra giustizia e ambiguità
Dopo La notte del 12, il regista Dominik Moll torna a esplorare le zone grigie della giustizia con Il caso 137, un polar teso e rigoroso che scava nei meccanismi interni delle forze dell’ordine. Il film mette al centro il confine sottile tra ricerca della verità e ambiguità istituzionale.
Una protagonista ossessionata dalla verità
La storia segue Stéphanie, interpretata da Léa Drucker, investigatrice dell’Inspection Générale de la Police Nationale (IGPN), impegnata a fare luce su un caso di violenza durante le proteste dei Gilet gialli del 2018. Un manifestante è stato gravemente ferito: chi è stato davvero a colpirlo?

Léa Drucker and Jonathan Turnbull
Un racconto teso e corale
Scritto con Gilles Marchand e ispirato a fatti reali, il film costruisce una narrazione fatta di interrogatori serrati, punti di vista opposti e tensioni morali. Attorno alla protagonista ruotano colleghi, familiari e sospetti, ma tutto è filtrato dal suo sguardo inquieto e combattuto.
Tra conflitti interiori e pressione sociale
Moll adotta uno stile preciso e quasi “anatomico”, mostrando non solo i fatti ma anche le emozioni dei personaggi. Il caso diventa personale per Stéphanie, mentre emergono le pressioni gerarchiche e il peso di un’indagine che potrebbe mettere in crisi l’intero sistema, già segnato da eventi come la Strage del Bataclan.
Un film che lascia domande aperte
Presentato anche al Festival di Cannes, Il caso 137 è un thriller che evita risposte facili. Tra video, testimonianze e verità nascoste, il film restituisce un quadro umano e doloroso dove non ci sono vincitori, ma solo fragilità e dubbi destinati a restare.