Il dovere dell’autore: sincerità e intimità

“Il dovere che sento come autore e persona che si è innamorata del libro e di Mary Shelley, è essere sincero e intimo come è stata lei.”
— Guillermo del Toro

Guillermo del Toro torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un progetto che definisce il sogno di una vita: l’adattamento cinematografico del Frankenstein di Mary Shelley. Il film, in uscita nei cinema selezionati dal 22 ottobre e disponibile su Netflix dal 7 novembre, promette di essere una riflessione profonda sull’umanità, sulla disumanizzazione contemporanea e sul perdono.

Foto: Debora Convertini


Un Frankenstein per il nostro tempo

La domanda centrale: cosa significa essere umani?

Il film affronta una tematica universale e sempre più attuale:

“Cosa voglia dire essere umani in un tempo di tecnologia e informazione sempre più veloce, di guerra intorno a noi.”

Del Toro porta sul grande schermo una creatura che incarna la purezza e la bellezza, rifiutando le classiche immagini grottesche. La creatura interpretata da Jacob Elordi, scelta dopo il ritiro di Andrew Garfield, è frutto di un processo di trucco intenso (10 ore per ogni sessione), pensato per trasmettere fragilità e innocenza.

Foto: Debora Convertini


Cast stellare per una storia immortale

Il Creatore e la Creatura: Oscar Isaac e Jacob Elordi

  • Oscar Isaac interpreta un Victor Frankenstein artista più che scienziato, outsider dal cuore spezzato.
  • Jacob Elordi è la Creatura, un essere nato nella purezza e nella solitudine.

Foto: Debora Convertini

Nel cast anche:

  • Christoph Waltz nel ruolo di Henrich Harlander, mercante d’armi e zio di Elizabeth;
  • Mia Goth è Elizabeth, brillante e sensibile, legata al fratello minore di Victor;
  • Felix Kammerer, Charles Dance, David Bradley, Lars Mikkelsen, Christian Convery completano un ensemble internazionale di altissimo livello.

Foto: Debora Convertini


Temi forti: imperfezione, perdono, guerra

L’umanità è fatta di sfumature

“Il film fa pace con l’imperfezione… si può essere buoni e si può essere cattivi.”

Del Toro propone una narrazione che si allontana dalla visione manichea di bene e male. La sua creatura è un riflesso della società moderna, dove le esperienze umane sono fatte di errori, dolore e redenzione.

I veri mostri? In giacca e cravatta

“I veri mostri di oggi li vedi in giacca e cravatta.”

Nel film è evidente un messaggio politico e sociale: la guerra, la disumanizzazione per il potere, la divisione netta tra “puri e terribili” che priva l’essere umano della sua complessità.


Tra fedeltà e innovazione: un tributo a Mary Shelley

Del Toro mantiene una forte fedeltà al romanzo originale, arricchendolo con elementi inediti e contemporanei. L’introduzione del personaggio di Harlander e l’ampliamento del ruolo di Elizabeth offrono una nuova profondità narrativa, senza tradire lo spirito originale dell’opera di Mary Shelley.


Frankenstein e l’attualità: IA o cicli di terrore?

“Non mi fa paura l’intelligenza artificiale, ma la stupidità naturale.”

Nonostante il tema dell’intelligenza artificiale sembri inevitabile, Del Toro chiarisce che il suo film non è una metafora tecnologica. Piuttosto, è una riflessione su come sopravvivere ai cicli di terrore e intimidazione in cui il mondo moderno ci rinchiude. La sua risposta? L’amore, l’arte, il perdono.

Foto: Debora Convertini


Conclusione: Frankenstein come specchio dell’anima

Il Frankenstein di Guillermo del Toro non è solo un film gotico o una trasposizione letteraria: è una meditazione cinematografica sull’essere umano, sull’isolamento, sulla crudeltà che nasce dal dolore e sulla speranza che solo l’imperfezione può offrire.

È un’opera che promette di commuovere, far riflettere e dividere, proprio come il romanzo di Mary Shelley fece nel suo tempo.