Nel calendario delle iniziative promosse dalla Città di Torino per il Giorno della Memoria 2026, spicca un progetto tanto singolare quanto necessario: “Viòla e Porrajmos”, una lezione-conferenza ideata dallo storico e sociologo delle religioni Walter Revello, dedicata a due persecuzioni poco raccontate del nazifascismo, quelle contro i Testimoni di Geova e le comunità Rom, Sinti, Zingari e Camminanti.
L’evento, previsto il 21 gennaio presso l’EcoMuseo Nesta, è stato rimandato per un imprevisto di salute del relatore. In attesa di una nuova data, abbiamo incontrato Walter Revello per approfondire i contenuti di un’iniziativa che intreccia storia, teatro civile e memoria attiva.
Perché proprio i Testimoni di Geova e gli zingari?
Perché ha scelto di raccontare proprio queste due minoranze?
La macchina di annientamento nazista mirava a eliminare tutto ciò che veniva considerato non conforme al modello “tedesco”, così come il fascismo fece in Italia. Per farlo, costruì stereotipi e individuò un “altro” da contrapporre alla maggioranza. Le minoranze diventavano così il capro espiatorio di una società in crisi.
Gli ebrei furono il bersaglio principale, ma non gli unici: gli omosessuali, i Rom e Sinti, i Testimoni di Geova furono perseguitati perché considerati devianti, criminali, nemici dell’ordine o dell’ideologia bellica. Stereotipi che, purtroppo, sentiamo ancora oggi.
Deportazione, internamento e sterminio: quali differenze?
In cosa differiva la persecuzione di queste minoranze rispetto alla Shoah ebraica?
I meccanismi iniziali erano simili: ghettizzazione, perdita dei diritti civili, esclusione sociale e infine deportazione. Cambiava però il trattamento nei lager.
I Rom e Sinti, identificati con il triangolo marrone, erano gli unici a cui veniva concesso di restare in nuclei familiari, spesso per essere sottoposti a studi pseudo-scientifici sulla “natura criminale”.
I Testimoni di Geova, contrassegnati dal triangolo viola, venivano invece separati il più possibile e interrogati di continuo, perché teologicamente impossibilitati a mentire. Diventavano così una fonte involontaria di informazioni sulla vita nei campi.
Perché perseguitare una minoranza pacifista?
In che modo i Testimoni di Geova rappresentavano una minaccia per il regime nazista?
Proprio per il loro pacifismo e la neutralità politica. Un regime fondato sulla guerra aveva bisogno del consenso totale della popolazione. Dopo i concordati con la Chiesa cattolica, la presenza di una comunità di obiettori di coscienza era una minaccia ideologica forte, anche se numericamente limitata.
Il Porrajmos: lo sterminio dei Rom e Sinti
La Shoah riguardò anche gli zingari. Esistono dati sull’entità della persecuzione?
Sì. La persecuzione dei Rom, Sinti, Zingari e Camminanti, chiamata Porrajmos (“grande divoramento”), causò oltre 500.000 vittime. Erano comunità invise perché nomadi, difficili da inquadrare nello stereotipo del “buon cittadino”, e accusate di piccoli crimini. Furono un bersaglio facile per canalizzare l’odio sociale.
Esistono testimonianze storiche?
Abbiamo documentazione che attesti queste persecuzioni?
Fortunatamente sì, ma spesso proveniente da altre categorie, come gli ebrei. Dopo la guerra, Testimoni di Geova, Rom e anche omosessuali cercarono di chiudere rapidamente il capitolo del trauma per ricostruire la propria vita. Questo ha contribuito al loro silenzio nella memoria pubblica, a differenza della comunità ebraica, per la quale l’elaborazione del lutto è stata imprescindibile.
Lezione-spettacolo e teatro civile
Cos’è una lezione-conferenza e perché ha scelto questa forma?
Da anni cerco un linguaggio che unisca rigore storico e coinvolgimento emotivo. Il teatro civile permette di trasmettere informazioni senza annoiare, offrendo al pubblico strumenti per una rielaborazione personale.
“Viòla e Porrajmos” nasce anche per presentare due volumi drammaturgici pubblicati da Libere Gabbie, che affrontano per la prima volta in Italia queste persecuzioni attraverso il linguaggio teatrale.
Stereotipi: ieri come oggi
Quanto sono attuali gli stereotipi che guidarono la persecuzione?
Purtroppo moltissimo. Il nazifascismo non vinse solo con la violenza, ma con l’ignoranza. Anche oggi le società cercano un nemico: LGBT, ebrei, Rom, Testimoni di Geova, migranti. Basta leggere certi quotidiani o i social per ritrovare lo stesso lessico di un secolo fa.
Per uno storico è devastante; per un educatore è un dovere trasmettere strumenti critici alle nuove generazioni.
Raccontare Viòla e Porrajmos significa ampliare lo sguardo sulla Shoah, restituendo dignità e memoria a vittime troppo a lungo dimenticate. In attesa che la lezione-conferenza venga riprogrammata, l’intervista a Walter Revello ci ricorda che la memoria non è solo passato, ma un esercizio quotidiano di responsabilità civile.
Seguendo le attività di Libere Gabbie, il Giorno della Memoria diventa così un impegno che dura tutto l’anno.
Chi è Walter Revello?
Walter Revello è nato a Torino nel 1983. Coesistono in lui differenti nature, nate da una costante e indomita curiosità: storico dell’arte medievale, storico contemporaneista e sociologo delle religioni, coniuga la sua formazione accademica con l’interesse per la pedagogia e l’educazione, in qualità di docente e di formatore. Teatrante fin dall’adolescenza, vanta trent’anni di esperienza come attore, quindi autore e regista. Dal 2006 dirige una propria compagnia teatrale, attualmente denominata “Libere Gabbie”. Ha diretto il Teatro Araldo di Torino (2008-2014), nonchè il progetto Teatro Diffuso (2014-oggi), volto a portare il teatro in quei luoghi in cui il teatro non c’è, non c’è più o non si fa (tra le varie sedi in cui ha operato in questi anni, il Teatr Slaski di Katowice – Polonia, il Teatro di Porta Portese (Roma), CasaLinda di Pietraperzia (EN), il Teatro di Termoli, i teatri Leoncavallo, Marchesa, Pilone e Principessa Isabella di Torino). Cura e dirige il Centro Permanente di Valori Civili – Teatro di Bertesseno (Viù -Torino). Dal 2021 è direttore dell’EcoMuseo Nesta di Torino, nonchè presidente di Libere Gabbie,
ente no profit che si occupa di diffondere cultura e arte. Ha all’attivo un corpus di oltre 600 poesie, 20 romanzi e quasi 200 spettacoli teatrali: l’intera Opera è in fase di pubblicazione per “Libere Gabbie”. Come saggista, ha pubblicato nel 2025 il volume “La Shoah nella storia di Israele”.