La recente decisione della dirigente scolastica Maurizia Bianco di vietare la diffusione di buoni sconto del luna park nell’istituto comprensivo di Fiano ha acceso una forte polemica nel paese. La misura è disposta con la circolare n. 65 del 26 settembre, che richiama l’articolo 64 del regolamento d’istituto. Secondo questo articolo, è vietata la distribuzione di materiale pubblicitario “a fini economici e speculativi”. Tuttavia, il regolamento — in vigore dal 2015 — non era mai stato applicato in modo così rigido, , sollevando contestazioni da parte dei genitori e di molti cittadini di molti cittadini.

La disposizione e la reazione ufficiale

Nel testo della circolare, la dirigente sostiene che i buoni sconto rappresentino un materiale con scopi promozionali finalizzati a scopo di lucro, e che non sia consentito distribuirli all’interno della scuola. Tuttavia, la misura è contestata da Christian Chiarbonello, membro del Consiglio d’Istituto. Chiarbonello ha inviato una richiesta formale all’attenzione del consiglio di Istituto, di chiarimento, sottolineando che le norme del regolamento non erano mai state applicate in questi termini negli anni precedenti — nemmeno con la stessa dirigente, giunta nel 2022 dal comprensivo di Balangero — e che i buoni avrebbero avuto un valore sociale, non commerciale.

Chiarbonello afferma che la proposta dei giostrai non aveva fini speculativi: al contrario, era intesa come un gesto di solidarietà per permettere alle famiglie, anche in difficoltà economica, di far divertire i propri figli durante la festa patronale del paese. Egli ha inoltre chiesto che la questione venga discussa al prossimo consiglio d’istituto e ha proposto una modifica dell’articolo 64, sostenendo che le motivazioni addotte non riflettano la realtà.

L’intervento del Comitato Genitori e la distribuzione alternativa

A dispetto del divieto, i 2.500 buoni sconto destinati al luna park sono comunque distribuiti — attraverso il Comitato Genitori di Fiano (CGF) — nelle varie località del comprensivo (Fiano, Robassomero, Vallo, Varisella, La Cassa) e anche nei comuni limitrofi (Cafasse, Baratonia, Mathi, Nole, Grange di Nole, Balangero). La distribuzione è avvenuta fuori dai cancelli scolastici, in conformità con le normative vigenti.

Chiarbonello spiega che se ci fosse stato un dialogo preventivo con la scuola, la distribuzione sul suolo pubblico avrebbe potuto essere organizzata fin da subito. Il divieto è comunicato solo il 27 settembre, quando i giostrai appreso il no della dirigente dichiaravano sui social di non poterli farli avere alle famiglie. Infine, ha espresso gratitudine ai volontari e alle famiglie che si sono attivati per garantire la consegna dei buoni: “Grazie alle famiglie Franchini‑Piccaluga, a Nadia Vottero, Laura Nebbia, Valter Savarino e Luigi Mucciarone”.

La posizione della dirigente scolastica

La dirigente Bianco ha difeso le proprie ragioni sostenendo che in nessuna scuola è permessa la distribuzione di materiali con ritorni economici, e che solo iniziative culturali o gratuite possono essere autorizzate. Ha aggiunto che i buoni avrebbero potuto essere consegnati all’ingresso o all’uscita, sul suolo pubblico, cosa che non ha impedito. Secondo lei, il divieto interno era necessario per mantenere coerenza con il regolamento dell’istituto.

Prospettive e riflessioni per il consiglio d’istituto

Il caso è ora destinato a essere discusso nel prossimo consiglio d’istituto, dove si cercherà di coniugare il rispetto delle norme con il valore sociale delle iniziative legate alla comunità locale. Chiarbonello ribadisce la disponibilità alla collaborazione e auspica che l’anno prossimo si possa riprendere l’iniziativa dei buoni sconto, “un gesto che vuole venire incontro alle famiglie”.

Tra le questioni da affrontare:

  • Se mantenere l’articolo 64 del regolamento nella forma attuale
  • Se introdurre una deroga per iniziative di natura solidaristica o culturale
  • Se prevedere criteri chiari per distinguere attività promozionali commerciali da azioni sociali

La vicenda mette in luce un contrasto tra rigore regolamentare e sensibilità sociale. Da un lato, la dirigente scolastica ha applicato in modo rigoroso un regolamento esistente; dall’altro, la comunità chiede flessibilità e interpretazioni che tengano conto delle dinamiche locali e del valore aggregativo di un’iniziativa popolare. Il consiglio d’istituto sarà l’occasione per chiarire le norme, eventualmente riformarle e trovare una mediazione per il bene delle famiglie e dei bambini coinvolti.