In Eritrea, le minoranze religiose continuano a subire gravi persecuzioni da parte del governo, che limita severamente la libertà di culto e reprime ogni forma di dissenso religioso. Secondo numerose organizzazioni internazionali, la situazione dei diritti umani nel paese rimane critica, con arresti arbitrari, detenzioni prolungate e condizioni carcerarie disumane riservate a chi pratica liberamente la propria fede.

Libertà religiosa negata e controllo statale

Il governo eritreo riconosce ufficialmente solo alcune religioni, come la Chiesa ortodossa eritrea, l’Islam sunnita e alcune denominazioni protestanti, mentre tutte le altre confessioni sono spesso considerate illegali. Questa politica restrittiva si traduce in continue vessazioni contro gruppi religiosi minoritari, tra cui cattolici, evangelici e testimoni di Geova, che vengono perseguitati, arrestati o costretti a operare clandestinamente.

Implicazioni umanitarie e denuncia internazionale

Le persecuzioni hanno conseguenze drammatiche sulle vite delle persone coinvolte, che spesso sono costrette a fuggire all’estero per cercare asilo. Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch denunciano sistematicamente queste violazioni, chiedendo al governo eritreo di rispettare i diritti fondamentali e garantire la libertà religiosa a tutti i cittadini senza discriminazioni.

Eritrea: persecuzioni contro le minoranze religiose e il dramma dei Testimoni di Geova

In Eritrea, le minoranze religiose sono oggetto di continue violazioni e persecuzioni da parte delle autorità governative. Il regime autoritario, guidato da Isaias Afwerki, esercita un controllo totale sulla vita religiosa, limitando fortemente la libertà di culto e repressendo qualsiasi fede non ufficialmente riconosciuta. Tra le comunità più colpite figurano i Testimoni di Geova, che subiscono una delle più severe forme di discriminazione e repressione.

Da anni il governo eritreo arresta e mette in prigione i testimoni di Geova, tra cui donne e persone anziane, senza sottoporli ad alcun processo o muovere accuse formali. Con il decreto presidenziale del 25 ottobre 1994, il presidente Afwerki ha privato i Testimoni della cittadinanza per la loro astensione al voto in occasione del referendum per l’indipendenza nel 1993 e per la loro obiezione di coscienza al servizio militare. (Fonte JW.ORG)

 i testimoni di Geova in prigione sono 64 (37 uomini e 27 donne). (Fonte JW.ORG)

Alcuni casi emblematici

  • Saron Ghebru: arrestata nel settembre 2024 durante una riunione religiosa, era incinta di nove mesi. Rilasciata il 7 dicembre 2024.
  • Mizan Gebreyesus: 82 anni, arrestata nel settembre 2024 e rilasciata il 15 gennaio 2025.
  • Almaz Gebrehiwot: arrestata il 22 novembre 2024 dopo che sua figlia era stata portata in commissariato. La figlia rilasciata, ma Almaz è rimasta in detenzione.
  • Teklu Gebrehiwot: arrestato il 5 novembre 2022 per motivi religiosi. Precedentemente detenuto nel 2009 e nel 2020. rilasciato nel 2022.
  • Habtemichael Tesfamariam (76 anni) e Habtemichael Mekonen (77 anni): entrambi deceduti nel 2018 dopo essere detenuti per anni senza accuse.

Reazioni internazionali

Organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International hanno ripetutamente denunciato le violazioni dei diritti umani in Eritrea, chiedendo la liberazione immediata dei prigionieri di coscienza, tra cui i Testimoni di Geova. La Commissione degli Stati Uniti per la Libertà Religiosa Internazionale (USCIRF) ha incluso l’Eritrea nella sua lista di paesi di particolare preoccupazione per la libertà religiosa. ( Fonte: JW.org)

Nel maggio 2019 il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (CCPR) ha sollecitato l’Eritrea a garantire l’effettivo esercizio della libertà di religione e di credo e a “rilasciare tutti quelli arrestati o imprigionati per aver esercitato il loro diritto alla libertà di culto, inclusi i Testimoni di Geova”. Il Comitato ha anche richiesto che l’Eritrea “conceda il riconoscimento legale dell’obiezione di coscienza al servizio militare e istituisca per gli obiettori di coscienza un servizio alternativo di natura civile”.