Berlino – I 38esimi European Film Awards, andati in scena eccezionalmente il 17 gennaio 2026 al Futurium di Berlino, hanno segnato un cambio di passo non solo nel calendario, ma soprattutto nel tono. Una cerimonia densa di cinema e premi, ma attraversata da un forte sottotesto politico e civile, che ha trovato la sua apertura nel monologo accorato di Jafar Panahi.
Il regista iraniano, candidato con It Was Just an Accident, ha scosso la platea con un appello durissimo contro il regime di Teheran, parlando di repressione e di un “terribile spargimento di sangue” nel suo Paese. «Quando la violenza resta senza risposta diventa normale – ha detto – e se in un luogo la verità viene soffocata, altrove il respiro della libertà si fa più corto». Parole che hanno impresso fin da subito una direzione politica a un’edizione destinata a restare nella memoria.
Il trionfo di Sentimental Value
A dominare la serata è stato senza discussioni Sentimental Value di Joachim Trier, già Grand Prix a Cannes, vero rullo compressore degli EFA 2026 con sei premi. Il film ha conquistato il riconoscimento per miglior film europeo, miglior regia, migliore sceneggiatura (firmata da Trier insieme a Eskil Vogt), oltre ai premi per miglior attore a Stellan Skarsgård, miglior attrice a Renate Reinsve e miglior colonna sonora originale a Hania Rani.
Un’opera intima e complessa, che racconta una famiglia segnata da silenzi, ambizioni artistiche e ferite irrisolte. Nel ricevere i premi, Trier ha ricordato le proprie radici e un’Europa che convive da sempre con la paura: «Mio nonno è stato imprigionato, vivevamo ai confini con la Russia. Il clima di timore non nasce oggi».
Italia protagonista: Greta Scarano e Alice Rohrwacher
Per l’Italia la soddisfazione più grande arriva dal European Young Audience Award, assegnato a La vita da grandi, esordio alla regia di Greta Scarano. Un film capace di parlare ai più giovani affrontando con leggerezza e sincerità il tema dell’autismo, grazie anche all’interpretazione intensa di Matilda De Angelis. «Questo premio viene dal futuro – ha dichiarato Scarano – ed è una speranza in un mondo che non sia fatto solo di guerre e genocidi».
Importante anche il premio alla carriera conferito ad Alice Rohrwacher, che ha accolto il riconoscimento con ironia: «Ho solo 44 anni, siete sicuri non ci sia stato un errore? Spero di poter fare ancora molti film». Un tributo che conferma il ruolo centrale della regista nel panorama del cinema europeo contemporaneo.
I premi tecnici e il cinema come artigianato
Grande visibilità anche per Sirāt di Óliver Laxe, che ha fatto incetta di premi tecnici: fotografia, montaggio, suono, casting e scenografia. Un riconoscimento alla forza visiva e sensoriale di un film che mescola mistica, tragedia e musica rave, dimostrando quanto il lavoro artigianale resti centrale nel cinema europeo.
Il miglior documentario europeo è andato invece a Fiume o Morte! di Igor Bezinović, coproduzione tra Croazia, Slovenia e Italia, che rilegge l’impresa di D’Annunzio attraverso lo sguardo degli abitanti di oggi.
Liv Ullmann e il peso della memoria
Tra i momenti più emozionanti della serata, la standing ovation per Liv Ullmann, 87 anni, premiata per il suo contributo straordinario al cinema mondiale. Nel suo discorso, l’attrice e regista norvegese ha ricordato con una battuta tagliente il valore simbolico del Premio Nobel per la Pace, sottolineando l’importanza delle istituzioni e della responsabilità morale di chi riceve certi riconoscimenti.
Un’edizione politica e necessaria
Gli EFA 2026 restituiscono l’immagine di un cinema europeo capace di coniugare grandi autori, nuovi talenti e una forte coscienza civile. Tra il trionfo di Sentimental Value, l’affermazione di Greta Scarano e l’appello di Panahi, Berlino ha ospitato una cerimonia che ha ricordato come il cinema, oggi più che mai, resti uno spazio di libertà, memoria e resistenza.