“Amo viaggiare nel tempo. Questo film mi ha permesso di tornare nel passato con la memoria. La vita è così breve, bella e misteriosa, e io voglio viverla fino in fondo.”
Con queste parole Dominique Sanda racconta la sua esperienza in “Vita mia”, il nuovo film di Edoardo Winspeare, presentato al Torino Film Festival nella sezione Zibaldone.
Accanto all’attrice francese, vera icona del cinema europeo, sono presenti il regista e gli interpreti Celeste Casciaro, Ninni Bruschetta e Ignazio Oliva.
Dominique Sanda: “Non ho mai lasciato il cinema italiano”
Sanda, che mantiene da sempre un forte legame artistico con il nostro Paese, racconta:
“Amo l’Italia e l’Italia mi ama. Non ho mai lasciato il cinema italiano. C’è un rapporto d’amore, e l’amore è il legame più forte.”
L’attrice ricorda i suoi maestri — da Robert Bresson fino ai grandi registi italiani come De Sica e Bertolucci — che definisce “figure straordinarie che mi hanno fatto crescere”.
Winspeare e il cast: il perché delle scelte
Per Edoardo Winspeare, la scelta delle protagoniste è stata naturale. Parlando della moglie Celeste Casciaro, afferma:
“È bellissima, buona, una santa.”
Su Dominique Sanda aggiunge:
“Una grande attrice, stupenda, la gran signora europea. Ha fierezza, orgoglio, curiosità: qualità rare, più mitteleuropee che francesi.”
“Vita mia”: una storia intima che diventa metafora dell’Europa
L’idea del film nasce da una vicenda autobiografica del regista: il rapporto tra sua madre, malata di Parkinson, e la donna salentina che si prendeva cura di lei.
“Da frustrazione e rabbia, mia madre è passata a una tenerezza quasi materna verso questa donna semplice e molto buona”, racconta Winspeare.
Da quell’esperienza personale è nata una storia di finzione che conserva però molti punti in comune con la realtà: il clima familiare, la malattia, il legame tra le due protagoniste.
Ma il film non si limita a raccontare un’esistenza privata. “La piccola storia di Didi e Vita diventa metafora della grande Storia d’Europa”, afferma il regista, sottolineando come il rapporto umano tra due donne possa riflettere i rapporti, le fratture e le speranze del continente.
Tra realismo e dimensione onirica
Sebbene radicato nel realismo, “Vita mia” presenta anche un forte aspetto visionario.
Winspeare spiega:
“Mi interessava l’onirico perché per mia mamma la realtà era quella che vedeva lei. Si stupiva che noi non vedessimo le stesse cose. Ho voluto raccontare quella dimensione psicologica.”
Il film oscilla quindi tra concretezza e immaginazione, tra memoria e percezione, ponendo lo spettatore dentro una realtà fragile e profonda, capace di toccare corde intime e universali.