Nel mondo del franchising spesso si raccontano solo le storie di successo, mentre molto più raramente emergono le voci di chi, dietro un’insegna conosciuta, vive difficoltà profonde e conseguenze personali pesantissime. Questa intervista dà spazio a Vittorio Savarese, imprenditore attivo dal 1992 nella rete che da DiPerDi è poi diventata Carrefour Express. La sua è una testimonianza diretta, supportata da documenti e comunicazioni, che racconta un percorso fatto di investimenti importanti, pressioni crescenti, condizioni economiche ritenute insostenibili e un progressivo isolamento da parte del franchisor. Una storia che non riguarda solo un singolo negoziante, ma che, secondo lui, coinvolge una larga parte della filiera. Un racconto duro, umano, che mette al centro ciò che spesso si dimentica: dietro ogni punto vendita c’è una persona, una famiglia, una vita reale.
L’intervista a Vittorio Savarese
D. Sig. Savarese, quando ha deciso di aprire un punto vendita Carrefour Express e cosa ti ha convinto a fare questo passo?
R. In verità noi eravamo DiperDi, quindi sotto la gestione Garosci, e siamo poi passati a Carrefour. Quindi siamo stati obbligati, non abbiamo avuto scelta, abbiamo fatto un passaggio diretto da Garosci a Carrefour.
D. Quanti anni sono che tu lavori in di per di che poi diventa Carrefour?
R. Dal 1992.
D. Quali erano le condizioni iniziali proposte dal franchisor?
R. Inizialmente con DiperDi si lavorava bene, c’erano i margini, c’erano le condizioni commerciali e soprattutto erano vicini a tutte le nostre difficoltà. Al momento con Carrefour si è ribaltata la situazione, non sono interessati alle problematiche, vogliono soltanto svuotare i loro magazzini e farci riempire i negozi a più non posso. Quindi non c’è più la convenienza del franchising.
Gli investimenti e le prime difficoltà
D. Quale investimento complessivo hai sostenuto?
R. Ad oggi non ho sostenuto alcun investimento, ma solo tanti debiti con le banche.
D. Quando hai iniziato a percepire le prime difficoltà?
R. Finché ero in un solo punto vendita erano abbastanza contenute, ma sempre con aiuti esterni che mi aiutassero ad arrivare a fine mese. Nel momento in cui hanno obbligato a fare sviluppo ho iniziato ad avere difficoltà ben più grandi, che ho manifestato tramite mail e telefonate e whatsapp ai vari responsabil!
D. Puoi specificare cosa significa “obbligato a fare sviluppo”?
R. Essere manipolato e minacciato in maniera velata a tal punto da metterti davanti ad un bivio del tipo andare avanti e aprire un altro punto vendita oppure perdere quel poco che ti avevano concesso di avere!
Il contratto
D. Puoi spiegare in maniera chiara cosa prevedeva il contratto di franchising?
R. Il contratto franchising prevedeva tra le tante cose un premio di fine anno, il supporto nello sviluppo e nell’ avviamento dei nuovi punti vendita negozi idonei e in sicurezza margini di guadagno. Nella realtà molte condizioni non si sono concretizzate!
Per esempio si ha un margine di guadagno bassissimo perché in alcuni prodotti meno venduti viene messo un margine un po’ più alto mentre nei prodotti più smerciati il margine di guadagno è nettamente più basso! Quando sono presenti le offerte si vendono alcuni articoli comprati a prezzo pieno già presenti all’interno del negozio senza avere la possibilità di ricomprarli in offerta perché mancanti dai magazzini… Quindi non solo non si ha il guadagno ma si va anche in perdita!
D. Quindi secondo te le condizioni economiche erano sostenibili?
R. “No, perché nella realtà non risulta sostenibile: sebbene nei conti economici, che risultano gonfiati, il punto vendita appaia pienamente redditizio, nella pratica questo comporta una progressiva difficoltà economica e una significativa carenza di liquidità.“
D. Hai dovuto fare anche una fideiussione sulla casa? Era una condizione obbligatoria?
R. no, non ho fatto una fideiussione sulla casa perché la condizione obbligatoria è fornire fideiussioni bancarie.
D. Hai ricevuto consulenza legale o finanziaria prima di firmare? E ritieni che ci fossero clausole poco trasparenti?
R. No, nessuna consulenza. Sì, le clausole non sono trasparenti, sono squilibrate e tutto a loro favore.
C’è trasparenza?
D. Quando hai capito che i tuoi investimenti e la tua casa erano a rischio?
R. Quando mi sono trovato davanti persone che ripetutamente mi hanno continuato a dire che se non avessi voluto arrivare al blocco fornitura escussione fideiussioni e chiusura dei negozi avrei dovuto inevitabilmente aprire altri finanziamenti.
D. Il nuovo punto vendita era insostenibile fin dall’inizio?
R. Si, in realtà non era affatto sostenibile. Avevano previsto un conto economico di fatturato annuale del negozio che da lì a poco avrei aperto di un milione e seicentomila euro perciò di conseguenza un carico iniziale di 70 mila euro come rifornimento di merce da vendere che poi a mia insaputa si è rivelato essere di 140 mila euro. Mi sono ritrovato a dover pagare un importo più alto del doppio previsto e anche a buttare parecchia merce invenduta.
D. Hai ricevuto supporto adeguato dal franchisor dopo l’apertura?
R. No. Mi sono trovato con un’impalcatura a gabbia, dopo tre mesi dall’apertura, che copriva tutto il negozio. Ho chiesto aiuto (riduzione d’affitto o un contributo economico) ma mi hanno detto che non potevano fare nulla.
D. Quanto incidevano i costi operativi rispetto ai ricavi?
R. Sono molto superiori i costi operativi.
D. Ci sono stati cambiamenti contrattuali nel tempo?
R. No, e quando venivano cambiati erano sempre a favore del franchisor.
D. Hai mai contestato formalmente alcune condizioni?
R. Sì, tramite WhatsApp, mail e riunioni nelle loro sedi.
D. Ci sono elementi che meritano un approfondimento legale?
R. Sì: i margini inesistenti, i conti economici che non stanno in piedi, e uno sviluppo marcio.
Dentro il Franchising: il futuro
D. Ti sei sentito tutelato dal franchisor?
R. No, sono stato lasciato solo. L’ultima riunione mi hanno detto di andare in banca a chiedere altri finanziamenti.
D. Hai intrapreso azioni legali?
R. Sì, e mi è stato fatto il blocco fornitura.
D. Ci sono trattative in corso?
R. No. Il 14 aprile ho la prima causa. Mi hanno detto che arriverà anche l’escussione delle fideiussioni.
D. Qual è oggi la tua situazione economica e personale?
R. Drastica. Sono 4 anni che non percepisco stipendio. Mi arrangio con l’aiuto dei genitori.
D. Quanto senti vicino il rischio di perdere la casa?
R. Tantissimo, non mi fa dormire la notte.
D. Che impatto ha avuto tutto questo sulla tua famiglia?
R. Non c’è serenità. Tensioni, preoccupazioni, litigi. Non ho visto crescere le mie figlie perché lavoravo 14 ore al giorno.
D. Col senno di poi, eri consapevole di ciò che firmavi?
R. No, non ero consapevole.
D. Rifaresti questa scelta?
R. No, mai e poi mai.
D. Cosa diresti a chi vuole aprire un franchising?
R. Di non farlo. Siamo schiavi che lavorano 14 ore al giorno senza portare a casa nulla.
D. Richiedi una maggiore regolamentazione del franchising?
R. Sì, più trasparenza e più regolamentazione.
D. Cosa chiedi oggi a Carrefour?
R. I danni di una vita.
Cosa fare per tutelarsi?
D. Cosa vorresti che il pubblico sapesse della tua storia?
R. Che dietro ogni imprenditore c’è una persona sola, con mille problemi, che deve combattere contro un mostro.
D. Hai documenti che supportano quanto affermi?
R. Sì, tutto documentato: registrazioni, mail, WhatsApp.
D. Ci sono altri imprenditori nella tua situazione?
R. Almeno il 60% della filiera Carrefour Express, ma hanno paura.
D. Perché possono bloccarti in qualsiasi momento?
R. Sì, ti bloccano dal giorno alla notte. Possono esclutere le fideiussioni o chiedere indietro le chiavi. Tu invece devi dare 3 mesi di preavviso.
D. Hai mai ricevuto pressioni inappropriate?
R. Sì, giornalmente: negozio da riempire, obbligo di aprire la domenica, avere dipendenti, fare consegne a domicilio… senza considerare la sostenibilità economica.
Come specificato nell’articolo precedente, siamo a disposizione per qualsiasi diritto di replica.
Lo sbilanciamento è palese: il franchisee in difficoltà che manda una PEC per andare via viene lasciato aspettare per mesi (contrattualmente è previsto), ma a quanto pare se il franchisor decide che devi andartene, ti invia una Pec di sfratto e tanti saluti.
Voglio ancora credere che esista una giustizia.
Una persona può sbagliare, può anche aver firmato un contratto squilibrato perché in buona fede pensi sempre che una cosa del genere non accada, che ci sia comunicazione, che si trovi un accordo.
È buon senso. Le persone vanno a lavorare e in buona fede credono di poter gestire delle problematiche che invece a monte sembrerebbe che siano scritte per andare solo a vantaggio del più forte.
Il problema è che lo scopri solo alla fine.
Ciao Elisa
Mi è parso di capire che anche tu sei nell’ ambito del franchisee
Se anche tu vuoi condividere la tua storia e l’esperienza che hai vissuto o se sei vicino a qualcuno che è in difficoltà, contatta l’associazione AIFGDO
UNITI SIAMO PIÙ FORTI