A Venezia 83 il cinema torna a interrogarsi sul potere dei media. Con Ink, Danny Boyle ricostruisce la rivoluzione che nel 1969 trasformò The Sun in uno dei tabloid più influenti del Regno Unito. Ma il regista britannico sceglie di non dipingere Rupert Murdoch come un semplice antagonista: al centro del film c’è anche la forza dirompente di un uomo che, nel bene e nel male, contribuì a cambiare l’informazione.
Danny Boyle apre Venezia 2026 con l’attesissimo Ink
Danny Boyle: «Non volevamo fare di Murdoch un mostro»
Presentato in apertura della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ink racconta l’acquisizione di The Sun da parte di Rupert Murdoch e la successiva trasformazione del quotidiano sotto la direzione di Larry Lamb.
Il film, diretto da Danny Boyle e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, parte da una vicenda del 1969 per arrivare a una riflessione sorprendentemente contemporanea sul rapporto tra informazione, pubblico e potere.
In conferenza stampa al Lido, Boyle ha spiegato di non aver voluto costruire un ritratto semplicemente negativo dell’editore australiano.
Per il regista, Murdoch rappresentava all’epoca una novità all’interno di un sistema britannico particolarmente rigido. La sua origine australiana alimentava inoltre forti pregiudizi, mentre la sua insofferenza verso l’establishment lo portava a sfidare un ordine mediatico dominato soprattutto dal Daily Mirror.
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The Sun e la rivoluzione del giornalismo popolare
Il cuore di Ink è la trasformazione di The Sun in un fenomeno editoriale.
Con Larry Lamb alla direzione, il quotidiano introduce sport, televisione e una componente più provocatoria e popolare, seguendo una filosofia semplice: per raggiungere grandi numeri bisogna offrire ai lettori ciò che desiderano.
È una rivoluzione editoriale che, nel film di Boyle, assume un significato più ampio. La storia di The Sun diventa infatti l’occasione per osservare come cambiano i meccanismi attraverso i quali le persone ricevono e consumano le informazioni.
Ed è proprio qui che Ink trova il suo legame più forte con il presente: la trasformazione iniziata sulla carta stampata anticipa alcune delle dinamiche che oggi dominano l’informazione digitale.
Danny Boyle: «Il giornalismo si confronta sempre con il potere»
Il regista sposta quindi la riflessione dal passato al futuro.
Secondo Danny Boyle, il giornalismo rimane una delle forze fondamentali di una civiltà proprio perché rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui la società si confronta con il potere.
Una prospettiva che porta inevitabilmente anche all’intelligenza artificiale. Boyle immagina infatti uno scenario nel quale i giornalisti potrebbero essere progressivamente sostituiti da sistemi più efficienti, ma pone una domanda fondamentale: quale verità racconterebbero?
Il problema, secondo il regista, non sarebbe soltanto la capacità dell’IA di produrre informazioni, ma soprattutto il rapporto tra l’informazione e il potere che la controlla o la finanzia.
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Da Murdoch a Musk, il potere dei media arriva al presente
La riflessione di Ink si collega così a un altro grande protagonista della Venezia 83: Elon Musk.
Fuori concorso arriva infatti il monumentale documentario Musk, diretto dal premio Oscar Alex Gibney, un progetto nato nel 2023 e dedicato alla storia dell’imprenditore e miliardario, già consigliere di Donald Trump.
Gibney non ha ottenuto la collaborazione diretta di Musk. Il proprietario di X ha anzi definito il film una “hit piece”, contestandone pubblicamente l’impostazione e ironizzando anche sulla durata.
La scelta di Alex Gibney non è casuale. Il regista ha costruito una parte importante della propria filmografia proprio attorno all’indagine su potere, denaro, istituzioni e figure carismatiche, da Enron a Steve Jobs.
Anche George Clooney, a Venezia per ricevere il Leone d’Oro alla Carriera, ha espresso preoccupazione per la concentrazione delle fonti d’informazione nelle mani dei grandi patrimoni. Guarda l’arrivo del cast di Ink alla conferenza stampa.
Ink, il film di Venezia che guarda oltre Murdoch
È questo il punto che rende Ink particolarmente interessante nel programma di Venezia 83. La vicenda di Rupert Murdoch e The Sun non viene raccontata soltanto come un capitolo della storia del giornalismo britannico, ma come l’inizio di una trasformazione che continua ancora oggi.
Dal tabloid cartaceo ai social network, fino all’intelligenza artificiale e ai nuovi proprietari delle grandi piattaforme, la domanda rimane la stessa: chi controlla il modo in cui la società conosce la realtà?
Il film di Danny Boyle parte dal 1969 per riportare quella domanda direttamente nel presente.
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La Rivista Speciale Venezia 83 di ShowLand News, distribuita gratuitamente al Lido durante la Mostra del Cinema di Venezia