Consolata Beraudo di Pralormo: immerso nella campagna piemontese, a pochi chilometri da Torino, il Castello di Pralormo è una delle dimore storiche più affascinanti del territorio. Costruito originariamente nel XIII secolo come fortificazione medievale, il castello è stato trasformato nei secoli in una raffinata residenza nobiliare, mantenendo però intatto il suo fascino senza tempo. Ancora oggi è abitato dalla famiglia che lo possiede da generazioni, un dettaglio che contribuisce a rendere l’esperienza di visita autentica e viva, lontana dall’idea di museo statico.

Il castello
Il vero gioiello è il parco storico, progettato nell’Ottocento secondo il gusto romantico del giardino all’inglese: viali sinuosi, alberi secolari e scorci panoramici creano un’atmosfera suggestiva che cambia con il passare delle stagioni. Ed è proprio qui che ogni primavera prende vita uno degli eventi floreali più attesi in Italia: Messer Tulipano.

Messer Tulipano
Nato nel 2000 da un’idea della Contessa Consolata Beraudo di Pralormo, Messer Tulipano è oggi un appuntamento capace di attirare decine di migliaia di visitatori ogni anno. I numeri parlano da soli: oltre 100.000 tulipani e narcisi piantati nel parco, con varietà botaniche rare e collezioni che cambiano a ogni edizione, rendendo ogni visita diversa dalla precedente. Non si tratta di semplici aiuole decorative, ma di un vero percorso botanico e scenografico, studiato per accompagnare il visitatore tra colori, profumi e installazioni tematiche.

Tra le curiosità più affascinanti, c’è la scelta di non ripiantare i bulbi nello stesso punto ogni anno, così da rispettare il terreno e garantire fioriture sempre rigogliose. Inoltre, molte varietà di tulipani esposte sono difficilmente visibili altrove, provenienti da coltivazioni specializzate, soprattutto olandesi. Accanto ai fiori, la manifestazione ospita anche mostre collaterali, allestimenti creativi e piccoli eventi che arricchiscono l’esperienza, trasformando la visita in un viaggio tra natura, storia e cultura.
L’incontro
Ma è soprattutto l’anima di questo luogo a renderlo speciale. Abbiamo incontrato Consolata Beraudo Pralormo e, a dispetto del titolo e del contesto che rappresenta, ci siamo trovati davanti a una donna di grande semplicità e disponibilità. Durante la manifestazione la si può incontrare facilmente tra i viali del parco, intenta a parlare con i visitatori, a raccontare aneddoti, a condividere curiosità. Una presenza autentica, lontana da formalità, in cui traspare chiaramente un legame profondo con il castello e con la sua creatura più celebre. Quando parla, emerge tutto il suo amore per il Castello di Pralormo e per Messer Tulipano, un entusiasmo contagioso che rende l’esperienza ancora più coinvolgente.

È in questo contesto unico che prende forma l’incontro con la contessa, anima e ideatrice della manifestazione. Custode della tradizione ma anche promotrice di nuove idee, ci accompagna in un racconto che intreccia memoria familiare, passione per il paesaggio e visione imprenditoriale.

Contessa, da dove nasce, a livello personale, l’idea di portare un evento come Messer Tulipano in Piemonte?
Nasce da un mio viaggio in Olanda, ormai 26 anni fa. Sono partita quasi “di fuga”, ma quando ho visto questi fiori meravigliosi, di tanti colori, ho capito che gli italiani non li conoscevano affatto. Poi ho capito anche il perché: noi italiani siamo un po’ impazienti. Piantare il bulbo a ottobre e non vedere nulla fino ad aprile ci mette alla prova. I nordici, invece, abituati a climi più difficili, sanno aspettare e si accontentano di più.
Mi ha affascinato perché il tulipano è un fiore di design, molto moderno. Si muove cercando il sole: il gambo, che normalmente è perfettamente dritto, si incurva. È trasformista. Ci sono varietà straordinarie che nascono bianche, si bordano di viola e poi diventano completamente viola. Infatti i fotografi vengono anche tre volte, perché sanno che le aiuole si trasformano.
C’è stato un momento preciso in cui ha capito che questa intuizione poteva diventare qualcosa di grande?
Sì. Ho fatto un tentativo il primo anno e ho capito subito che era un investimento importante. I tulipani si pagano a ottobre, così come il personale per la messa a dimora, ma non sai come andrà a finire. Se piove sempre, ad esempio, non viene nessuno: gli italiani non escono se piove. Durante il Covid avevamo già piantato tutto, l’investimento era stato fatto.
Però ho intuito subito il forte interesse, per due motivi. Il primo: la possibilità di visitare una proprietà privata, un castello del 1200 abitato dalla stessa famiglia, quindi un’idea di condivisione molto sentita. Il secondo: il parco, un giardino all’inglese, naturale. Il mio modo di piantare è volutamente “spettinato”, diverso da quello olandese, che è perfetto al centimetro.
Negli anni mi sono affinata: ho capito come far durare di più i tulipani, quali colori funzionano meglio, cosa piace di più ai visitatori. Oggi non sono più solo nome e cognome: mi chiamano “la signora dei tulipani” e mi fa molto piacere.
Come descriverebbe oggi il suo ruolo? Più imprenditrice culturale, custode del patrimonio o direttrice artistica?
Imprenditrice, sicuramente. Vengo da una famiglia con una forte mentalità imprenditoriale e l’ho sempre avuta anche io. Però sono un’imprenditrice creativa: quando progetto qualcosa penso sempre sia a ciò che piace a me, sia a ciò che può piacere agli altri.
Faccio sempre sondaggi. Parlo con insegnanti, tassisti, persone comuni. L’ho fatto in India, in Cina, in Giappone. È una regola fondamentale: capire prima cosa può funzionare.
Quali sono state le principali difficoltà nelle prime edizioni?
Il rapporto con gli olandesi, senza dubbio. Hanno una mentalità molto diversa dalla nostra, più legata alla precisione e all’aspetto economico. I primi anni venivano persino a controllarmi senza dirlo!
Io spiegavo loro che qui è diverso: siamo italiani, creativi. Questo è un castello antico, non un campo perfettamente geometrico. Loro garantiscono una qualità straordinaria del prodotto, ed è giusto così, ma il nostro approccio è diverso.
Si aspettava una crescita così importante del pubblico?
Non così tanto. Gli italiani sono abituati ai fiori, ma non pensavo si appassionassero così a questo luogo e a questo evento.
Credo che il motivo sia l’esperienza completa: qui si passa l’intera giornata. Il parco è grande, si possono mangiare prodotti locali, visitare mostre, i bambini hanno attività dedicate, i cani sono accolti con ciotole d’acqua e perfino un dog bar. L’accoglienza è fondamentale: tutto il mio staff è formato per questo.
La frase più bella che mi hanno detto? “Torno da più di vent’anni perché qui trovo sempre occasioni di stupita meraviglia”.
Com’è cambiato Messer Tulipano dalla prima edizione a oggi?
All’inizio era una scommessa: 30.000 tulipani. Oggi siamo arrivati a circa 130.000. È cambiato tutto, in scala e consapevolezza.
– Qual è il segreto per mantenere Messer Tulipano sempre nuovo e capace di sorprendere ogni anno?
– Quanto pesa davvero, tra costi nascosti e imprevisti, mantenere vivo un luogo come il Castello di Pralormo?
– E guardando al futuro: quali sono i sogni e i prossimi progetti che ha ancora nel cassetto?
Ma dietro la bellezza di Messer Tulipano c’è molto di più: scelte imprenditoriali, difficoltà concrete e una visione che guarda lontano. Ne parliamo nella seconda parte dell’intervista a Consolata Beraudo di Pralormo.





