In “Jay Kelly”, il nuovo film diretto da Noah Baumbach per Netflix, George Clooney veste i panni di un attore hollywoodiano affascinante, carismatico e pluripremiato. Una star del cinema che, almeno in apparenza, sembra costruita proprio a sua immagine e somiglianza.

Con oltre trent’anni di carriera, due premi Oscar e una filmografia costellata di successi tra drammi e action movie, Clooney incarna perfettamente il profilo del suo personaggio. Eppure, dietro il fascino e la sicurezza di Jay Kelly si nasconde una profonda crisi di identità: un uomo che si guarda indietro e scopre di aver sacrificato tutto — famiglia, amici e collaboratori — sull’altare del successo.

“Molte persone mi hanno detto che è come se interpretassi me stesso,” racconta Clooney durante la conferenza stampa al Beverly Hills Hotel. “Ma non è così. Io non ho i rimpianti che ha lui. I miei figli mi vogliono bene, ho ottimi rapporti con chi lavora con me. La mia vita è diversa dalla sua. Dai, Jay Kelly è uno stronzo,” scherza l’attore, suscitando le risate dei giornalisti.

Il film: un altro ciak per cambiare la vita

Il film si apre con una scena simbolica: Jay Kelly muore sul set, ferito e accasciato contro un palo, mentre un’insegna al neon della Pepsi illumina la notte. Dopo il ciak, chiede di rifare la scena, “per migliorarla”.
Una battuta che diventa il cuore della storia: il desiderio di un secondo ciak nella vita, la possibilità di rimediare agli errori, di restare accanto alle persone che contano.

Nel corso del film, Kelly si rende conto che avrebbe potuto ascoltare gli amici, passare più tempo con le figlie, dedicare meno energie all’ego e alla carriera.
Clooney descrive il personaggio come “una sorta di Frankenstein moderno”:

“Jay Kelly passa la vita a distruggere beatamente quella degli altri, li usa o li ignora. Ma volevo renderlo reale, simpatico nonostante tutto. Di questo si è occupata la sceneggiatura di Baumbach ed Emily Mortimer, che nel film interpreta anche la sua truccatrice personale.

Noah Baumbach: “La vita non prevede altri ciak”

A spiegare la filosofia dietro il film è lo stesso Noah Baumbach, regista e co-sceneggiatore:

“Ognuno di noi, da giovane, pensa di avere tutto il tempo del mondo. Facciamo scelte convinti che ci sarà sempre un’altra occasione. Jay Kelly parla del momento in cui capiamo che non è così. Che nella vita è buona la prima: non ci sono altri ciak.”

Il protagonista affronta questa consapevolezza in modo doloroso e imprevedibile, mentre attorno a lui ruotano figure chiave del mondo dello spettacolo: lo storico manager Ron (interpretato da Adam Sandler), la spietata addetta stampa Liz (Laura Dern) e gli altri satelliti del suo universo di gloria e solitudine.
Abbandonato da tutti, Jay si ritrova solo nella campagna toscana, a inseguire i ricordi di un padre distante e delle figlie che non vogliono più saperne di lui.

Clooney tra realtà e finzione: “Io sono stato fortunato”

Seduto in conferenza stampa, Clooney riflette con serenità sulla propria vita e carriera, prendendo le distanze dal personaggio che interpreta:

“Da giovane tagliavo tabacco per tre dollari l’ora. Quando sentivo attori lamentarsi, pensavo: ma vaffanculo, lo vedi cosa sto facendo io? Nella mia vita sono stato fortunato. Ho 64 anni e ancora mi regalano ruoli così. Certo, con l’età ci sono limiti, ma è sempre meglio che tagliare tabacco.”

Con la sua consueta ironia e umanità, George Clooney firma così una delle interpretazioni più mature e introspettive della sua carriera, in un film che riflette sulla fama, i rimpianti e la possibilità — o l’impossibilità — di riscrivere la propria storia.